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Il messaggio è netto: i servizi della pubblica amministrazione rischiano la desertificazione con la conseguenza inevitabile della fine dell’universalità dei diritti. Cosa succede? In 10 anni ben 700mila lavoratrici e lavoratori andranno in pensione e non sono previste nuove assunzioni. Sono medici, infermieri, assistenti sociali, addetti ai servizi alla persona e amministrativi.
La Fp Cgil lancia l’allarme: “Non c’è più tempo”, allarme che diventa anche il titolo del sit-in che si terrà martedì 3 febbraio alle ore 15 a Roma, in piazza Vidoni, promosso – appunto - da Fp Cgil per sollecitare il governo a “stabilizzare tutte le precarie e i precari della Pubblica amministrazione, prorogare e scorrere le graduatorie e prevedere nuove assunzioni attraverso un Piano straordinario per l’occupazione pubblica”. All’iniziativa parteciperà il segretario generale della categoria Federico Bozzanca.
“Nelle amministrazioni pubbliche in dieci anni ci saranno pensionamenti per oltre 700.000 lavoratrici e lavoratori, nel frattempo si mandano a casa i precari, si lasciano scadere le graduatorie pubbliche e non si programmano nuove assunzioni per adeguare gli organici ai reali fabbisogni di personale. Affrontare l’emergenza della desertificazione delle amministrazioni pubbliche – scrive Fp Cgil - deve essere una priorità. Se non si agirà il rischio sarà l’inesorabile smantellamento del sistema pubblico e la fine dell’universalità dell’accesso ai diritti”.
Come fare per evitare la fine dei diritti e dei servizi pubblici? È presto detto: occorrono risorse per finanziare le assunzioni. Per questo la categoria della Cgil che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori pubblici ha proposto a tutti i gruppi parlamentari, in occasione della discussione sulla conversione in legge del dl milleproroghe alla Camera, degli emendamenti per finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica garantendo la proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei precari di tutta la Pa, il finanziamento delle procedure di stabilizzazione con risorse dal bilancio dello Stato, la proroga della validità delle graduatorie pubbliche in scadenza, il ripristino di quelle appena scadute e il finanziamento degli scorrimenti per assumere il personale, cancellando l’assurda norma che limita al 20% degli idonei il collocamento in graduatoria.






















