PHOTO
Sono passate poche ore da quando il presidente Sergio Mattarella affermava nel messaggio a reti unificate: “Il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte. La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Nell’attacco Usa al Venezuela c’è l’inveramento delle affermazioni del presidente della Repubblica. E c’è di più. Secondo Marina Castellaneta, docente di diritto internazionale all’Università di Bari, non solo c’è la violazione del diritto internazionale ma “oggi le due superpotenze sono alleate nella distruzione del diritto internazionale”.
Come si può definire quello che è successo a Caracas?
È una flagrante violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. Hanno violato l’articolo 2 paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite. È un salto in negativo di qualità nelle violazioni del diritto internazionale, perché si rende evidente un uso sfrenato del potere da parte dell’amministrazione statunitense, che non soltanto ha colpito, ha usato la forza contro un Paese sovrano, ma per di più ha sequestrato il capo di Stato e lo hanno portato negli Stati Uniti. Quindi siamo sicuramente in presenza di una violazione del divieto dell’uso della forza, del divieto di non ingerenza negli affari interni. Insomma, le violazioni sono fragranti e manifeste, davvero molto gravi proprio perché non rispettano minimamente la sovranità dello Stato. E, al netto di tutte le atrocità eventualmente commesse da Maduro che naturalmente vanno condannate, i modi per punire gli autori di crimini non sono questi.
Che differenza c’è, sempre dal punto di vista del diritto internazionale, tra l’invasione di Putin in Ucraina e questo attacco di Trump in Venezuela?
Sostanzialmente nessuna, probabilmente è diverso il fine, l’obiettivo dell’aggressione della Russia all’Ucraina è l’acquisizione territoriale mentre quella con l’uso della forza da parte degli Stati Uniti al Venezuela non ha come scopo un’acquisizione territoriale ma è l’imposizione di chi deve governare quel paese. In ogni caso, sono tutte e due delle violazioni, sono crimini perché si tratta appunto di aggressioni in contrasto con il diritto internazionale.
Il motivo dell’attacco sarebbe quello di colpire il narcotraffico internazionale e il terrorismo, ma questi sono crimini che possono essere giudicati da un tribunale nazionale? Non bisognerebbe fare ricorso al tribunale internazionale?
È possibile che uno stato eserciti per alcuni crimini anche la giurisdizione universale.
Anche nei confronti di un capo di Stato?
La questione è un po’ discutibile, alcuni sostengono che nei confronti di capi di stato viga il principio dell’immunità fino a quando sono in carica, altri ritengono che rispetto ad alcuni crimini questo principio verrebbe meno. Credo però che il punto importante sia proprio quello che tutto diventa illegittimo, anche qualora si sostenesse che si può giudicare un capo di stato estero, per le modalità con le quali è stato effettuato l’arresto. In realtà non si tratta di arresto ma di sequestro, e quindi naturalmente questo rende in qualsiasi tribunale tutto illegittimo. Ripeto, gli Stati Uniti hanno una legislazione interna che permette l’esercizio di una giurisdizione “universale” nel caso di alcuni reati, come terrorismo o narcotraffico. Ma ciò che è profondamente illegittimo è proprio la modalità con la quale è stato sequestrato Maduro.
Professoressa, se mettiamo insieme l’attacco russo all’Ucraina, quanto sta accadendo e continua ad accadere in Medio Oriente tra Israele e Palestina, e oggi l’aggressione degli Stati Uniti al Venezuela, il diritto internazionale come sta?
Sta proprio male. Anche perché coloro che rispettano lo stato di diritto, faccio riferimento all’Unione Europea e ai paesi europei, rispetto a quanto sta accadendo hanno delle reazioni piuttosto singolari. Nel caso dell’Ucraina, correttamente, hanno condannato la Russia per l’aggressione. In questo caso le prime reazioni sono state molto tenui. Si afferma che occorre tenere sotto controllo la situazione e si chiede il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, però non si parla espressamente di una flagrante violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. D’altra parte se si legge il documento National Security Strategy degli Usa, quello approvato e reso pubblico nel dicembre 2025, ci si rende conto che si sta attuando quanto lì c’era scritto, anche il cosiddetto corollario Trump alla dottrina Monroe. Quella dell’altra notte non è una mossa avventata ma l’esito di una strategia precisa.
Ma il mondo a questo punto è più sicuro o più insicuro? Insomma, “80 anni di pace”, sono stati garantiti proprio dall’affermarsi del diritto internazionale nazionale.
Il mondo è una polveriera perché c’è una grande violazione del diritto internazionale, attuata proprio degli stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mi riferisco in particolare a Stati Uniti e Russia. Anche in passato ci sono state delle violazioni, ma non di questa portata e non di paesi così “rilevanti”. Negli ultimi anni, si assiste a una accettazione della violazione del divieto dell’uso della forza. Questo è il punto vero, è passato il concetto che il divieto dell’uso della forza non è più un divieto così intangibile come lo era fino a qualche anno fa. E le reazioni internazionali alle violazioni, soprattutto in quest’ultimo caso, sono veramente molto tenui. Insomma, quasi rimpiangiamo il periodo della guerra fredda dove almeno c'’ra un equilibrio fra le due superpotenze. Oggi, invece, le due superpotenze sono alleate nella distruzione del diritto internazionale.

























