A pagare il prezzo più alto della nuova fiammata inflazionistica sono ancora una volta i soggetti più esposti: giovani, operai, famiglie con figli e nuclei numerosi. A dirlo è un’analisi del Sole 24 Ore, che mette in fila numeri dell’Istat e tendenze di una crisi che continua a scaricarsi sui redditi più deboli.

Spesa, quanto mi costi?

Il cuore del problema sta nella composizione della spesa. Le voci più colpite dai rincari – alimentari, energia, trasporti – pesano molto di più sui bilanci delle famiglie fragili, arrivando ad assorbire oltre il 45% delle uscite complessive. Una quota che cresce ulteriormente nel Mezzogiorno e nei piccoli centri, dove i margini di risparmio sono già ridotti.

Secondo l’analisi, “il conto è segnato dalla fiammata dei prezzi post-Covid, aggravata dall’invasione russa dell’Ucraina”. Una dinamica che non si è esaurita, ma che continua ad avere effetti persistenti, soprattutto sui beni essenziali. Dal 2019 al 2024 il peso di queste spese è aumentato sensibilmente, segnalando una trasformazione strutturale nei consumi delle famiglie italiane.

Famiglie di operai le più colpite

Non tutte le categorie però sono colpite allo stesso modo. Le coppie con tre o più figli, i giovani tra i 18 e i 34 anni e i nuclei monogenitoriali risultano tra i più vulnerabili. Anche sul fronte del lavoro emergono differenze nette: le famiglie di operai e quelle in cerca di occupazione registrano livelli di esposizione più alti rispetto ad altre condizioni professionali, superando in alcuni casi il 50% della spesa destinata a beni essenziali.

Il Sud arranca, come sempre

A pesare è anche il divario territoriale. In regioni come Calabria, Campania e Basilicata l’incidenza dei rincari è ben superiore alla media nazionale, mentre le aree metropolitane mostrano una maggiore capacità di tenuta. Una frattura che si somma alle disuguaglianze sociali e che rende ancora più evidente come l’inflazione non sia un fenomeno neutro, ma un moltiplicatore delle disparità.

Poco salario tanta pressione fiscale

Il risultato è una pressione crescente sui redditi da lavoro, che rischia di comprimere ulteriormente i consumi e aggravare le condizioni di vita di milioni di persone. Una dinamica che chiama in causa politiche redistributive e salariali, perché senza interventi strutturali il costo della crisi continuerà a essere pagato da chi ha meno strumenti per difendersi.