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Chiude il punto nascita a Pantelleria: amministrazione in sciopero della fame

Chiude il punto nascita a Pantelleria: amministrazione in sciopero della fame
Patrizia Pallara
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A causa dei tagli alla sanità l'isola a contagi zero deve mandare partorienti e malati oncologici all'ospedale di Trapani, dove i pazienti rischiano di contrarre il virus

In Italia esistono dei territori senza contagio. Uno di questi è Pantelleria, meravigliosa isola a sud ovest della Sicilia dove il virus per fortuna non è arrivato. Vantaggi dell’essere isolati, del vivere molto lontani dalla terraferma. Qui c’è un ospedale, il Nagar, dotato di attrezzature incredibilmente moderne (in parte donate dai privati), che nel corso del tempo è stato depotenziato. C’è un pronto soccorso, attivo per le emergenze. E c’è un centro nascite, anche questo perfettamente funzionante, chiuso dalla burocrazia, ma aperto solo per le urgenze. Per il resto, e cioè per i parti programmati e per quelli naturali dei quali si può prevedere l’iter, le donne devono andare sulla terraferma (a proprie spese, rimborsate chissà quando dalla Regione) a partire dalle alla 37esima settimana.

Come è accaduto a Marta Brignone, che si è trasferita a Trapani il 12 marzo, è entrata in ospedale il 28 marzo, quando ha dato alla luce un bel bambino, Giuseppe, senza la vicinanza né il sostegno di nessuno, del compagno Tony, della mamma, del papà. Da sola, a causa dell’isolamento per il contenimento del Coronavirus, lontana dalla sua terra e dalla sua gente, dove tutti si conoscono e si aiutano, e con la paura di essere contagiata. A maggio sono previste altre otto nascite, un vero record per l’isola che conta 7.500 abitanti in questo periodo dell’anno. Due parti avverranno sulla terraferma per esigenze mediche, ma gli altri sei potrebbero benissimo essere fatti a Pantelleria. Peccato che l’ottusità della politica e i tagli alla sanità lo impediscano. Non la struttura, che esiste, non le attrezzature che ci sono, non il personale medico, ostetriche e ginecologo, che sono in forza sull’isola. 

Per protesta, il sindaco Vincenzo Campo, il vice sindaco Maurizio Caldo, e il presidente del consiglio comunale Erik Vallini hanno iniziato lo sciopero della fame a oltranza. “Pantelleria sta combattendo due battaglie - spiega il sindaco - una contro il Coronavirus, come tutta Italia, per tenerlo lontano dalle coste, e un’altra per assicurare la possibilità di partorire senza rischio contagio alle partorienti. La situazione è paradossale: il punto nascita è rimasto aperto in deroga fino al 28 febbraio, poi in piena emergenza Covid-19, dal 1 marzo è scattata la chiusura. Quali sono i motivi? Solo ed esclusivamente economici. Ma la salute è libertà e non può essere il vil denaro a infliggere a una comunità disagi così grandi”. 

Analoga sorte tocca ai malati oncologici che devono fare le terapie in terraferma. Questi pazienti, più fragili, così come le gestanti non corrono solo un pericolo di contagio per sé stessi, ma nel tornare a Pantelleria rischiano di portare anche il virus. Senza contare che gli spostamenti da e per la Sicilia sono diventati una vera odissea: soppresso il volo diretto su Trapani, rimangono il collegamento aereo su Palermo, con scalo a Lampedusa, e la nave, una notte intera di viaggio. 

A nulla sono valse lettere, proteste, petizioni popolari - aggiunge il sindaco -. L’assessore regionale Ruggero Razza non si è nemmeno degnato di risponderci: noi panteschi non sembriamo meritare neppure una risposta. Ci trattano come una comunità di serie C. Continueremo lo sciopero della fame finché l’assessore non ci darà garanzie sulla riapertura del punto nascita dell’ospedale Nagar. Abbiamo fatto sacrifici enormi per preservare l’isola dai contagi e siamo costretti a inviare i nostri concittadini più fragili in territori con il virus, mettendoli a rischio e mettendo a rischio l’isola stessa. Un contagio qui, con un ospedale praticamente vuoto e a 120 chilometri dalla terraferma, significherebbe una strage”.