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Il punto di vista

“A Glasgow ci vogliono parole chiare”

Patrizia Pallara
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Per Mariagrazia Midulla del Wwf alla Cop26 sono tante le questioni tecniche ancora aperte. Ma quello che manca alla Conferenza dell'Onu sul clima, a pochi giorni dalla conclusione, è la decisione politica che dovrebbe scolpire nella pietra i passi da compiere

Dopo la pubblicazione della prima bozza del documento finale della Cop26, che verrà esaminata dai governi, a Glasgow continua il lavoro della diplomazia, alla ricerca di un accordo difficile da raggiungere. La Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, che prima di cominciare era stata ribattezzata “flop26”, profetizzando così che sarebbe stata un fallimento, si avvia verso la conclusione, ma sono ancora tanti i nodi da sciogliere e le questioni aperte sulle quali le parti si confrontano.

“La nostra sensazione è che sui diversi negoziati ci sia la volontà di concludere – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia Wwf Italia, che sta seguendo i lavori della Cop -. Quello che non è chiaro è la decisione più politica, se arriverà a dire parole chiare su quello che dobbiamo fare per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. Nel pacchetto delle decisioni tecniche troviamo la questione dell’articolo 6 sui mercati del carbonio (uno strumento per ridurre le emissioni di gas a effetto serra previsto dall’accordo di Parigi, ndr), sul quale è in atto il tentativo di sporcare il tutto con conteggi che non sono trasparenti. E poi c’è il modo in cui vengono rendicontate le emissioni, un fattore molto importante. Queste sono alcune delle regole che vanno approvate”.

 

 

 

Tra gli altri punti critici in discussione, secondo Midulla, le esigenze legate all’adattamento, “perché gli scienziati ci hanno spiegato che su diversi aspetti non si potrà più tornare indietro”; il cosiddetto “loss and damage”, “la perdita e il danno”, in riferimento ai danni causati dal cambiamento climatico, un elemento che riguarda i Paesi più vulnerabili e poveri che dovrebbero essere messi nelle condizioni di far fronte alle emergenze; e la questione della finanza, l’impegno che gli Stati più industrializzati hanno assunto a Parigi a versare 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2025, cifra che dovrebbero servire a rendere accessibile la transizione ai Paesi che non hanno mezzi per entrare nelle nuove tecnologie.

“Come finirà la Cop26? Beh, se si conclude con un rinvio o con decisioni solo tecniche, questo esporrebbe governi a forti critiche da parte dei giovani ma non solo – dice Midulla -. Per il resto, quello che noi auspichiamo, penso che si potrebbe uscire con una dichiarazione politica in cui si comincia a scolpire nella pietra alcuni passi che bisogna fare, a partire da qualcosa di più chiaro rispetto all’uscita dai combustibili fossili. Se già si dicesse che gli obiettivi vanno scritti, controllati e adeguati a 1,5° C sarebbe una cosa di grande rilievo”.

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