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Alla fine è arrivata, è la procedura di infrazione contro l’Italia che Bruxelles ha avviato perché da noi il Governo Meloni non ha recepito da Direttiva europea contro le querele temerarie o più precisamente intimidatorie. Certo l’Italia non è la sola a essere in infrazione, sono 13 i paesi verso i quali è stata aperta la procedura, ma noi abbiamo un primato di cui non andare fieri: siamo i primi per querele intimidatorie, e lo siamo per il secondo anno di seguito.
La direttiva anti Slapp
La Direttiva è stata approvata nel 2024, e si intitola: “Sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi (“azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica”). Il testo predispone una serie di strumenti per consentire ai tribunali di archiviare rapidamente i procedimenti contro giornalisti giornaliste e attivisti palesemente infondati.
Non solo, la stessa Direttiva prevede risarcimenti e sanzioni per chi abusa del sistema giudiziario e protegge da sentenze emesse in Paesi terzi. Si capisce bene perché da noi non è stata recepita
In Italia
Nel nostro Paese, come dicevamo, la pratica delle querele temerarie è assai diffusa e sono soprattutto gli attuali governanti ad averne fatto un uso considerevole. Siamo al punto che pende davanti i tribunali una querela della premier Meloni nei confronti di Roberto Saviano, ma anche la ex ministra Santachè ha dato da fare ad avvocati e giudici. E non solo lei.
L’Ordine dei Giornalisti
“In Italia le Slapp, le azioni giudiziarie a carattere intimidatorio, colpiscono in larga misura soprattutto i giornalisti – afferma Carlo Bartoli presidente dell’Odg. –. Lo abbiamo detto chiaramente in tutte le sedi: servono norme che contrastino il fenomeno e che consentano la rapida archiviazione, nonché il risarcimento, a fronte di querele che siano palesemente infondate”.
Occorre mettersi in regola, conclude il presidente: “La Direttiva europea, per cui il nostro Paese adesso è in procedura di infrazione, invita esplicitamente gli Stati ad applicare nella normativa interna i principi di tutela previsti per le azioni giudiziarie transfrontaliere. C’è ancora margine per recuperare e mettere un freno a queste azioni contro i giornalisti.”
Tra intimidazione e censura
La situazione dell’informazione è tale che si rischia il mancato rispetto dell’articolo 21 della Costituzione. Davvero poca la libertà di stampa, basta guardare i canali Rai per rendersene conto. Le querele temerarie diventano, in questo contesto, uno strumento di intimidazione e di autocensura. Perché mica tutti i giornalisti e le giornaliste hanno le spalle larghe di Antonella Napoli, collega espertissima di Africa, direttrice di Focus on Africa, che a seguito di una inchiesta sugli aborti clandestini in provincia di Salerno si porta dietro da ben 27 anni una querela intimidatoria con una richiesta consistente in sede civile. E il protagonista della storia nel frattempo è deceduto. Quanti giovani cronisti, magari precari, ci pensano bene prima di esporti al rischio di finire citati in tribunale? E così, il diritto costituzionale ad essere informati che fine fa?
Proteggere i giornalisti
Un’adeguata normativa contro le Slapp allora, non tutela solo chi produce informazione ma anche chi ne fruisce. A ricordarlo è il presidente del Sindacato dei giornalisti. “L'apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell'Italia sul mancato recepimento della Direttiva Europa contro le querele bavaglio non è una sorpresa. Abbiamo lanciato l'allarme per mesi. Ignorati. Semplicemente perché governo e maggioranza parlamentare non vogliono adeguare l'Italia agli standard europei”. Solo le parole di Vittorio Di Trapani, presidente dell’Fnsi che aggiunge: “È evidente quindi che all'Europa non basterà neanche il ‘recepimento smart’ relativo alle sole querele transfrontaliere. La Commissione europea lo ha detto in tutte le salse, bisogna proteggere i giornalisti anche dalle querele interne".
Che idea di giustizia?
È davvero “bizzarra” l’idea di giustizia che regna tra gli uomini e le donne di destra-centro. Mentre loro raccolgono firme per chiedere la grazia al presidente della Repubblica per chi è condannato in via definitiva per aver rincorso e sparato a due rapinatori, uccidendoli, e al momento non ha ancora scontato nemmeno un giorno di carcere, si utilizzano le querele per limitare il diritto di informare e di essere informati.
Chi paga
Meloni e i suoi ministri e ministre continuano a considerare l’Europa una specie di bancomat: prendono ciò gli piace o conviene, non accettano ciò che invece non gli piace. Peccato che alla fine del procedimento di infrazione l’Europa commina una multa. A rispondere è ancora Di Trapani: “Ora che è chiaro che Governo e maggioranza parlamentare hanno esposto consapevolmente l'Italia a una procedura di infrazione, la domanda è naturale. In caso di multa, chi pagherà? Ancora una volta si scaricherà sui cittadini una scelta irresponsabile del Governo?".






















