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Difficile trovare le parole per descrivere il disastro umano che sta accadendo nella Striscia di Gaza nel silenzio e nell'ipocrisia di Stati e governi. Assistiamo attoniti alla carneficina quotidiana che dura da quasi due anni. Lo certificano le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali umanitarie, ma non è sufficiente ad imporre il rispetto del diritto umanitario ed internazionale. Gli stati ed i governi soccombono alla legge del più forte. Prevalgono interessi ed alleanze per affermare una egemonia politica, culturale ed economica, sulle norme e sui diritti universali.
Rispondere con la nonviolenza
Questo è il contesto. Questa è la realtà alla quale dobbiamo rispondere con la nonviolenza, con la forza del diritto, con la solidarietà e con la ricerca della pace giusta e della sicurezza comune. Dimostrare che esiste un'altra comunità , ancorata a valori e principi universali che non possono essere merce di scambio od oggetto di speculazioni e opportunismi di bandiera, che il valore della vita ed il rispetto dei diritti umani sono la base della convivenza e della soluzione dei conflitti. Questa è la forza del diritto . Questa è la politica di pace e di sicurezza comune.
La più orribile crisi umanitaria
Come abbiamo condannato immediatamente l’invasione della Russia all’Ucraina ed attivato la solidarietà con la popolazione ucraina, in ugual modo abbiamo condannato l’azione terroristica di Hamas, chiedendo una risposta di difesa ma soprattutto politica del governo israeliano per interrompere la spirale di odio e di violenza che si ripete da decenni. La risposta, invece è quella che conosciamo, di vendetta e di eliminazione, in ogni senso, degli oltre due milioni di palestinesi dalla Striscia di Gaza, determinando la più orribile crisi umanitaria che sia mai avvenuta ai confini dell’Europa.
Non è possibile tacere, non è possibile non agire per rompere l’assedio e l’embargo umanitario. La nostra prima azione è stato l’invio di due containers di medicinali, generi alimentari e di igiene personale, 51 pallets assemblati nel magazzino della Caritas di la Spezia, grazie ai fondi raccolti dalla nostra campagna di solidarietà che ha visto la pronta risposta di tutte le strutture della Cgil, in ogni angolo del Paese, ma anche grazie alle donazioni ed alle raccolte delle ong italiane con le quali abbiamo avviato una collaborazione fondamentale per poter controllare tutta la filiera dell’aiuto umanitario, fino all’”ultimo miglio”, cioè alla consegna nelle mani della popolazione palestinese.
Un’esperienza di solidarietà
Un’esperienza di grande solidarietà che è riuscita, dopo otto mesi, a superare gli infiniti ostacoli che impediscono l’entrata e la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e grazie all’appoggio dell’Unrwa e delle associazioni palestinesi che da anni collaborano con le ong italiane e con la partecipazione del sindacato palestinese, abbiamo distribuito tutto il materiale inviato tra fine luglio ed agosto dello scorso anno. La Cgil è stato il primo sindacato europeo a portare aiuti nella Striscia di Gaza coinvolgendo ed unendo il sindacato e le associazioni palestinesi. Una lezione che dimostra che è possibile ricostruire dal basso, riconoscendo e valorizzando la società civile organizzata.
Un nuovo accordo
Ora, grazie ad un accordo di cooperazione tra la Cgil e l'Associazione delle Ong Italiane (Aoi) , stiamo distribuendo famiglia confezioni di ortaggi e legumi e pasti caldi alle famiglie raccolte nei campi profughi attorno a Gaza City, con le stesse modalità operative di collaborazione e di solidarietà tra soggetti diversi, con le cooperative agricole, con i gruppi di donne che ancora riescono a produrre o attraverso acquisti collettivi, con il sindacato perché l'aiuto umanitario non è solo un pacco che cade dal cielo, ma è anche solidarietà, condivisione, rispetto, rompere l'isolamento e dare una speranza. Il nostro impegno continua.
Sergio Bassoli, coordinatore dell'esecutivo Rete Pace Disarmo