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“Fermate gli orologi, spegnete le stelle”. Cominciava così la lettera aperta firmata dagli artisti aderenti a Venice4Palestine in occasione della scorsa Mostra del Cinema di Venezia. A cinque mesi di distanza, quegli artisti hanno scritto una seconda lettera, in occasione della cerimonia degli European Film Awards a Berlino, che si terranno sabato 17 gennaio.
L’appello in occasione degli Efa di Berlino
Un appello rivolto a tutti coloro che calcheranno il tappeto rosso, o saliranno sul palco per premiare o per essere premiati. Un invito a prendere posizione contro “l’apartheid, il genocidio, la pulizia etnica e l’occupazione della Palestina, ad esprimere dissenso e reclamare la liberazione del popolo palestinese, a farlo creativamente nel segno delle nostre capacità artistiche e comunicative”.
Gli artisti: “A Gaza si continua a morire”
Tra i sostenitori dell’istanza molti artisti, tra cui Roger Waters, Michele Riondino, Annie Ernaux, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, solo per citarne alcuni. La nuova lettera di Venice4Palestine getta una luce su una cruda e inequivocabile verità: A Gaza si continua a morire. Il cosiddetto processo di pace ha spento i riflettori sui territori palestinesi, dove la situazione non è migliorata.
"La soglia mediatica drasticamente abbassata”
Questo “paravento di accordo tra potenze occidentali e arabe alleate – si legge nella lettera aperta- la pace non l’ha portata, ancor meno la giustizia, ma ha fatto sì che la soglia di attenzione mondiale si abbassasse drasticamente. Risultato: Israele continua impunemente a commettere crimini contro l’umanità. E noi non vogliamo assistere immobili alla normalizzazione di questa tragedia”.
Gli abusi del governo Netanyahu
Oggi, il governo Netanyahu impedisce l’ingresso di cibo, generi di prima necessità, aiuti umanitari, medicine. Ben 37 organizzazioni umanitarie che nella Striscia operavano tra rischi e difficoltà, dal 1° gennaio si sono viste negare l’accesso. Al contempo, in Cisgiordania le invasioni dei coloni israeliani protetti sono sempre più massicce.
"Come artisti necessario denunciare”
“Come artistə, autorə, lavoratorə del cinema e attivistə, essere a fianco della Palestina è ancora più necessario – scrivono i firmatari - proprio adesso che la crescente politica di repressione del dissenso, di criminalizzazione delle proteste e la persecuzione penale di singolə attivistə e organizzazioni aumentano quotidianamente: di Palestina si parla solo in termini di provvedimenti giudiziari nei confronti di associazioni ed attivistə”.
L’appello al cinema europeo
L’appello si rivolge a tutti, dunque, ma è in particolare una chiamata nei confronti del cinema europeo e degli European Film Awards, perché prendano una posizione attiva e responsabile, in accordo con quello che deve essere il ruolo del cinema e degli artisti nella società. “Lo sguardo è l’ingrediente fondamentale del cinema. – scrivono - L’arte è mezzo di trasformazione, di testimonianza, di comprensione profonda del mondo, di rappresentazione dell’umano e di sviluppo della coscienza critica: uno straordinario mezzo di riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza che ha il dovere di rispondere alla deresponsabilizzazione e al crescente silenzio sulla Palestina”.
Tra i candidati “The Voice of Hind Rajab”
Tra le opere candidate quest’anno agli Efa ci sono film come The Voice of Hind Rajab, With Hasan in Gaza, che mostrano sul grande schermo i bombardamenti, la fame, la morte di centinaia di palestinesi. L’invito degli artisti è, dunque, a essere all’altezza di queste opere, continuando a denunciare e raccontare i fatti anche al di fuori dei film.
“Il cinema prenda posizione contro il genocidio”
“’La Paura mangia l’Anima’ ammoniva un tempo Fassbinder – conclude la lettera - E allora esortiamo tuttə a non avere paura perché è ancora tanto quello che possiamo fare. Possiamo cominciare noi stessə a fare quello che i nostri governi non fanno, nonostante l’Onu abbia sancito l’esistenza del genocidio in corso. Possono cominciare il cinema europeo e gli European Film Awards, in questo momento storico, diventando occasione per esprimere anche i nostri sentimenti e i nostri pensieri più scomodi, soprattutto se riusciamo tuttə ad avere un po’ più di coraggio”. Questo nuovo appello del mondo del cinema è di fatto un richiamo al senso più profondo e autentico della comunicazione stessa, perché le parole e le immagini devono poter servire a imprimere un cambiamento al mondo. Se così non è, la loro stessa esistenza cessa di avere un significato.
























