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Un complesso caso previdenziale si è chiuso con un successo per i diritti del cittadino. È successo a Chieti: un orfano invalido si è visto riconoscere dall'Inps un importo complessivo di oltre 45.000 euro a titolo di arretrati arretrati pensionistici, grazie al ruolo dell’Inca Cgil.
Un caso difficile
La pratica presentava una certa complessità tecnica: riguardava infatti il diritto alla pensione di reversibilità spettante a un figlio inabile, maturato in base ai contributi versati dal padre sia in Italia che in Francia, presso l'istituto previdenziale Carsat. La natura transfrontaliera della posizione contributiva ha richiesto un’istruttoria condotta ai sensi dei regolamenti europei di sicurezza sociale, necessari per il cumulo dei periodi assicurativi maturati in più Stati membri della Ue.
Così sono stati riconosciuti gli arretrati
A dare la svolta alla situazione, come detto, è stato l'intervento determinante del patronato Inca Cgil di Chieti. Gli operatori hanno preso in carico il caso, predisposto la domanda e gestito i complessi rapporti istituzionali e i flussi di comunicazione sia con l'Inps sia con l'ente previdenziale francese Carsat.
Grazie all’assistenza tecnica specializzata, la richiesta è stata accolta integralmente: l’Inps ha riconosciuto la decorrenza del diritto a partire dal novembre 2013, ossia nei limiti della prescrizione quinquennale, liquidando così la somma arretrata spettante al tutelato.
Visco, Inca: nostro compito individuare e garantire i diritti
A commentare la vicenda a Chieti Today è stato Giuseppe Visco, direttore dell’Inca Cgil di Chieti: “Casi come questo dimostrano quanto sia prezioso il lavoro dei patronati nell’accompagnare i cittadini in pratiche previdenziali che, soprattutto quando coinvolgono la contribuzione estera, richiedono competenze specifiche e una conoscenza approfondita della normativa comunitaria”.
“Non sempre i diritti maturati nel corso di una vita di lavoro, in più Paesi, sono immediati da far valere, il nostro compito è proprio quello di individuarli, farli riconoscere e garantire che vengano liquidati nella loro interezza, comprese le somme arretrate spettanti. Nel caso specifico – ha spiegato – il nostro assistito ignorava che il padre (deceduto molti anni prima del 2013) fosse titolare di una pensione Italiana che infatti era di importo molto basso (inferiore a 50 euro mensili) così come ignorava la possibilità di poter ottenere la reversibilità in quanto figlio inabile alla data del decesso del genitore”.
Il ricalcolo previdenziale e l’integrazione al trattamento minimo
Un aspetto centrale della vicenda riguarda l’ingente differenza economica generata dal ricalcolo previdenziale, che ha trasformato un diritto inespresso in una somma vitalizia adeguata ed esigibile. Così ha concluso Visco: “L'arretrato è stato di importo rilevante grazie all'integrazione al trattamento minimo che ha portato l'importo mensile della pensione a oltre 600euro al mese, in luogo delle circa 30euro mensili spettanti ed è questo il classico caso dei cosiddetti diritti inespressi che solo grazie a una qualificata attività di consulenza, che il Patronato Inca di Chieti svolge quotidianamente, possono essere resi esigibili”.






















