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Violenza in carcere

Fp Cgil, i diritti degli imputati vanno garantiti

Pochi agenti e troppi detenuti: allarme sicurezza a Rieti
Foto: 710928003 (da flickr)
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"Abbiamo già espresso la nostra piena fiducia nella magistratura nell'accertamento delle responsabilità individuali e ribadiamo che chi commette un reato deve essere perseguito, ma su quanto accaduto a Santa Maria Capua Vetere è partita la gogna mediatica, senza alcun rispetto per i diritti che la nostra Carta costituzionale prevede per l'imputato". Così la Fp Cgil sull'operazione di polizia giudiziaria di ieri in relazione agli eventi avvenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.

"Altro che presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva - prosegue la nota sindacale -; ieri abbiamo assistito prima alla pubblicazione dei nomi e cognomi e in seguito addirittura alla divulgazione delle foto dei poliziotti penitenziari raggiunti dalle misure cautelari. Poi se qualcuno dovesse essere assolto poco importa, per l'opinione pubblica sono già tutti colpevoli e la loro vita è già distrutta. I reati contestati sono gravi e vanno sicuramente individuate le responsabilità penali, ma vanno anche ricercate quelle morali e politiche, tenendo presente che esistono vari livelli di responsabilità e a pagare non può essere solo l'anello più debole della catena".

Per la Funzione pubblica, "dopo le rivolte della primavera del 2020 la politica non ha dedicato alcuna attenzione al sistema carcere, malgrado in quel periodo sia emersa tutta la drammaticità della situazione. Restano le gravi carenze nell'organico del personale, la fatiscenza delle strutture, la mancanza di risorse per garantire la formazione e la sicurezza sui luoghi di lavoro, l'assenza di misure che possano contrastare il fenomeno dello stress correlato al lavoro e quello delle aggressioni subìte dai poliziotti penitenziari. In sostanza nulla è stato fatto per stemperare un clima di tensione, che continua a crescere con il passare del tempo, strumentalmente funzionale a una visione securitaria e esclusivamente repressiva che accomuna talune forze politiche e sindacali".

"Da tempo - aggiunge il sindacato - chiediamo alla ministra della Giustizia Cartabia di dare segnali concreti di attenzione a questa parte del pianeta giustizia che è stata messa da parte dalla politica, anche nella predisposizione del Pnrr, ricordando ancora una volta che il sistema dell'esecuzione penale va ripensato e che il tempo a nostra disposizione è scaduto, come dimostrano i tragici eventi che si stanno verificando".