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Quanto accaduto in Venezuela con l’intervento militare Usa ed il rapimento (non saprei come definirlo) del presidente Maduro e della moglie, è una palese ed ingiustificabile violazione della Carta delle Nazioni Unite e di tutto il sistema del diritto internazionale che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi siamo riusciti a costruire per eliminare guerre ed operazioni di giustizia sommaria tipica del medio evo e del filone cinematografico western americano.
Purtroppo, dalle prime reazioni delle cancellerie, e dalle sedi governative ascoltiamo dichiarazioni che, anziché esprimere preoccupazione per le conseguenze di una gravissima violazione della sovranità di un paese membro delle Nazioni Unite, senza avere alcun mandato internazionale, assistiamo ancora una volta al tentativo di affermare il bisogno di una politica fondata sulla forza, efficace, priva di limiti giuridici, concreta, più realista del re, che mette in soffitta il sistema Onu ed il diritto internazionale.
Per cui, come fu per Israele nella risposta all’atto terroristico di Hamas, si ammonì Netaniahu di aver esagerato un po’, ma tutto sommato, va bene così. Per non dire dei bombardamenti all’Iran e degli omicidi mirati in Siria, in Katar, e per ultimo il bombardamento via mare in Nigeria, tutti atti che, se visti dal diritto internazionale non sono ammissibili e giustificabili, mentre, se visti dalla “politica del più forte”, trovano sempre una giustificazione, ed esaltano protagonisti ed alleati.
Ma, se ad usare questa logica sono gli altri, cosa succede? Come la mettiamo? Putin non sta facendo la stessa cosa? Come si può negare alla Jihad, ad Hamas e ad altri gruppi armati di combattere con le armi, con ogni mezzo a loro disposizione, l’oppressore o il regime di turno? Ha quindi sbagliato Ochalan a dissolvere il Pkk e dire fine alla lotta armata? Sbagliano i Saharawi a resistere all’uso delle armi per ottenere il proprio diritto di autodeterminazione passando per il diritto internazionale?
Dire che il diritto internazionale è un mito o che è carta straccia, sono posizioni semplicemente irresponsabili, che non possono appartenere a rappresentanti delle istituzioni democratiche che hanno giurato sulla costituzione e che hanno l’obbligo, in quanto rappresentanti di stati che appartengono all’Organizzazione delle Nazioni Unite, di rispettare e far rispettare il diritto internazionale.
Come è possibile ancora oggi non avere la consapevolezza che la Carta delle Nazioni Unite, approvata nell’agosto del 1945 dagli stati liberi ed indipendenti, per costruire un’entità sovranazionale garante della sicurezza, della pace e per il benessere per tutta l’umanità, attraverso la costruzione di un sistema di regole, norme ed accordi la cui implementazione e rispetto fu ed è, a tutt’oggi, affidata agli stessi stati, è la costituzione universale, che sta sopra le costituzioni nazionali.
Non riconoscere questa condizione è un allarme che ci deve scuotere da capo a piedi se vogliamo difendere democrazia, diritti, libertà ed il futuro dell’umanità. Questo è il vero problema che dobbiamo affrontare e non discutere se è giustificabile, più o meno, risolvere crisi, conflitti, ingiustizie cambi di regime con interventi militari o blitz spettacolari, là dove lo stato di turno, o un solo Re, decida che sia giusto fare così.
Sergio Bassoli, coordinatore dell'esecutivo Rete Pace Disarmo




























