Partire da un obiettivo, valorizzare le competenze delle professioni sanitarie, e raggiungerlo attraverso un documento con proposte puntuali che identificano il come farlo e soprattutto il perché farlo, ovvero l'essere uno strumento straordinario per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini. Oggi, infatti, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno chiamato a raccolta oltre 500 rappresentanti dei 650 mila professionisti della sanità per discutere delle proposte delle rappresentanze sindacali e professionali per definire la strada della crescita delle competenze, come chiave per migliorare la qualità del lavoro in sanità. 

A tirare le fila della giornata, che ha registrato la presenza della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, è stata la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino. Ed è proprio alla titolare del dicastero della Salute che Sorrentino si è rivolta nel corso del suo intervento, sottolineando l'importanza del documento presentato: “Oggi abbiamo fatto un passo importante e le abbiamo offerto una grande occasione: avere un documento condiviso tra rappresentanze diverse che puntualizzano alcune proposte con al centro il tema di come valorizzare le competenze delle professioni sanitarie”. 

Un tema affrontato, proficuamente, “attraverso un dialogo tra la rappresentanza sindacale e quella delle professioni, con proposte puntuali di revisione della normativa e degli ordinamenti che oggi impediscono di esercitare fino in fondo i tre pezzi che rappresentiamo: autonomia, responsabilità e contrattazione”. Le ragioni di questo documento comune? “Perché la valorizzazione delle competenze di chi lavora in sanità è una chiave straordinaria per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini”.

Un confronto, quello tra Lorenzin e Sorrentino, partito subito in maniera serrata. All'affermazione infelicemente ironica della Lorenzin - 'Quando sono diventata ministro non sapevo cosa fossero i Lea' - la secca replica della segretaria generale Fp Cgil: “Da cittadino mi inquieta che lei abbia accettato il dicastero della salute non avendo ben chiaro cosa fossero i Lea, e la cosa non mi fa sorridere”. Ma soprattutto l'appunto della numero uno della Funzione Pubblica Cgil: “Da sindacalista invece mi preoccupa che lei non abbia mai citato il tema della qualità del lavoro”. 

La rivendicazione messa sul piatto da Serena Sorrentino è l'apertura di un confronto sul merito, ovvero “come il nuovo contratto nazionale possa avere strumenti e risorse per innovare il sistema sanitario pubblico attraverso la partecipazione attiva dei lavoratori e dei professionisti che ci lavorano”. Anche perché il contratto, “oltre ad essere il giusto riconoscimento salariale per le lavoratrici e per i lavoratori, è uno strumento fondamentale per garantire i cambiamenti organizzativi”. Ed è per queste ragioni, anche in relazione alle parole della ministra Lorenzin, che Sorrentino ha spiegato che “il tema del finanziamento è generale” e investire deve essere una precisa scelta “per poter programmare il 'cambiamento' e non inseguirlo”.

Un cambiamento che passa, e qui Sorrentino ha elencato alcune questioni specifiche, come lo sblocco del turn over, il bisogno di aumentare le dotazioni organiche, il rispetto del giusto orario di lavoro e altro ancora. Insomma, sul piatto proposte puntuali, insieme alla disponibilità ad entrare nel merito delle scelte. Queste ultime però, secondo Sorrentino, “devono avere la stessa visione: il lavoro in sanità deve essere l'elemento, e non uno dei tanti, per riordinare la qualità generale del sistema”.

Sindacati a Lorenzin: prendiamo per impegni le dichiarazioni al confronto

 

“Prendiamo per impegni le dichiarazioni del ministro sull’apertura di un confronto vero con tutte le rappresentanze dei lavoratori della Sanità, sugli investimenti per migliorare i percorsi di cura e sulle risorse che mancano per rinnovare i contratti di lavoro del pubblico impiego. Ma sulla valorizzazione delle competenze bisogna fare molto di più”. Così Serena Sorrentino, Giovanni Faverin e Giovanni Torluccio – segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl, in una nota unitaria.

Oltre 500 rappresentanti dei 650mila professionisti della sanità che fanno capo alle Federazioni degli infermieri, delle ostetriche, dei tecnici di radiologia e del Conaps, il coordinamento nazionale di tutte le professioni regolamentate ma ancora non ordinate in Ordini e Collegi, si sono date infatti appuntamento a Roma, chiamate a raccolta dalle federazioni di categoria di Cgil Cisl Uil, per definire la strada della crescita delle competenze per la qualità del lavoro in sanità, e per presentare le proposte delle rappresentanze sindacali e professionali.

Sindacati confederali e organismi professionali insieme perché la riorganizzazione del sistema sanitario non può prescindere dal coinvolgimento di chi lavora ogni giorno per garantire cura e assistenza sul territorio: “Serve innovazione organizzativa e professionale. Vogliamo aprire una grande stagione di coprogettazione dei servizi e dei percorsi di salute. Dobbiamo ridisegnare un sistema sanitario che, dopo la stagione dei tagli lineari e con i contratti di lavoro ancora bloccati, non è più in linea con i nuovi bisogni di salute delle persone e delle comunità. Bisogna puntare sugli investimenti, sul riconoscimento e sulla crescita delle competenze delle professioni sanitarie”, hanno affermato Cgil Cisl e Uil.

Quattordici le proposte presentate oggi al ministro e ai rappresentanti delle regioni: mettere a punto un modello organizzativo che abbia il proprio baricentro nel territorio; prevedere la reale integrazione ospedale-territorio in un modello di continuità assistenziale; implementare le competenze specialistiche per le professioni sanitarie; prevedere standard unici minimi obbligatori, sia professionali che organizzativi, per tutto il territorio nazionale; realizzare indicatori di risultato sia per l’ambito ospedaliero che per quello territoriale; definire le professioni sanitarie e sociosanitarie a livello nazionale, secondo i criteri uniformi fissati dalla comunità europea; ridefinire le competenze e le responsabilità dell’operatore socio-sanitario istituendo realmente un unico percorso di formazione sull’intero territorio nazionale; aprire il confronto con le organizzazioni sindacali, oltre a quello già in essere con le rappresentanze professionali, sulla quantificazione dei fabbisogni di personale per tutte le professioni; progettare corsi universitari di base e post-universitari delle professioni sanitarie con il coinvolgimento del servizio sanitario nazionale, delle regioni e delle aziende sanitarie e non solo dell’Università; coinvolgere i professionisti sanitari nell’organizzazione dei corsi universitari anche per quanto riguarda la titolarità di docenza, coordinamento e direzione; stabilire diritto all’educazione medica continua (ECM) per tutti i lavoratori e a spese del datore di lavoro, quale che sia il ruolo ricoperto e /o il tipo di contratto di lavoro applicato; prevedere permessi retribuiti per formazione universitaria ed ECM anche ai precari; poter acquisire crediti ECM in ambito universitario, con il rilascio di crediti CFU; sbloccare definitivamente la riforma degli ordini per valorizzare e garantire la professionalità.

“Su questi punti vogliamo un confronto di merito con governo e Regioni”, hanno concluso Sorrentino, Faverin e Torluccio, “E al ministro Lorenzin chiediamo più coraggio. Se come ha detto oggi l’investimento nelle professionalità è priorità del governo, lo dimostri subito: porti a termine il percorso di implementazione delle competenze, già avviati per infermieri e tecnici-radiologi, e scommetta sull’innovazione. A partire dal rinnovo dei contratti di lavoro”.