Sanremo è lo specchio del gender gap nella musica italiana. Sul palco solo 8 donne su 30 artisti, e una sola band al femminile.
Se Sanremo è lo specchio dell’industria musicale nel nostro paese, non ci sono dubbi: abbiamo un problema di gender gap. Nelle classifiche dei 100 album più venduti in Italia nel 2025, sono presenti solo 8 donne.
E che immagine restituisce il Festival di Sanremo?
Il palco dell’Ariston, dietro i fiori, riflette squilibri e dinamiche di potere ben precisi, con una struttura quasi completamente al maschile: autori dei brani, artisti in gara, direzioni artistiche, conduzioni. In settantasei edizioni, le conduttrici principali sono state soltanto sei. Le direttrici artistiche una sola, Carla Vistarini, nel 1997, ma insieme a Pino Donaggio e Giorgio Moroder.
Tispiegoildato.it ha fotografato così la settantaseiesima edizione: su 30 artisti in gara ci sono solo 8 donne, più Le Bambole di Pezza, la prima band al femminile in oltre settant’anni.
Su un totale di 118 autori, solo 15 sono autrici, spesso interpreti del brano stesso, come nel caso di Levante. Stiamo parlando di un ambito – la musica – spesso percepito come libero e universale, ma che si regge, in realtà, su meccanismi di esclusione sistemica femminile. Si fa ancora fatica a immaginare un palco dove la presenza femminile non sia l'eccezione da celebrare, bensì la normalità.
Perché a Sanremo la donna deve ancora essere un equilibrio perfetto tra diva e ragazza della porta acconto, tra potenza vocale e grazia istituzionale. L'uomo, invece, può salire a cantare anche in pigiama.
Dalle vallette di Baudo alle co-conduttrici di Conti ne è passato di tempo, ma la sostanza non sembra poi così cambiata: sorridere, stare un passo indietro, fare la quota rosa. Capita così, che tre esperte conduttrici di musica come Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moslehi accettino di vestire i panni delle Carlo’s Angels per il Prima Festival.
Tra ritmi serrati, televendite incorporate e siparietti, c’è davvero poco spazio per l’iniziativa personale delle conduttrici. Nel claim della trasmissione, le tre si dicono “pronte a tutto” per la missione assegnata da Carlo Conti. Ma, forse, è proprio questo il problema.























