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Nel 2026 è improbabile, se non impossibile, un aumento significativo degli stipendi capace di recuperare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione degli ultimi anni. A dirlo è la Banca d'Italia, che sottolinea come il sistema di contrattazione collettiva vigente non favorisca automaticamente adeguamenti salariali legati all’andamento dei prezzi.
Secondo l’istituto di via Nazionale, la prospettiva di un rialzo delle retribuzioni appare poco probabile soprattutto perché la quota di contratti collettivi ancora in attesa di rinnovo è attualmente molto ridotta.
Bankitalia ricorda infatti che il sistema di contrattazione collettiva italiano non prevede, nella maggior parte dei casi, clausole automatiche di indicizzazione delle retribuzioni all’inflazione. Nei pochi contratti che le contemplano, l’adeguamento salariale viene generalmente calcolato sulla base di un indice dei prezzi che esclude i beni energetici importati, una scelta che tende a ridurre l’impatto degli shock legati all’energia. Inoltre considerando “la quota molto ridotta di contratti in attesa di rinnovo – si legge nel bollettino - appare al momento improbabile un marcato rialzo delle retribuzioni nel 2026 per recuperare l'aumento dell'inflazione generato dal conflitto".
L’analisi evidenzia anche che la dinamica delle retribuzioni è rimasta moderata negli ultimi mesi: gli aumenti salariali registrati tra l’autunno e l’inizio del 2026 – in particolare tra gennaio e febbraio – non hanno avuto accelerazioni capaci di compensare la crescita del costo della vita.
Sul tema la Cgil ribadisce da tempo la necessità di rafforzare i meccanismi di tutela del potere d’acquisto dei lavoratori, a partire proprio dall’introduzione di clausole automatiche di indicizzazione dei salari all’inflazione nei contratti collettivi.
Per il sindacato, senza strumenti strutturali di questo tipo il rischio è che i lavoratori continuino a pagare il prezzo degli shock legati all’inflazione degli ultimi anni – dall’aumento dei costi energetici alle tensioni internazionali – con una progressiva erosione dei salari reali, già in atto da tempo.




























