"Rispetto al sempre più diffuso ricorso all’affidamento in appalto di lavorazioni e servizi, con modalità che troppo spesso pregiudicano le condizioni di lavoro, è ormai inderogabile che le istituzioni e le parti sociali si adoperino per una gestione corretta del sistema degli appalti, promuovendo azioni rivolte alla tutela dei lavoratori e alla corretta concorrenza tra le imprese. La Regione Marche, attraverso una regolamentazione in materia di appalti, deve assumere un’iniziativa che rafforzi un sistema di controllo e di trasparenza degli appalti per i settori privati e per l’area pubblica, in grado di garantire la legalità, il lavoro buono, la qualità del prodotto/servizio e di contrastare la concorrenza sleale". È quanto hanno affermato Cgil, Cisl e Uil Marche in occasione del convegno organizzato oggi ad Ancona su 'Appalti e qualità dello sviluppo nelle Marche'.

"Nella nostra regione – hanno proseguito i confederali – si parla  di un fenomeno consistente: solo negli appalti e subappalti pubblici è interessata una platea di circa 40.000 addetti. Quindi, si tratta di un fenomeno ormai strutturale, che impatta fortemente nell'economia dell'intera regione. Ragion per cui, è opportuno che la Stazione unica appaltante delle Marche (Suam), istituita e individuata attraverso la delibera n. 1461 del 22 dicembre 2014, venga messa in condizione di avviare la propria attività, anche come soggetto aggregatore per tutta la regione, così come previsto dall'articolo 9 del decreto 'Sblocca Italia' (n.66/2014). Solo nel 2016, sono da avviare gare per appalti e concessioni per Asur Marche per circa 360 milioni, di cui 28 per l'affidamento dello smaltimento rifiuti, 88 per la fornitura di prodotti ospedalieri, 120 per appalti delle pulizie e 25 per l'affidamento del servizio del Centro unico di prenotazione, scaduto nel 2015 e in regime di proroga".

Cgil, Cisl e Uil, quindi, chiedono "il potenziamento dell’attività ispettiva; l’estensione della norma sul Durc (Documento unico della regolarità contributiva) , dove non sia stato ancora applicato; l’adozione di indici di congruità che esprimano la compatibilità economica dell’appalto, con il rispetto dei contratti di lavoro vigenti; il superamento delle gare d'appalto al massimo ribasso, a favore delle condizioni economicamente più vantaggiose; la definizione di un codice di responsabilità etico-sociale, su cui incardinare un sistema premiante per le gare d'appalto con la costituzione di un apposito albo, prevedendo interventi disincentivanti nei confronti delle imprese che non rispettino il codice, anche attraverso la responsabilità in solido; la creazione di un osservatorio regionale permanente per monitorare gli appalti pubblici e privati per individuare protocolli e indirizzi, in base ai quali costruire bandi e capitolati e per confrontarci con gli organi di vigilanza, le rappresentanze delle autonomie locali e le parti datoriali".

"A livello nazionale, il settore degli appalti rappresenta il 15% del Pil, ma è, al tempo stesso, fonte di potenziale corruzione e illegalità, la cui diffusione rappresenta un freno ai processi d'innovazione, di trasparenza del mercato e di corretta concorrenza. Quindi, chiediamo alla Regione Marche, alle parti sociali e alle istituzioni di concorrere a uno sviluppo di qualità, che ponga al primo posto il rispetto della legalità e dei diritti dei lavoratori", concludono le tre sigle.