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Beppe Giulietti è stato giornalista Rai, ha dedicato una parte della sua vita all’impegno politico, ma non ha mai abbandonato l’essenza del giornalismo: la libertà di informare, il diritto a essere informati. È stato presidente della Fnsi e impegnato nelle associazioni di categoria, oggi è portavoce dell’associazione Articolo 21. È preoccupato di quanto sta avvenendo in Rai, con gli ordini che arrivano dal governo: cacciare Ranucci e cercare di rendere innocua la redazione di Report. Ma la posta è più alta e occorre una reazione all’altezza.
Da settimane si parla del caso Ranucci-Lavitola. Lavitola è un faccendiere negli anni passati al soldo della destra e di Berlusconi, oggi fonte e “amico” di Ranucci. È in carcere, ma sul banco degli imputati sembra esserci il conduttore Rai. Cosa sta succedendo?
Il cosiddetto Comitato etico della Rai avrebbe già deciso di mandar via Ranucci da Report. Il governo ha chiesto, la Rai esegue. Ma Ranucci non è sotto tiro per la vicenda Lavitola. Ranucci, la redazione, la trasmissione, lo sono per tutte le inchieste che hanno realizzato. Inchieste sul potere, chiunque lo abbia avuto, la destra e la sinistra. Sembra ci siamo dimenticati le grandi inchieste durante il Covid, dove sotto tiro c'erano Conte e Speranza. Ho la sensazione che sia in corso un grande tentativo di rimestare nella spazzatura per deviare l'attenzione da ciò che è sostanza. La sostanza è che questa destra ha chiesto le dimissioni di Ranucci ben prima della vicenda Lavitola.
Perché questo accanimento?
Le ragioni si trovano ripercorrendo le grandi inchieste della trasmissione: dal delitto Mattarella a quelle su Falcone e Borsellino, fino alla strage di Bologna e all’ultima sentenza della Cassazione che ha scritto nero su bianco il nesso tra neofascisti – anche ex missini – mafiosi e servizi. Questa è ciò che fa saltare i nervi a Meloni e ai suoi. Aggiungiamo le inchieste sulla famiglia La Russa e quelle, molto sottovalutate, sull’authority per la privacy. Report ha realizzato una serie di inchieste che hanno illuminato i poteri forti e corrotti. Ed è su queste inchieste che è stato chiesta da sempre la chiusura di Report.
La vicenda Lavitola, dunque, è il pretesto per riaprire una questione che finora non erano riusciti a risolvere. Ma ora cosa succede? C’è Ranucci e c'è la redazione.
L'obiettivo non è Ranucci. L'obiettivo è mettere il bavaglio alla redazione. Occorre non perdere di vista il contesto: siamo in procinto della campagna elettorale, ma siamo anche alla vigilia – se andrà come previsto – dell’approvazione di una legge elettorale truffa. La destra ha bisogno di dare un segnale a tutta la stampa critica, a tutto il giornalismo d'inchiesta, perché sanno di essere a rischio sconfitta. Penso che lo scenario dell’autunno sarà approvare la legge elettorale truffa - magari col voto di fiducia - e una nuova legge sulla Rai che mantenga il controllo pieno dell'esecutivo sull’azienda. Altro che European media freedom act…
Esatto. Siamo al paradosso: sono riusciti a mandare una lettera all’Europa chiedendo se Ranucci e Report non abbiano violato l’European media freedom act, quando tutti sanno che in Italia non è applicato, l’Italia ne è letteralmente fuori. Ma questo fa capire come tutto sia finto e predeterminato, nonché la loro spudoratezza.
Cosa dobbiamo aspettarci?
Non so cosa accadrà. Quel che so, è che nel mirino non c'è solo Ranucci. Nel mirino c'è Report. Ci sono le inchieste, dei Mottola, dei Mondani, di Giulia Innocenzi, che hanno toccato i poteri forti”. Contro Report c'è proprio un insieme di poteri palesi e occulti che ne hanno chiesto da sempre la chiusura. Una volta che si riuscisse a chiuderli, perché non stringere il bavaglio a ciò che resta? In fondo restano solo Damilano e Iacona.
E la Rai?
La Rai è quell’azienda che nel bene e nel male, nel suo momento più alto, attraverso lo straordinario incontro tra cattolici, Partito comunista, un pezzo dei socialisti, diventò davvero una delle più importanti aziende culturali e formative del Paese. Certo, tante cose non andavano, ma c'era un elemento di fondo che unificava tutti: la Costituzione. Esattamente questa è la ragione per la quale la destra l’ha occupata per svuotarla. Siamo al paradosso che l'amministratore delegato ha detto di essere felice di aver perso metà degli ascolti. Cosa c'è di più grave in un’azienda? E poi, i programmi che loro hanno voluto, che ascolti hanno avuto? Talmente bassi che molti li hanno dovuti chiudere.
Sembra esserci proprio un odio nei confronti dell’azienda…
E quest’odio è tale che oggi siamo in una condizione assai peggiore di quella determinata dal famoso ‘editto bulgaro’. Prima è stato cacciato Saviano, poi l’uscita di Fazio, Amadeus, Luca Mercalli e lo spostamento di Serena Bortone per silenziarla. Tutti loro si sono portati dietro fette consistenti di ascolti, ma all’amministratore delegato e alla destra poco importa. Peccato che con gli ascolti diminuiscano gli introiti pubblicitari. L’intento è chiaro: tentare di utilizzare la Rai per riscrivere la storia d’Italia, il più lontano possibile dalla Costituzione
La società civile, noi, cosa dovremmo fare?
Finora la reazione è stata debole, forse perché non si coglie appieno la posta in gioco. L’oggetto della disfida non è Ranucci, e non è nemmeno soltanto Report. La posta in gioco è l’articolo 21 della Costituzione, e non solo quello. Occorre leggere il quadro complessivo: il combinato disposto della legge elettorale truffa – magari approvata con il voto di fiducia – e di una nuova legge sulla Rai che metta sotto tutela l’azienda e assegni alla destra il controllo su tutte le reti televisive come avvenne, ma non con questa penetrazione, all’epoca del Cavaliere. Questa è la partita.
La reazione, dunque, dovrebbe essere all'altezza della posta in gioco.
Innanzitutto occorre che tutte le opposizioni e le associazioni di massa inviino alla Commissione un esposto per denunciare la violazione dell’European media freedom act e la richiesta di un’ispezione. Poi, da settembre dovremmo dare vita a una grande mobilitazione non su Ranucci o Report, o non soltanto su loro, ma sul pericolo democratico che quel combinato disposto porta con sé. Per questa destra il nemico è il pensiero critico, il nemico è chi sciopera, è chi scende in piazza. È contro questo disegno che la reazione della società civile, delle organizzazioni di massa, di chi ha a cuore la Costituzione, deve essere all’altezza.
























