Se mettiamo da parte (ma è impossibile farlo) la misura più razzista tra i provvedimenti adottati da Donald Trump, ossia l’avere sguinzagliato le squadracce Ice in tutti gli Stati Uniti, quali altri provvedimenti a danno delle minoranze potremmo elencare? Ce ne sono almeno sei. Li segnalano in un utile approfondimento due ricercatori dell’Economic Policy Institute, Ismael Cid-Martinez e Valerie Wilson.

Trump – osservano i due analisti – sta demolendo le conquiste di Martin Luther King e del movimento per i diritti civili. Una mobilitazione che sessant’anni fa portò a una stagione legislativa di portata storica, quando il Congresso varò misure volte a contrastare “le oppressive eredità della schiavitù, del sistema delle leggi Jim Crow (le normative razziste negli Stati del Sud, ndr) e delle molteplici forme di discriminazione razziale radicate nella società statunitense”.

Gli Stati Uniti, ricordano i ricercatori Epi, “abolirono formalmente la segregazione razziale, vietarono la discriminazione nei luoghi di lavoro e nell’accesso all’alloggio e rimossero gli ostacoli giuridici alla registrazione degli elettori, sfidando secoli di sistematica negazione dei diritti umani e civili fondamentali delle persone di colore”. Ma gli americani del terzo millennio stanno imparando che quei diritti non erano intangibili.

Discriminare sui luoghi di lavoro diventa più facile

Ecco la prima misura segnalata dall’Epi: Trump ha aperto la strada alla discriminazione razziale da parte dei datori di lavoro. L’ha fatto in due modi. Primo, compromettendo l’efficacia della Equal Employment Opportunity Commission (Eeoc) nell’applicazione del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 a tutela dei lavoratori storicamente emarginati. Secondo, svuotando l’Office of Federal Contract Compliance Programs (Ofccp).

La Eeoc è la commissione bipartisan incaricata di far rispettare le leggi federali contro la discriminazione sul lavoro. L’amministrazione Trump - evidenzia l’Epi - ha intrapreso una serie di azioni che ne hanno compromesso gravemente l’operatività, ricorrendo a licenziamenti di dubbia legittimità giuridica e avanzando proposte di modifica dei sistemi di raccolta dati, strumenti cruciali per l’attività di applicazione e vigilanza della commissione.

L’amministrazione Trump, inoltre, ha drasticamente smantellato l’Ofccp, l’ente che da sempre garantiva che le imprese con contratti federali rispettassero le leggi sulle pari opportunità di lavoro, scoraggiando schemi di discriminazione razziale o di genere nell’occupazione e nelle retribuzioni. Questo processo ha reso, di fatto, inapplicabili le norme sulla parità di trattamento per l’intera forza lavoro civile impegnata negli appalti federali.

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L’equo accesso all’istruzione non è più garantito

L’amministrazione Trump – prosegue l’analisi dei ricercatori Epi – ha poi sabotato “l’accesso equo all’istruzione smantellando il Dipartimento dell’istruzione e promuovendo politiche che rischiano di ridurre la diversità nell’istruzione superiore”. Questo è un terreno di scontro centrale. L’agenda Trump sta schierando il Dipartimento dell’istruzione in una guerra alla cosiddetta “wokeness”, col contemporaneo smantellamento delle iniziative in materia di diversità, equità, inclusione e accessibilità (Deia). “L’amministrazione – ricorda l’Epi - ha inoltre preso di mira gli studenti nati all’estero, proponendo restrizioni che impediscono agli studenti con visto di iscriversi a università come Harvard o addirittura di entrare nel territorio statunitense”.

Queste politiche anti-equità si sono estese ben oltre l’ambito scolastico – riassumono gli analisti autori dell’approfondimento - limitando la capacità delle agenzie federali di tutelare i diritti civili e di promuovere la Deia.

Le imprese delle minoranze non sono più tutelate

Un altro provvedimento razzista è il colpo dato alla Minority Business Development Agency (Mbda), un’agenzia di sviluppo economico creata nel 1969 per aiutare le imprese di proprietà delle minoranze a superare discriminazioni sociali, economiche e legali. L’Epi parla di “eliminazione di fatto” di questo ente. Trump l’ha ridotto ai minimi termini, provando prima ad abrogarlo con un ordine esecutivo, e poi tagliando il personale e cessando i finanziamenti. Solo l’opposizione di alcuni Stati e le ordinanze dei giudici hanno rallentato questo “omicidio” istituzionale. La Mbda sarebbe chiamata a gestire una rete di centri e programmi di assistenza tecnica che supportano le imprese di proprietà delle minoranze offrendo strumenti per accedere al capitale, ottenere contratti e sviluppare strategie di espansione verso nuovi mercati. Tutto ciò adesso sarà molto più complicato.

Falcidiato il programma di assistenza alimentare

L’analisi dell’Epi prosegue: il Congresso a maggioranza repubblicana ha decurtato la spesa per il Supplemental Nutrition Assistance Program (Snap). Si tratta di “una riduzione di 230 miliardi di dollari della spesa per le zone rurali nei prossimi dieci anni. Tali riduzioni comporterebbero quasi certamente tagli alla spesa per la nutrizione, colpendo il più grande programma di assistenza alimentare del Paese, gestito dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti”. Si tratta di “tagli estremi” che espongono “le famiglie economicamente vulnerabili a difficoltà ancora maggiori”.

L’Epi ricorda che Snap “integra il bilancio alimentare delle famiglie a basso reddito consentendo l’accesso a cibi essenziali e salutari. Nel dicembre 2024, il programma contava oltre 42 milioni di beneficiari”. I tagli colpiranno “in modo sproporzionato le famiglie di colore. Alla fine del 2024, oltre 22 milioni di famiglie partecipavano al programma; tra il 2019 e il 2023, più di una famiglia su dieci vi ha fatto ricorso”. Aggiungono i ricercatori: “Più di una famiglia su cinque tra quelle nere, nativo-americane, nativi dell’Alaska, nativi hawaiani e di altre isole del Pacifico ha fatto affidamento sul programma nello stesso periodo”.

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Medicaid nel mirino

Trump ha inferto un altro colpo al benessere delle minoranze riducendo i finanziamenti a Medicaid e al Children’s Health Insurance Program (Chip), programmi che garantiscono l’accesso alle cure sanitarie a migliaia di famiglie e bambini. Medicaid, in particolare, assicura la copertura sanitaria a numerose famiglie a basso reddito. “I lavoratori di colore e le loro famiglie sono particolarmente esposti a tali riduzioni a causa delle disuguaglianze strutturali che li rendono sovrarappresentati tra le famiglie a basso reddito”, precisa l’Epi.

Tagli alla sanità = equità sanitaria addio

Secondo l’Epi, Trump sta “preparando il terreno per una futura crisi sanitaria” negli Usa: “L’amministrazione sta smantellando in tempo reale l’infrastruttura sanitaria pubblica degli Stati Uniti, ponendo le basi per la prossima emergenza”. Gli analisti dell’istituto di ricerca calcolano che il Dipartimento della salute sia destinato a subire una riduzione del personale da 82 mila a 62 mila unità, pari a un taglio di quasi il 25%, oltre a una drastica diminuzione delle spese per i contratti.

Tra le funzioni più colpite ci sono quelle curate dai Centers for Disease Control (Cdc) e dai National Institutes of Health (Nih) – evidenzia l’Epi -, ossia gli istituti che studiano le cause e le conseguenze delle disparità razziali in ambito sanitario, e che avevano compiuto “progressi significativi nell’analisi delle disuguaglianze sanitarie e nelle strategie per colmare i divari persistenti”. Grazie al lavoro di ricerca di questi centri si sa molto di più sull’impatto del Covid-19 sulle comunità nere e ispaniche. “Il fatto che questi programmi e le relative attività di ricerca siano oggetto di tagli dimostra in modo inequivocabile come l’amministrazione Trump svaluti la salute delle popolazioni minoritarie”, concludono i ricercatori dell’Epi.