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L'intervento

Bilancio partecipativo, l'esperienza brasiliana

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La contrattazione sociale è il prodotto delle lotte popolari degli anni Ottanta del secolo scorso contro le dittature militari

L’esperienza della contrattazione sociale per certi aspetti riprende e rinnova l’esperienza brasiliana del bilancio partecipativo, come ricerca di nuove forme di democrazia dal basso e di rapporto tra la comunità e le istituzioni. L’esperienza brasiliana è il prodotto delle lotte popolari degli anni Ottanta del secolo scorso contro le dittature militari, che hanno avuto nelle comunità cristiane di base, nell’educazione popolare, nella teologia della liberazione, nei movimenti di sinistra, nei movimenti dei contadini, dei senza terra, degli operai, le basi per costruire l’altro Brasile, quello che si è contrapposto alle oligarchie discendenti dall’epoca coloniale, dei latifondisti e delle grandi ricchezze.

Con la nascita della Cut, del movimento Sem Terra, con il diffondersi delle comunità di base, dei movimenti popolari urbani e rurali, con le lotte dei siringueiros, si è prodotto un movimento politico sfociato nel partito dei lavoratori che ha riportato all’interno delle amministrazioni locali, l’immenso patrimonio di cultura popolare, di voglia di giustizia sociale, di affermazione individuale e collettiva, di democrazia e di partecipazione attiva nella vita pubblica del Paese.

Nasce così nella regione più a sud e tra le più ricche del Brasile, Rio Grande do Sul, dove il partito dei lavoratori governa e può sperimentare nuove forme di democrazia e di partecipazione delle comunità, sino a quel momento escluse, emarginate, invisibili e prive di servizi e di diritti sociali. L’esperienza nasce a Porto Alegre, nel 1989, e ben presto diventerà una delle buone pratiche di amministrazione delle città, riconosciuta dalle Nazioni Unite tra le 40 migliori al mondo. Questa esperienza coniuga la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta, è di fatto una modalità di dialogo civile, tra autorità locali e l’insieme della comunità, per una migliore gestione delle risorse pubbliche, dei beni comuni, per promuovere inclusione e giustizia sociale.

Alla base del bilancio partecipativo vi sono le assemblee aperte, realizzate prima a livello di quartiere o per aree tematiche,  per poi confluire a livello comunale; il principio di “una testa un voto”; l’elezione di delegati o portavoce; il rispetto degli accordi presi; il monitoraggio dei progetti approvati e la valutazione. In Brasile il sindacato  è uno dei soggetti più presenti ed attivi nelle assemblee locali e nel Consiglio del Bilancio Partecipativo Comunale, dove coniuga gli la tutela dei diritti del lavoro con le politiche di sviluppo locale e dei servizi quali l’educazione, la salute, l’igiene ambientale, le politiche sociali e abitative.

La pratica del bilancio partecipativo è oggi diffusa in migliaia di comuni, non solo in Brasile ed America latina, ma anche Europa, in particolare, Spagna, Italia, Portogallo, Francia, Regno Unito, Germania. In Brasile, degli oltre 100 comuni che la praticano, il 22% decide il 100% degli investimenti annuali attraverso questo processo decisionale. Purtroppo, in particolare in Europa, le esperienze di bilancio partecipativo sono diffuse ma coinvolgono una parte marginale degli investimenti, depotenziando la reale portata dello strumento di democrazia diretta e di reale partecipazione della cittadinanza.

In America latina, nei Comuni dove la pratica del bilancio partecipativo si è consolidata si è avuto un aumento delle entrate dalla fiscalità comunale ed una diminuzione dell’evasione fiscale, questo grazie al nuovo clima creatosi di fiducia e di trasparenza ella gestione della cosa pubblica.

Sergio Bassoli fa parte dell’area Politiche internazionali Cgil