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Se un risparmiatore italiano cerca una banca che, con assoluta certezza, non investa in armi, ne troverà poche, quasi nessuna. L'unico istituto che abbia un livello "zero" di coinvolgimento in finanziamenti all'industria militare è Banca Etica. Le altre banche, con gradi e modalità molto diverse, sono tutte coinvolte, anche se per la maggior parte hanno “livelli minimi di esposizione”. Solo pochi, grandi gruppi hanno un livello intenso di ingaggio finanziario. È quanto emerge dal rapporto ZeroArmi - aggiornato al 2025 - che ha esaminato i 24 maggiori istituti di credito italiani.
ZeroArmi è stato elaborato da Fondazione Finanza Etica, in collaborazione con Rete Italiana Pace e Disarmo. Analizza il grado di coinvolgimento delle principali banche italiane nel settore della produzione, del commercio e dell’export di armamenti. Si tratta di un "progetto - spiegano i suoi promotori - che nasce per rispondere alla carenza di informazioni pubbliche su un settore ad alto impatto sociale e politico, rendendo più leggibili e comparabili i rapporti tra sistema bancario e industria militare".
Un report unico nel suo genere
Il rapporto può essere scaricato integralmente e rappresenta oggi l’unica analisi sistematica capace di offrire una visione d’insieme su questo tema. L’obiettivo è colmare una persistente carenza di trasparenza in un ambito ad altissimo impatto sociale e politico, rendendo più comprensibili le relazioni tra finanza e industria militare e rafforzando la consapevolezza delle persone risparmiatrici.
L’edizione 2025, come si diceva, prende in esame 24 gruppi bancari italiani, selezionati in base ai flussi di cassa 2023/2024.
Un contesto in rapido cambiamento
La seconda edizione di ZeroArmi aggiorna e amplia la mappatura dell’esposizione delle maggiori banche italiane al comparto militare. Il contesto, nel frattempo, è mutato rapidamente. Tra il 2020 e il 2025 la spesa pubblica per la difesa nell’Unione europea è cresciuta del 62,8%. Parallelamente, gli indirizzi politici più recenti incoraggiano anche i capitali privati a sostenere il settore, ridefinendo in parte i confini della finanza Esg (Environmental, Social, Governance).
Scrivono gli autori del rapporto:
Fra la prima edizione di ZeroArmi (2024) e questa seconda, il panorama del coinvolgimento degli istituti finanziari, anche italiani, nel settore della produzione e commercio degli armamenti è radicalmente cambiato, con una velocità impressionante (e preoccupante, anche per chi ne trae immediato ed enorme profitto).
L’excusatio non petita con cui i maggiori player finanziari coinvolti nel settore avviavano nel 2024 il nostro engagement - “Sì, siamo coinvolti nel settore, ma con un impegno minimo, residuale rispetto alle nostre masse amministrate. Il settore della difesa non ci suscita appetito'” - oggi è archiviato e, nella migliore delle ipotesi, quegli stessi attori, se accogliessero il nostro invito al confronto, cambierebbero strategia.
“Ce lo chiede l’Europa. Lo facciamo per i nostri padroni, che sono i risparmiatori e gli investitori: per far fruttare i loro investimenti, per tutelare al meglio i loro risparmi. E poi oggi la priorità è difendere la Nazione dalle forze nemiche che ci minacciano”. Ci immaginiamo che questo sarebbe il nuovo mantra per legittimare il riarmo.
Come funziona la valutazione
La metodologia si basa su una matrice che considera tre ambiti principali di interazione finanziaria con l’industria bellica: partecipazioni azionarie in imprese del settore; finanziamenti a imprese o a programmi di sviluppo militare; servizi finanziari collegati alla vendita e all’esportazione di armamenti. A questi criteri si aggiunge un elemento trasversale: la disponibilità alla trasparenza e al confronto. Il risultato complessivo è espresso attraverso un punteggio sintetico: 0 indica assenza di coinvolgimento, 1 coinvolgimento pieno e privo di trasparenza. Più il punteggio aggregato è basso, maggiore è la distanza dal settore militare.
Un quadro eterogeneo
I risultati restituiscono un quadro eterogeneo. Accanto all’unico istituto con punteggio zero – Banca Etica – si colloca una parte di banche con livelli minimi di esposizione. La quota più ampia, però, si trova in una fascia intermedia: il coinvolgimento non è episodico, ma nemmeno centrale nel modello di business.
Emergono poi casi di coinvolgimento significativo e un numero ristretto di gruppi con livelli molto elevati di esposizione, prevalentemente grandi istituti con capacità di operare su scala internazionale. Tra i punteggi più alti figurano Deutsche Bank Italia e Santander Consumer Bank Italia, seguite da Unicredit, Intesa Sanpaolo, Credem e Monte dei Paschi di Siena.
Nel complesso, il rapporto evidenzia una correlazione tra dimensione e modello operativo: più contenuto nei modelli territoriali e retail, più strutturato nei grandi gruppi bancari.
Molte banche hanno collaborato
Un fattore decisivo nella lettura dei risultati è la trasparenza. I ricercatori hanno avviato un percorso di engagement con gli istituti esaminati: su 24 gruppi, 16 hanno partecipato al confronto e in 8 casi sono stati firmati accordi di riservatezza che hanno consentito l’accesso a informazioni aggiuntive. Questo dialogo ha migliorato la qualità dell’analisi e contribuito a ridurre, almeno in parte, l’opacità del settore.
Le raccomandazioni di ZeroArmi
Il rapporto di ZeroArmi individua alcune priorità per rafforzare trasparenza e responsabilità del sistema bancario italiano nel rapporto con il settore degli armamenti: rafforzare la trasparenza come pratica strutturale; adottare policy dedicate, chiare e verificabili; ridurre le aree grigie di coinvolgimento; rendere stabile il dialogo e l’engagement; rafforzare il diritto all’informazione delle persone risparmiatrici.


























