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L'analisi

Le disuguaglianze del Nord

A Reggio Calabria per il futuro dell'Italia
Foto: Un'operaia in fabbrica, foto di Squillantini/Buenavista
S. C.
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L'indagine dell'Osservatorio sindacale della Cgil Vallecamonica - Sebino sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato nei cinque distretti industriali di Bergamo, Brescia, Milano, Torino e Bologna

Salari e pensioni: disuguaglianze, ingiustizie, povertà. Un titolo esplicativo per l'indagine curata dall’Osservatorio sindacale della Cgil Vallecamonica - Sebino sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato e sugli importi mensili e annui di tutte le tipologie di pensione nelle cinque province più industriali d’Italia (Bergamo, Brescia, Milano, Torino e Bologna oltre al comprensorio del distretto di pertinenza del sindacato).

Nella ricerca - con la prefazione del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e la postfazione della segretaria generale del sindacato lombardo, Elena Lattuada - è stato preso a riferimento il periodo 2014-2018, perché caratterizzato da "condizioni economiche e produttive molto variegate", e viene portato alla luce l'ampliamento nel tempo delle differenze retributive tra le persone che lavorano, la crescita del  lavoro precario, l'incremento delle disuguaglianze in termini di salario e di tutele, il ruolo del sindacato, nella riduzione parziale delle suddette disuguaglianze. Significativo, per quest'ultimo punto, è il dato relativo alle retribuzioni della Vallecamonica Sebino, perché da un campione di circa 1.000 persone si evidenzia una differenza retributiva tra chi gode di una contrattazione integrativa aziendale o territoriale e chi non ce l'ha che oscilla tra il 25 e il 30% . 

Da registrare anche un valore assoluto che non ha bisogno di comparazioni: in Italia ci sono quasi sei milioni di lavoratori e lavoratrici che guadagnano meno di mille euro al mese, segno evidente della grande diffusione di lavoro povero. Sono gli operai ad avere una retribuzione bassa, coloro che negli ultimi anni non hanno avuto alcun miglioramento delle proprie condizioni economiche a fronte dell'innalzamento del costo della vita, a differenza invece di impiegati, quadri e dirigenti le cui retribuzioni sono aumentate in virtù degli aumenti elargiti unilateralmente dalle aziende. In tutte le province messe a confronto ci pesanti differenze tra operai e impiegati, tanto che si va dai 47,07 euro di media giornaliera di un'operaia ai 463,91 di quella di un dirigente uomo. La differenza è proporzionalmente costante per tutte le qualifiche, dall'apprendista al manager.

La ricerca affronta poi l'annoso capitolo delle disparità legate al genere: la differenza retributiva tra le donne e gli uomini con la stessa qualifica professionale è del 40%, a discapito del genere femminile. Per esemplificare: un operaio del Bresciano con un contratto a tempo indeterminato nel 2018 guadagnava in media 26 mila e 69 euro lordi annui, mentre la sua collega donna solamente 15 mila 213 euro, con un gap del 41, 64%. A livello dirigenziale prendiamo questa volta ad esempio i dati che riguardano Milano, ma la disuguaglianza è comunque palese: 144 mila 475 euro la retribuzione per un uomo, 115 mila 478 euro per una donna, con una differenza del 20% circa.

Anche l'età è fattore discriminante. Nel analizzare le retribuzioni medie di operai e impiegati, con esclusione degli apprendisti, dai 20 ai 54 anni, emerge un significativo gap che in alcuni casi supera il 50% con una forte penalizzazione dei lavoratori giovani rispetto ai più anziani. In buona sintesi: coloro che percepiscono i salari inferiori sono donne,  giovani e  operai.
Arriviamo quindi alle pensioni, che rispettano fedelmente le dinamiche delle retribuzioni medie, in quanto connesse con i contributi versati e calcolati sulle contribuzioni stesse. I dati in possesso della Cgil Valle Camonica Sebino, molto simili a quelli delle province di Brescia e Bergamo ci parlano di importi pensionistici medi di 18 mila 349,75 euro nel 2014 e di 19 mila 942,68 euro nel 2018.  Il sindacato mette quindi in guardia chi in età lavorativa percepisce salari fuori busta oppure parte di salario in benefit o rimborsi mascherati per non pagare i contributi e le tasse, perché costituisce un danno enorme per loro stessi.  

Anche il fisco dà una buona mano ad alimentare le disomogeneità. Le trattenute complessive non hanno un andamento lineare, con un salto di percentuale di trattenute nella fascia di reddito tra 25.000 e 30.000 euro, la fascia di maggiore addensamento dei lavoratori dipendenti operai, a dimostrazione del peso delle trattenute e dell’urgenza di una riforma fiscale a favore dei lavoratori dipendenti e pensionati. 

Uno stimolo giunge infine al sindacato da un'ulteriore e approfondita lettura dei dati raccolti: "Nei settori industriali dove la presenza organizzata dei lavoratori con le organizzazioni sindacali è molto diffusa - si legge nei documenti - si registrano livelli salariali più alti. I metalmeccanici hanno un salario che supera i 28.000 euro, con una metallurgia che supera mediamente supera i 32 mila euro, negli altri settori industriali le retribuzioni medie annue si collocano sopra 24 mila euro, nelle le costruzioni si attestano attorno ai 20.000 euro annui".