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“I bambini sfollati a Gaza sono esposti a livelli straordinariamente elevati di trauma, sintomi di disturbo da stress post-traumatico (ptsd) e difficoltà psicosociali”. Iniziano così le conclusioni di uno studio accademico pubblicato dalla rivista specializzata Child and adolescent psychiatry and mental health, svolto nel 2025 nella Striscia, pubblicato agli inizi del 2026 e rilanciato in questi giorno dal quotidiano Avvenire. I ricercatori precisano come “i risultati evidenzino l'impatto della guerra sulla salute mentale dei bambini, sia in termini acuti che generazionali".
Letta così la situazione è grave, ma la percezione dell’enormità delle conseguenze sui bambini dei bombardamenti e delle violenze israeliani a Gaza diventa reale leggendo i dettagli della ricerca. Su un campione di 933 bambini palestinesi a Gaza tra i 3 e i 12 anni, sul quale hanno lavorato i ricercatori della facoltà di Medicina della Islamic university of Gaza, del Gaza community mental health program e della facoltà di Infermieristica dell’University of Jordan di Amman, il 57,8 per cento sono oggetto di una probabile diagnosi da stress post-traumatico.
Traumi del presente e conseguenze sul futuro
I dati si basano sulla valutazione (scientifica) dei comportamenti di bambine e bambini sottoposti a sondaggio, perché la metà di loro, quasi il 57 per cento, non ha rapporti normali con i coetanei anche se in gradi diversi; più di quattro su dieci, in prevalenza maschi, hanno un livello di litigiosità e di scatti d’ira che non rientrano nella norma e quasi il 46 per cento ha grossi problemi a essere empatico e ad avere comportamenti di condivisione.
Chiunque di noi avesse un figlio con anche solamente uno di questi problemi comportamentali ricorrerebbe immediatamente a uno specialista, ma, se sei un gazawo, questa possibilità non ce l’hai. Motivo per il quale la ricerca di Child and adolescent psychiatry and mental health sostiene “l'urgente necessità di interventi psicosociali scalabili e sensibili al contesto”, per evitare che dopo un passato ci sia anche un futuro di violenza e di catastrofe sociale.
“I conflitti armati e gli sfollamenti forzati rappresentano alcune delle esperienze a maggiore impatto, in grado di compromettere il benessere psicologico e lo sviluppo dei bambini”, scrivono i ricercatori, aggiungendo che il conflitto a Gaza ha causato traumi senza precedenti e superiori anche a quelli riscontrati per la maggior parte delle altre guerre.
Cause dirette e indirette
I dati ci dicono che praticamente tutti, bambine e bambini, vivono in una tenda o in semplice riparo, perché la quasi totalità (il 95,3 per cento) ha visto andare distrutta la propria casa. Sono tanti a patire la fame (il 98,4 per cento) e 175 tra loro hanno subito ferite più o meno gravi e, noi sappiamo, finanche mutilazioni di arti. Moltissimi di loro hanno visto corpi di persone morte dilaniate dalle armi e ancora di più ferite.
I figli del popolo di Gaza portano sulle spalle anche il pesante disagio, ansia e stress emotivo di genitori e persone che li circondano, in modo più o meno diretto, che “con la disgregazione del nucleo familiare evidenziano l'interdipendenza tra il benessere del bambino e quello della famiglia in condizioni di sfollamento forzato e insicurezza cronica”.
E ancora: su 933 bambine e bambini, erano in sette ad avere perso entrambi i genitori. Il 10,3 per cento ha perso il padre, il 2,4 la madre, il 29,5 un familiare stretto e il 72,9 per cento altri parenti. Inoltre molti altri, presumibilmente, hanno madri o padri che hanno subito ferite e menomazioni procurate dalle incursioni israeliane. Anche i genitori sopravvissuti sono vittime di disturbo da stress post-traumatico, nella misura del 78 per cento. Peggio ancora per le persone anziane, i nonni, che raggiungono l’80 per cento.
Non c’è più tempo
"In assenza di risposte immediate e a lungo termine, il peso psicologico cumulativo rischia di perpetuare cicli di trauma attraverso le generazioni”. In una frase i ricercatori ci dicono che lo studio “fornisce prove solide e su larga scala” che i bambini palestinesi colpiti dalla guerra israeliana nella Striscia avranno vite a rischio, che produrranno altre vite a rischio di salute mentale, infelicità, violenza.
“Con oltre la metà dei minori che risulta positiva allo screening per il disturbo da stress post-traumatico e quasi la metà che manifesta gravi difficoltà psicosociali, i risultati evidenziano l'estrema vulnerabilità di questa popolazione”, si legge: “Tali esiti rivestono un'importanza cruciale sia per la risposta umanitaria immediata sia per la definizione di strategie di supporto psicosociale a lungo termine”.
La sicurezza e la protezione sono quindi “fondamentali per il recupero psicologico in contesti di conflitto". Da qui la richiesta di “un intervento umanitario urgente che integri la salute mentale infantile nelle operazioni di soccorso, accompagnato dall'attuazione di interventi psicosociali sostenibili, scalabili, culturalmente sensibili e incentrati sulla famiglia”.

























