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Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl avevano salutato con soddisfazione la convocazione al ministero della Salute del Tavolo di confronto per il rinnovo del contratto Sanità Privata e Rsa. Confidavano che potesse portare ad una apertura del confronto reale. Purtroppo, non è stato così.
Spiegano le ragioni della delusione in una nota unitaria i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi: “L’incontro odierno presso il ministero della Salute si è concluso con esito negativo. Nonostante la convocazione positiva e l’impegno di mediazione da parte del ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni, non abbiamo registrato alcuna reale volontà delle parti datoriali di aprire concretamente la stagione dei rinnovi. È una situazione inaccettabile: non siamo più disposti a tollerare ulteriori attese e rinvii sulla pelle di chi garantisce la salute pubblica. Pertanto, confermiamo e rilanciamo lo sciopero nazionale del settore per il prossimo 17 aprile”.
Stiamo parlando del destino di oltre 300mila lavoratori e lavoratrici che ogni giorno assicurano la resilienza del Servizio sanitario nazionale e garantiscono i livelli essenziali di assistenza al pari dei colleghi del pubblico. Eppure, i loro contratti sono fermi da 8 e 10 anni e il differenziale salariale tra pubblico e privato è considerevole, tanto più che parliamo di salari tutt’altro che alti. Qualche esempio? Un infermiere percepisce circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica che, dopo il rinnovo del contratto 2022-2024, riceveranno ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027.
Questo divario sta generando una fuga di personale e a pagarne le conseguenze sono le persone più fragili, quelle ricoverate nelle strutture private convenzionate e nelle Rsa che vedono depauperare la qualità dei servizi. È una condizione divenuta insostenibile che sta danneggiando prima di tutto l’utenza più esposta. Eppure, anche oggi Aris e Aiop hanno continuato a sottrarsi alle proprie responsabilità pretendendo che le risorse per i rinnovi contrattuali siano preventivamente garantite da Stato e Regioni.
Per questo, i sindacati ribadiscono la necessità di regole ferree: “Abbiamo chiesto al ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un nuovo sistema di accreditamento che sia indissolubilmente vincolato all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. La vigenza del Ccnl non può accumulare questa enorme distanza dal settore pubblico: chi effettua un servizio pubblico deve avere pari dignità salariale e normativa. Non accettiamo alcuna disparità di trattamento”.
È inevitabile, dunque che “la mobilitazione prosegua ora senza sosta in tutti i territori – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Intensificheremo le richieste di ispezioni nelle strutture e il 17 aprile porteremo la voce della sanità privata in piazza a Roma: la tutela della salute dei cittadini passa necessariamente attraverso il rispetto del lavoro e il rinnovo dei diritti di chi se ne prende cura”.
























