Sull’ipotesi della moschea a Venezia non è pensabile nessuno scambio tra fede e diritti. “Nessuno scambio tra fede e diritti: il rispetto delle regole vale per tutti, a prescindere dal credo. Si riapra il dialogo e si evitino scioperi che possono dividere i lavoratori”. Lo afferma in una nota Daniele Giordano, segretario della Cgil di Venezia, commentando le tensioni politiche sul progetto di una moschea a Mestre.

Per il sindacalista “lo scambio che si sta tentando di veicolare in queste ore - regole civili in cambio di concessioni sulla libertà di culto - è indegno di una città e di uno Stato che sancisce nella propria Costituzione la libertà religiosa come diritto inviolabile. Il rispetto delle regole non è merce di scambio, non ha bisogno di condizioni, e non dipende dalla fede professata da chi lo osserva. Vale per tutti, sempre, a prescindere”.

Non può passare l’idea che se si toglie dal tavolo la richiesta della Moschea i comportamenti scorretti verranno tollerati: “Chi oggi pretende di subordinare l'integrazione alla rinuncia a un diritto costituzionale sta riproponendo, con parole diverse, una logica di discriminazione che la Storia dovrebbe averci insegnato a riconoscere”.

“Mentre alla comunità bengalese si chiede giustamente il pieno rispetto della legalità - aggiunge il segretario -, lo stesso rigore non viene mai richiesto alle aziende che quella stessa comunità sfruttano. Il sindaco forse dimentica che è in corso un processo sullo sfruttamento dei lavoratori negli appalti Fincantieri, e sembra non vedere lo sfruttamento e il lavoro nero che attraversano il settore turistico cittadino. Se il richiamo alle regole deve valere per tutti, deve valere prima di tutto per chi si arricchisce grazie al lavoro povero e irregolare di chi oggi viene messo sotto accusa per la propria fede”.

Un appello viene rivolto anche alla comunità bengalese: “Prima di annunciare scioperi e blocchi della città, serve che tutte le parti lavorino per il dialogo. Il rispetto è dovuto da tutti, verso tutti – quindi – . E chi richiama continuamente la fede come metro di giudizio farebbe bene a ricordare le parole di don Milani: non si fa parte uguali tra disuguali, e non si può pretendere obbedienza alle regole da chi si lascia sfruttare nell'indifferenza generale, mentre chi sfrutta resta indisturbato”, conclude Giordano.