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Si è chiuso a Roma l’Attivo dei quadri e delegati dei porti della Filt Cgil con l’avvio di un percorso che possa portare a un a giusta e omogenea regolamentazione del lavoro nei porti, “un lavoro particolare, un bene comune”, come lo definisce il segretario nazionale della Filt Cgil, Eugenio Stanziale. In particolare si è approfondito il tema dell’articolo 17 della legge 84/94 per giungere a elaborare iniziative che saranno organizzate dal sindacato.
Stanziale ricorda che il suddetto articolo “definisce tutta una serie di regole e di diritti, ma, come spesso avviene quando si parla di lavoro e sono coinvolti soggetti terzi, vi è un'aggressione feroce al modello definito dalla legge.
Noi pensiamo invece che l'articolo 17 deve essere rivalutato anche alla luce di tutte le evoluzioni e tutti i cambiamenti del settore che ci sono stati nel corso degli ultimi anni. Per avere un porto giusto, perché i porti sono luoghi di incontro particolarissimi, c'è necessità che venga rilanciato in pieno quel modello portuale che è stato costruito 30 anni fa”.
Il segretario della Filt non nega la necessità di una rivisitazione della legge che rimetta al centro il lavoro: “Senza un lavoro giusto e sostenibile, diritti e sicurezza, il rischio che corriamo è la frammentazione, la precarietà e chiaramente redditi sempre più bassi. L'articolo 17, ora sotto attacco da parte dei soggetti industriali terzi, viene applicato in maniera differente tra porto e porto, perché poi sito ha una sua specificità.
Noi pensiamo che mettendo insieme tutte queste diversità, si posa ripartire per rilanciare il sistema portuale. Se non si mette la qualità del lavoro al centro di qualsiasi riforma, si avranno sempre riforme destinate a non avere una loro efficacia”.
Un lavoro soggetto a discontinuità e rischi
Il lavoro portuale è per sua natura fatto di discontinuità che si traduce poi nella precarietà dei lavoratori. “Le navi che attraccano – spiega Stanziale – sono legate a tutta una serie di situazioni variabili: il numero di navi in porto varia di giorno in giorno e con esso la necessità di lavoratori senza che questo possa essere programmato. Questo non vuole però dire che non si debbano costruire regole che possano garantire a tutti le giuste condizioni”. Secondo il sindacato l'articolo 17 è il perno sul quale gira tutta l'attività perché racchiude tutta una serie di buone pratiche.
Inoltre l’attività portuale necessita di adeguata formazione perché in termini di sicurezza i rischi sono alti. “Come aggravante c’è anche l'elemento dell’anzianità dei lavoratori portuali e sul quale il sistema Paese non ha mai dato una risposta, nonostante le nostre sollecitazioni”, afferma Stanziale.
"Stiamo chiedendo un fondo che possa aiutare il pensionamento – prosegue – e che alcuni lavori particolari vengano inseriti nell’elenco di quelli usuranti. Purtroppo gli incidenti sono spesso all'ordine del giorno e sicurezza e formazione sono strettamente legati. Ricordiamo che un lavoratore del porto non lo si può reclutare da qualsiasi agenzia interinale, le mansioni sono spesso delicate delicato e l’errore fatto all’interno di un protocollo può davvero costar molto. Si tratta di lavori molto qualificati e troppo spesso ci scordiamo che anche i lavori manuali, in un’infinità di casi, sono altamente qualificati”.


























