Il ministro dell’Interno Matto Piantedosi, durante una recente iniziativa della Lega, ha dichiarato che in Italia si registra un calo significativo degli arrivi di migranti, a sua detta dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo stesso Piantedosi non ha mancato di definire questo risultato un “grande successo” nella gestione dei flussi.

Non ha tutti i torti. In effetti, secondo il “cruscotto” del suo ministero, dal primo al 28 gennaio 2026, i migranti arrivati sulle coste italiane sono stati 1.356. Lo scorso anno durante lo stesso periodo erano stati 3.354. Di conseguenza, di sbarchi nell'informazione ufficiale, si parla sempre meno. C'è un problema, pero. Perché si parla sempre meno anche di naufragi. Ma, a guardar bene, nello stesso periodo a cui fa riferimento il ministro Piantedosi, la conta dei migranti morti in mare pare un bollettino di guerra.

Onde di 7 metri

Nei giorni più duri dell'uragano Harry, la settimana che va dal 14 al 21 gennaio, con venti di oltre 100 km/h e onde superiori ai 7 metri, è arrivato un messaggio Inmarsat diffuso dal Centro nazionale di coordinamento del Soccorso marittimo di Roma che segnalava almeno otto imbarcazioni salpate dal porto tunisino di Sfax. Delle persone a bordo non c'è stata per giorni nessuna traccia.

Le barche si trovavano lungo la rotta Tunisia-Lampedusa, nel pieno del ciclone. Un solo barcone è arrivato a Lampedusa lo scorso 22 gennaio, con un migrante già morto a bordo. Due gemelline di pochi mesi sono morte annegate in mare. Da Malta poi è arrivata la notizia di un unico sopravvissuto salvato da una nave commerciale, che ha parato di almeno 50 dispersi. Da Tobruk, in Libia, è stato poi comunicato un naufragio con circa 51 persone disperse.

Sos Mediterranee (Sos Mediterranee)

Harry ha fatto strage

Il bilancio ufficiale parla di 380 persone sparite in mare dopo la tempesta ma potrebbero essere mille le persone affogate in mare durante il ciclone Harry, secondo Mediterranea Saving Humans. “Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito - denuncia la ong -, che rilancia le nuove testimonianze e i nuovi elementi raccolti negli ultimi giorni dai Refugees in Libia e Tunisia".

Secondo le testimonianze raccolte, infatti, “dal 15 gennaio in poi, di fronte a una pressione crescente da parte dei militari tunisini con rastrellamenti e devastazioni negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax e un allentamento dei controlli sulle spiagge, diversi convogli sono partiti da diversi punti costieri. Si dice che un solo trafficante, conosciuto localmente come Mohamed ’Mauritania’, abbia spinto cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le 50 e le 55 persone”.

Gennaio nero

Per farsi un'idea di quello che è accaduto negli ultimi 30 giorni nel Mediterraneo, però, la strada migliore è quella di tracciare giorno dopo giorno, gli sos ricevuti da Alarm Phone. Si tratta di una rete di attivisti in Europa e Nord Africa, che 2014 ha creato un numero di emergenza auto-organizzato per migranti in difficoltà. L'obiettivo è offrire una più ampia visibilità alla richiesta di soccorsi, documentando la situazione, informando le guardie costiere e, quando necessario, mobilitando ulteriori possibilità di soccorso.

Sos Mediterranee (Sos Mediterranee)

Ebbene, gennaio 2026 si apre con una sparizione. Il 2 Alarm Phone lancia l’allerta per un barcone con 18 persone partito da Algeri e diretto verso la Spagna. Nei giorni successivi non emergono operazioni di ricerca e soccorso. Il 5 gennaio viene confermato che dell’imbarcazione non c’è alcuna traccia . Lo stesso giorno si registra invece uno dei pochi casi di intervento tempestivo. Dopo l'allarme, la Ocean Viking, nave di Sos Mediterranee, riceve la segnalazione di circa 60 persone su un gommone, ne evacua 33 precedentemente soccorse dal mercantile Maridive 703. I sopravvissuti riferiscono che un altro gruppo, intercettato nello stesso tratto di mare, è stato ricacciato verso la Tunisia. Il soccorso avviene grazie a navi civili; il respingimento, attraverso il coordinamento delle autorità.

Cronologia di una tragedia

L’11 gennaio c'è un’altra sparizione: 27 persone partite il 30 dicembre da Essaouira, in Marocco verso le Canarie. Le autorità vengono informate, ma non risultano operazioni di ricerca efficaci. Il 13 gennaio Alarm Phone segue un barcone con circa 50 persone in grave difficoltà, vicino a Zuwarah, in Libia. Non viene attivata alcuna operazione di soccorso europea. Nello stesso giorno, la cosiddetta Guardia costiera libica comunica di averli intercettati e riportati in Libia. Sempre il 13 gennaio un altro barcone con 88 persone in difficoltà tra Tunisia e Malta. è stato intercettato dalla Guardia costiera libica e ricondotto in Libia. Quattro giorni dopo c'è un altro intervento riuscito, ancora una volta grazie alla Ocean Viking, che evacua 44 persone dal mercantile Sider nella zona Sar maltese.



Il 18 gennaio, Alarm Phone segnala un barcone con circa 45 persone fuggite dalla Libia su una barca di legno. Secondo quanto riportato, Malta e Italia rifiutano di assumere il coordinamento del soccorso. L’esito del caso non viene chiarito pubblicamente. Nello stesso giorno risultano disperse altre 26 persone partite da Boumerdes, in Algeria, il 14 gennaio, e altri due gruppi partiti da Ain Tayah: 11 persone il 12 gennaio e 13 persone il 14 gennaio. In nessuno di questi casi risultano operazioni di ricerca e soccorso.

“Non risultano esiti noti”

Il 20 gennaio Alarm Phone lancia un’allerta per circa 51 persone in mare nel Mediterraneo centrale, fuggite dalla Tunisia, senza una posizione precisa e con condizioni meteorologiche avverse. Italia e Tunisia vengono informate. Non emergono informazioni su un salvataggio o su un’intercettazione. Tra il 22 e il 23 gennaio, si segnalano almeno tre imbarcazioni partite dalla Tunisia nei giorni precedenti, per un totale di circa 150 persone ancora in mare. Le condizioni meteo restano critiche. Anche in questo caso, non risultano esiti noti.

Il 25 gennaio arriva la conferma tardiva. Il solo sopravvissuto a un naufragio nel Mediterraneo centrale soccorso e trasferito a Malta, racconta delle 50 persone morte. Il naufragio emerge solo attraverso la sua testimonianza. Il mese nero si chiude il 28 gennaio con un’ultima segnalazione: 29 persone partite da Orano, in Algeria, il 2 gennaio, risultano disperse tra Algeria e Spagna. Alarm Phone parla apertamente di un altro “naufragio invisibile”.

Un’impennata 

Gennaio mostra dunque un Mediterraneo diviso in tre esiti possibili: chi viene soccorso, quasi sempre grazie all’intervento di navi civili o mercantili; chi viene intercettato e del quale si perdono le tracce in Libia; chi scompare senza lasciare traccia. Il mare nostrum, insomma, continua a essere la rotta migratoria più pericolosa al mondo. Quello che e successo negli ultimi 30 giorni, è infatti la consuetudine ormai, ama con un’accelerata dovuto al ciclone. Solo nel 2025, secondo le stime delle agenzie internazionali, 1.184 persone risultano disperse o decedute. Un numero ampiamente sottostimato a causa dei numerosi ‘naufragi invisibili’. Allo stesso tempo gli arrivi via mare verso l’Italia dal 2015 sono stati quasi un milione, circa 67.000 nel solo 2025. Nello stesso periodo più di 23.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Di loro, non si sa più nulla.

Una coltre di silenzio

“Una grande coltre di silenzio è calata su la questione dei naufraghi e dei morti nel Mediterraneo centrale. Non interessano più a nessuno, non certo alle istituzioni di questo Paese, e al governo, che evidentemente ha la necessità di mostrare quanto funzionino le politiche di esternalizzazione delle frontiere, in particolare degli accordi con Libia e Tunisia”. È il commento di Laura Marmorale, presidente di Mediterranea saving humans, che continua: “La presidente del Consiglio e il Ministro degli Interni dicono che gli sbarchi sono calati di oltre il 20%. Ebbene bisogna chiedersi come sono calati, se mai fosse vero. Sono calati grazie a un numero spropositato di morti nel Mediterraneo centrale, di naufragi fantasma, di imbarcazioni che partono e che non arrivano”.

Laura Marmorale, Mediterranea saving humans 

“A nulla valgono le segnalazioni, le richieste di aiuto dei famigliari delle persone che partono. A nulla valgono gli sos - conclude Marmorale -. Nessuno sdegno suscitano i cadaveri ritrovati in mare, e le testimonianze dei superstiti. Il ciclone Harry si è abbattuto con una devastazione senza pari sulla rotta del Mediterraneo centrale, e oltre mille persone che sono partite non sono mai arrivate. Sono morti, non i dispersi come vuole farci pensare il nostro ministero dell'Interno. Una strage, una tragedia senza fine, che avviene quotidianamente sotto gli occhi di tutti e nel silenzio più totale”.