Si è concluso l’esame del decreto Milleproroghe alla Camera. Tra le questioni in sospeso, c’era l’inserimento del rinnovo del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari, nonché la sua quantificazione economica, mai adeguata in vent’anni al costo della vita. La possibile cancellazione del servizio, oltre al suo mancato adeguamento al costo della vita, ha messo in seria difficoltà la sopravvivenza di un’emittente storica come Radio Radicale. 

Alla fine, il decreto Milleproroghe ha reintrodotto il finanziamento a Radio Radicale per il 2026, ma di fatto lo ha dimezzato, prevedendo la cifra di 4 milioni di euro. Una pesante decurtazione - commenta Riccardo Saccone, segretario generale di Slc Cgil - che mette a rischio la sopravvivenza di una voce che in questi anni ha svolto un ruolo oggettivamente importante nel processo di informazione dell'opinione pubblica”.

La Slc e la Cgil, insieme a Snater e al Cdr della radio, avevano  fortemente caldeggiato che all’emittente radiofonica fosse garantito di poter espletare il servizio per cui è riconosciuta come "impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale". Ta l’altro, proprio nel 2026 ricorre il cinquantesimo anniversario dell'inizio delle trasmissioni.

“Con un servizio pubblico radiotelevisivo di cui denunciamo quotidianamente le crescenti difficoltà per precise responsabilità dell'attuale governance – prosegue  Saccone –portare Radio Radicale a una crisi potenzialmente irreversibile non è un buon segnale per la libertà di informazione del Paese. Siamo ancora in tempo per impedire tutto questo". 

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