Due miliardi di euro di danni calcolati solo per la Sicilia. Le stime ufficiali per Calabria e Sardegna mancano ancora all’appello. E poi il naufragio di almeno un’imbarcazione carica di migranti che cercavano di raggiungere le nostre coste.

Questo il conto provvisorio del ciclone Harry, un evento meteorologico estremo ed eccezionale che si è abbattuto sul Sud Italia e ha riacceso l’attenzione sulle conseguenze del riscaldamento globale sul mar Mediterraneo.

“La situazione meteorologica che si è verificata è stata rara ed eccezionale, soprattutto per il periodo invernale - spiega Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr e direttore dell’osservatorio meteorologico Milano Duomo –. Quindi non possiamo fare confronti con il passato, ma studi dimostrano che nel ciclone Harry c’è stato lo zampino del cambiamento climatico, con un aumento del 15 per cento della velocità dei venti e precipitazioni molto intense. Le cause? Il Mediterraneo nei giorni precedenti al ciclone era più caldo del normale, un fattore che influisce sull’aumento di vapore acqueo nell’atmosfera, una condizione che porta a maggiore energia in atmosfera: questi fattori hanno provocato le piogge violente e i venti forti”.

Mentre la Terra si sta scaldando, il Mediterraneo lo sta facendo ancora di più, almeno 0,4 gradi centigradi rispetto alla media globale. Per questo gli scienziati lo considerano un cosiddetto hotspot climatico, un’area da studiare con attenzione, dove le conseguenze del climate change sono più forti ed evidenti.

“Lo vediamo da una serie di eventi diversi, come l’arrivo degli anticicloni africani che sono un lato della medaglia – precisa Pasini -. Poi quando se ne vanno, entrano correnti più fresche e fredde, con un contrasto termico molto forte di masse d’aria diverse che provocano purtroppo disastri, su un territorio particolarmente fragile come il nostro”.