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A quasi dieci anni dal terremoto che ha devastato il Centro Italia, la ricostruzione resta una sfida aperta, non solo sul piano edilizio ma anche su quello sociale, economico e occupazionale. È da Amatrice che è partito il confronto promosso dalla Fillea Cgil Roma e Lazio, dalla Fillea Cgil Rieti-Roma Est Valle dell’Aniene e dalla Fillea Cgil nazionale con l’iniziativa “Ricostruire oggi per qualificare il domani”, culminata con l’inaugurazione della nuova Casa dei Lavoratori, presidio sindacale destinato a supportare lavoratrici e lavoratori impegnati nei cantieri del cratere.
Una giornata che ha riunito istituzioni, associazioni datoriali, sindacati e amministratori locali per fare il punto sullo stato della ricostruzione e sulle prospettive di rilancio delle aree interne. Introdotto da Ermira Bheri, della segreteria regionale di Fillea Roma e Lazio, l’evento ha portato alla luce criticità e punti di forza di una ricostruzione troppo lenta.
La complessità del percorso è stata evidenziata dai sindaci del territorio. “Nell’emergenza l’Italia sa essere un modello, poi però gli anni passano e diventa difficile portare a termine ciò che si è iniziato”, ha osservato il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, ricordando come il Superbonus abbia contribuito a sottrarre imprese e manodopera ai territori colpiti dal sisma. Dello stesso avviso Mauro Tolomei, sindaco di Accumoli, che ha richiamato la necessità di ottimizzare i processi e mantenere alta l’attenzione su legalità e sicurezza.
Per Marco Carletti, segretario della Fillea Cgil Rieti-Roma Est Valle dell’Aniene, “ricostruire oggi per qualificare il domani” è prima di tutto un impegno contro l’abbandono delle aree interne. Nella sua relazione di apertura conferma: “Le risorse pubbliche devono tradursi in lavoro qualificato, imprese sane e opportunità per le comunità locali. L’abbandono di questi territori sarebbe una sconfitta sociale, culturale e storica”. Carletti ha inoltre ribadito il valore della bilateralità come strumento essenziale di tutela dei lavoratori e di qualificazione del sistema produttivo.
L’assessora regionale Manuela Rinaldi ha parlato di una ricostruzione tra le più complesse del Paese, aggravata da pandemia, guerra e aumento dei costi. “Dobbiamo restituire un territorio bello e sicuro, ricostruendo la sua identità senza limitarci a replicare ciò che c’era prima”, ha spiegato, ricordando che Amatrice, Accumoli e Arquata rappresentano il più grande cantiere di ricostruzione d’Italia.
Piccoli, Fillea Cgil Roma Lazio: ““Amatrice può diventare il simbolo di una ricostruzione fatta bene”
“Amatrice può diventare il simbolo di una ricostruzione fatta bene, capace di coniugare sviluppo, diritti e sicurezza”, ha sottolineato il segretario generale della Fillea Cgil Roma e Lazio, Diego Piccoli, spiegando come la nuova Casa dei Lavoratori nasca per rafforzare la presenza del sindacato sul territorio e contrastare ogni forma di irregolarità nei cantieri. Un tema, quello dei controlli, su cui Piccoli è tornato con forza, ricordando come il boom di imprese generato dal Superbonus abbia reso più difficile la vigilanza e ribadendo la necessità di difendere strumenti come il badge di cantiere e il settimanale di cantiere. “Non possiamo permetterci passi indietro sulla sicurezza e sulla trasparenza”, ha affermato.
Sul fronte delle imprese è emersa una sostanziale convergenza sui temi della legalità. Roberto Bocchi, presidente di Ance Rieti, ha definito quella del cratere “la più grande opera di rigenerazione e riqualificazione d’Europa”, sottolineando che non può esserci spazio per dumping contrattuale e zone grigie. Posizioni condivise dal commissario straordinario Guido Castelli, che ha difeso il badge di cantiere e il divieto di subappalto a cascata, ricordando come negli ultimi anni siano stati introdotti strumenti e norme per accelerare i lavori e responsabilizzare imprese e direttori dei lavori.
Di Franco, Fillea Cgil: “Ricostruzione diventi modello nazionale, laboratorio di legalità”
Nelle conclusioni, Antonio Di Franco, segretario nazionale della Fillea Cgil, ha allargato lo sguardo oltre i cantieri, indicando la necessità di una vera rigenerazione sociale dei territori colpiti dal sisma. “Ricostruire subito, guardando alla qualità del lavoro. In questi anni abbiamo messo in campo strumenti fondamentali, dal Durc di congruità al badge di cantiere, ma non basta. Questi territori hanno bisogno di servizi, trasporti e infrastrutture resistenti. Dieci anni sono un tempo troppo lungo per le persone e per i loro affetti”. Per Di Franco la ricostruzione deve diventare un modello nazionale, un laboratorio di legalità, controlli e qualità del lavoro e anche di prospettiva umana e sociale. E proprio in questi termini, rivolgendosi al Commissario Castelli, sottolinea: “questa idea della remigrazione di cui si parla in ambienti vicini al Governo e alla maggioranza parlamentare, va anche a discapito di imprese che non avrebbero modo di poter sopperire alla mancanza di forza lavoro e di competenze. Il lavoro migrante, che in edilizia è tantissimo, ci ha fatto acquisire professionalità e competenze di cui oggi non possiamo fare a meno”.
Interrogare la politica sul futuro delle comunità locali è un altro tema affrontato nel dibattito. “Dobbiamo recuperare la memoria di questi luoghi e costruire un tessuto sociale vivo. Il nostro è un Paese di Paesi”, sottolinea il segretario nazionale della Fillea. “Siamo tanti piccoli territori ed è proprio da qui che bisogna ripartire”. Un messaggio che ha chiuso il confronto rilanciando l’idea di una ricostruzione capace non solo di rialzare edifici, ma di restituire prospettive, identità e futuro a un’intera comunità.























