Di tutta la nuova legge elettorale passata dalla Camera al Senato, vi è un solo articolo che merita di essere salvato: quello sul voto ai fuorisede. È bene ricordare però che nel testo originario della legge quella norma non compariva, è stata inserita come emendamento dalla maggioranza di destra centro dopo pressioni e polemiche delle associazioni che da anni si battono per il diritto di voto ai fuorisede.

IMAGOECONOMICA
IMAGOECONOMICA
ANNA TESI, UNIONE DEGLI UNIVERSITARI (IMAGOECONOMICA)

“In realtà non è la norma che volevamo, quella il cui testo è depositato in Parlamento da 2022, ma è comunque un passo avanti”. Anna Tesi, dell’Esecutivo nazionale dell’Unione degli universitari, esprime così la sua soddisfazione, moderata. Passo avanti perché se sciaguratamente quella legge dovesse passare anche al Senato, da quel momento si voti per le politiche, le amministrative, le europee o un referendum una parte consistente dei fuori sede potrebbe esercitare il proprio diritto di voto.

“Noi siamo sicuramente soddisfatti del fatto che per la prima volta si sia raggiunta un'unanimità su un tema che la politica ha sempre ignorato”,  aggiunge. Troppi però gli aspetti che lasciano perplessi chi da anni si batte per questo diritto. E pensare che ormai al voto va al massimo la metà di elettrici ed elettori. E quando un gruppo consistente, per altro quasi tutti giovani, spinge per poter esercitare il diritto dovere costituzionale di recarsi alle urne, gli vengono frapposti tanti ostacoli. A cominciare dal fatto che per potersi recare alle urne fuori dal comune di residenza occorre essere domiciliati in altro comune da almeno 9 mesi.

“Questa prescrizione suona veramente come un po' una presa in giro - aggiunge Tesi - 9 mesi sulla vita di una persona sono veramente tanti. Qualche esempio: uno studente al primo anno magari non ce l'ha 9 mesi di domicilio fuorisede, ma anche chi si è spostato da poco, o chi si sposta per un paio di mesi per curarsi. Insomma, il criterio dei 9 mesi non rispecchia per niente la categoria del fuorisede”.

Non solo, come tutti i provvedimenti pensati da governo e maggioranza della prima donna a Palazzo Chigi, è contro le donne. Hanno infatti diritto al voto fuorisede studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, ammalati che si curano lontani da casa ma non i caregiver ovvero quasi sempre le mamme dei bimbi ricoverati. Ma ormai non c’è più da stupirsi: questo Governo è contro le donne, ormai è acclarato.

C’è un altro aspetto della norma che proprio non soddisfa Tesi, quello che prevede che il fuorisede vota per i candidati del collegio di domicilio e non di residenza. “Se io arrivo dalla Calabria a Milano sono costretta a votare per i candidati milanesi e non per quelli del mio collegio”.

Esiste un movimento che di anno in anno si è ingrandito - The  good lobby Italia - e che in occasione del referendum costituzionale sulla giustizia si è molto fatto sentire, è composto da una rete di movimenti e associazioni, sono riusciti pochi mesi fa a depositare in Parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare che ricalca quello depositato dai parlamentari nel 2022, vorrebbero una legge autonoma che prescindesse da questa sciagurata riforma elettorale. E soprattutto avrebbero voluto un tavolo con il Governo e la maggioranza per confrontarsi e esporre quanto già fatto. Ma niente come al solito il confronto con le parti sociali e aborrito da premier e ministri.

Non si danno per vinti, però. Anna Tesi infatti afferma: “Noi continueremo a batterci per una norma autonoma e completa. Si può copiare dalle proposte di legge depositate in Parlamento, ma anche da quanto fanno negli altri paesi europei, visto che noi siamo rimasti gli ultimi insieme a Cipro e Malta a non avere ancora una norma che consenta ai fuori sede di votare”.