Come ha visto praticamente tutto il mondo, i Golden Globes 2026 si sono trasformati in molto più di una celebrazione dello spettacolo: la tradizionale cerimonia è diventata un gesto collettivo di dissenso, ossia un palcoscenico globale usato dagli artisti per denunciare violenze, abusi di potere e derive politiche nell’America di Trump. Non è la prima volta, ma adesso suona particolarmente significativa: Hollywood ha scelto di esporsi apertamente, usando proprio il red carpet come spazio di resistenza civile. Importante proprio perché arriva da figure di spicco, molti attori e attrici, con visibilità globale.

Le spille Anti Ice per Renee

Il simbolo più evidente della protesta è stato l’uso delle spille Anti Ice, bianche e nere, con slogan come “Be Good” e “Ice Out”. La scelta ha posto con forza il tema dell’Immigration and Customs Enforcement all’interno della serata, cioè il duro controllo dell’immigrazione e delle frontiere. Le spille rendevano omaggio a Renee Good, uccisa a Minneapolis proprio da un agente dell’Ice, trasformando il ricordo di una vittima in un’accusa diretta all’inaccettabile politica sui migranti dell’amministrazione Trump.

La protesta delle star in diretta

Mark Ruffalo, Wanda Sykes e Natasha Lyonne hanno indossato le spille davanti ai fotografi, mentre Jean Smart e Ariana Grande le hanno mostrate dopo essere entrate in sala. Ma poco cambia. La spilla “Be Good” ha ricordato anche Keith Porter, ucciso da un agente Ice fuori servizio nella notte di Capodanno. Il momento più simbolico è stato forse quando Jean Smart ha ritirato il premio come migliore attrice delle serie comedy con la spilla in evidenza; una protesta silenziosa ma chiara che ha catturato gli occhi di milioni e milioni di spettatori. Ovviamente, trattandosi di diretta, la CBS che la trasmette non aveva modo per edulcorare la questione.

Gli organizzatori: abbiamo bisogno dei nostri artisti

A illustrare il senso dell’iniziativa è stata poi Nelini Stamp, attivista di Working Families Power, una delle organizzatrici delle spille Anti Ice. “Abbiamo bisogno che ogni parte della società civile alzi la voce – queste le sue parole –. Abbiamo bisogno dei nostri artisti, dei nostri intrattenitori e di chi riflette la società”.

De Niro: Trump è un pericolo per gli Stati Uniti

Ormai è chiaro: Hollywood ha un conto aperto con Donald Trump e ha deciso di opporsi quotidianamente a cosa sta diventando l’America, tra violenza interna, persecuzioni dei migranti e interventi militari. Negli scorsi giorni si è schierato, per l’ennesima volta, Robert De Niro in un’intervista a a MSNBC: “Trump è un pericolo per gi Stati Uniti – ha detto -. Non capisce nulla dell’umanità e delle persone. Non ha empatia. Non so cosa sia, è come un alieno e vuole fare del male a questo Paese”. Più chiaro di così…

La morte di Rob Reiner e la vergogna

Il punto più basso, probabilmente, si è toccato dopo la scomparsa di Rob Reiner. Il regista di Harry, ti presento Sally è mancato in circostanze drammatiche insieme alla moglie lo scorso 14 dicembre. Pubbliche e cristalline erano le sue posizioni anti-trumpiane, la visione progressista e democratica.

Al contrario, vergognoso e disumano è stato il commento del presidente: per Trump la sua morte “è dovuta a quanto pare alla rabbia che provocava negli altri, essendo afflitto da una forma incurabile di una malattia mentale conosciuta come sindrome da impazzimento per Trump”. Subito i protagonisti di Hollywood hanno reagito, ancora una volta condannando The Donald, culminando nel tweet di Morgan Freeman che lasciamo qui sotto senza commenti.

Insomma, dalle spille Anti Ice alle parole di De Niro, la Mecca del cinema nel 2026 si rifiuta di essere solo il regno dell’intrattenimento: usa il suo potere e la visibilità come strumenti di denuncia e conflitto anti-Trump, per ribadire a ogni occasione che questa America oggi non piace. E la mobilitazione continua.