Vaccini, virus e varianti infuocano il dibattito sanitario e politico. Decreto per il personale no vax e sostegni in arrivo per molti ma troppo bassi. Sullo sfondo l'economia da rilanciare, il Pnrr da completare 

Prime pagine

Doppia apertura per Il Sole 24 ore, la prima è un’infografica con il titolo: “Fondo perduto. Ecco chi è in out e la dote in gioco”, la seconda invece recita: “Scuola, maxi piano per assumere precari”. Anche il Corriere della Sera si occupa di scuola ma da una diversa angolazione: “Scuola, un caso le bocciature” nell’occhiello spiega: “Presidi e studenti: meglio tutti promossi ma con recuperi. Bonaccini critica De Luca sullo Sputnik”. La Repubblica titola: “Allarme terapie intensive, i segreti dell’emergenza”, e nel sommario: “Il ministero della Salute: iniziano i giorni più duri avremo il picco di ricoveri. Ospedali al limite in 13 regioni: Dietro la crisi, corsie chiuse, ventilatori non consegnati, pochi medici. I Nas indagano sui dati forniti al Governo”.
Il Messaggero, invece, punta i riflettori sul contagio: “Il virus muta, allarme Lazio. Non si apre fino a maggio” e nel sommario la spiegazione: “Carica virale doppia e sintomi diversi, lo studio delle Uscar descrive il nuovo Covid. Preoccupano i dati nazionali sul contagio. Timori per la riapertura delle scuole”. La Stampa, come Il Sole, sceglie l’economia: “Draghi prepara i ristori selettivi, nuovi aiuti a chi è rimasto chiuso”. Infine il Fatto Quotidiano: “Gli Italiani reclusi in casa e Renzi in Bahrein al GP”.

Le interviste

Roberto Fumagalli, direttore del Reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Niguarda di Milano, intervistato dal Corriere della Sera afferma: “Siamo in decisa sofferenza” e rispetto alle riaperture: “È necessario resistere ancora per un po’, speriamo non per molto, ma si deve. I comportamenti virtuosi e le chiusure finora hanno pagato….Purtroppo siamo ancora in una fase di crescita dei ricoveri in terapia intensiva …..e dal nostro osservatorio vediamo che la situazione non è positiva, finché i numeri non calano non possiamo stare tranquilli”.
Sempre sulla gestione della pandemia vanno segnalate alcune conversazioni con presidenti di regione. Sul Corriere della Sera Maurizio Fugatti del Trentino afferma: “Qui in classe già oggi. Vogliamo dare un segnale con noi un fronte trasversale. È un movimento vasto a spingere per la ripartenza. Spero che la zona rossa venga revocata a breve”. Massimiliano Fedriga, dal Friuli Venezia Giulia, su La Repubblica dice: “Torniamo ai 4 colori, se i ristoranti sono pericolosi deve essere uno studio a dirlo. ..Chiederò a Draghi di cancellare il parametro dell’incidenza. Così il Paese non sopravvive”.
Eugenio Giani, toscano, dalle colonne de La Stampa critica l’iniziativa campana sul vaccino russo e dice: “Preferisco lavorare in armonia con lo Stato e fare squadra. A Draghi chiediamo le fiale. Una road map delle riaperture può essere un’idea, darebbe fiducia agli operatori”.

Gianluca Di Feo, a pag. 23 de La Repubblica, dialoga con il nuovo comandante dell’Arma dei Carabinieri Teo Luzi: “Guardo ai ragazzi come Greta perché dobbiamo imparare da loro: testimoniano l’importanza di contrastare il cambiamento climatico e di riscattare la terra dall’inquinamento….. A me piace definirli i nuovi ecologisti: hanno una sensibilità per il destino del pianeta da cui possiamo solo imparare. Sono in grado di comprendere la fragilità del nostro ecosistema e trasformarla in buone pratiche. Il punto chiave è proprio quello della consapevolezza”. Rispondendo ad una domanda sulle risorse europee in arrivo, occasione ghiotta per mafie e speculatori, Teo risponde: “Ci rendiamo conto della sfida e ci siamo già organizzati. L’Arma dovrà mettere a disposizione le competenze che abbiamo maturato grazie all’integrazione dei reparti ambientali e dei carabinieri forestali per vigilare sulle risorse che saranno riversate nel settore della ecosostenibilità. Ma voglio allargare il discorso. Questa manovra economica senza precedenti conferma che lo sviluppo può esistere solo se sostenibile”.

Editoriali e commenti

La Repubblica pubblica un lungo scritto di Isaia Sales sulle sfide del Recovery Fund dal titolo significativo: Investire sul Sud come la Germania fece sull’Est”. L’autore mette a confronto i divari tra settentrione e meridione del nostro Paese con quelli tra Ovest ed Est della Germania. E dalla lezione tedesca trae tre insegnamenti utili a noi: “1) Ogni divario tra diverse parti di uno stesso paese è colmabile, e lo si può fare (se si vuole) in pochi decenni anche partendo da situazioni peggiori di quelle che ci sono in Italia tra Nord e Sud…….2) Il ritardo economico non è un fatto antropologico, non appartiene alla razza, all’indole, al carattere,  al clima, non è uno stigma morale……3) Non è vero che i soldi spesi nelle aree più arretrate sono uno spreco, una perdita secca per lo Stato e per i territori più ricchi. Colm

are i divari economici è una operazione che si ripaga ampiamente, è un affare per tutti e non un sacrificio”. E conclude il suo lungo articolo Sales: “Draghi ha davanti a sé la possibilità di ripetere un nuovo miracolo economico. Non si potrà certo replicare il modello della Cassa per il Mezzogiorno, ma la nazione ha bisogno di una strategia che inglobi il suo Sud. D’altra parte le risorse europee sono tante proprio perché assegnate in base alle difficoltà economiche delle regioni meridionali. L’Italia non ce la farà a riprendersi riattivando un solo motore produttivo; ha la possibilità di accenderne un secondo che renderà più veloce ed efficiente il primo. Far crescere il Sud è un affare per l’economia italiana. L’occasione si ripresenta. Come nel secondo dopoguerra. Come in Germania”.

Da segnalare su L’economia del Corriere della Sera un articolo di Martina Pennisi su L’agenda Colao e la terza via per la rete unica: “Il titolare della Transizione digitale deve superare il divario sul web. Vuol dire mettere sulla Rete veloce entro il 2026 privati e imprese, scuole e isole. E rendere lo Spid una consuetudine. Perché è inutile avere un Paese connesso se i cittadini non lo sono”.

Sempre su L’Economia del Corriere della Sera scrive Dario Di Vico: “La scorsa è stata una settimana ricca di novità per quanto riguarda il mondo del lavoro digitale, la galassia dei rider e dei trasportatori che ruotano attorno alle piattaforme del food delivery e più in generale dell’e-commerce. È stato lanciato, con un forte impatto mediatico, il primo sciopero di Amazon e pochi giorni dopo è stato firmato un accordo tra Cgil Cisl e Uil e Assodelivery per contrastare i fenomeni di caporalato digitale. …….. quella che invece ci appare la sostanza è che, seppur tra molte difficoltà, si sta facendo strada l’idea che la regolazione del rapporto di lavoro delle nuove figure della gig economy vada sottratta alle sentenze dei giudici e vada riportata nell’alveo delle relazioni industriali e del negoziato”.

Infine Ferruccio De Bortoli che, sempre su L’Economia del Corriere della Sera firma una lunga analisi su quale sia la ricetta per far ripartire l’economia e il Paese: “Consumi avanti tutta e chi ha vinto può aiutare”.

Economia lavoro e sindacato

Ampio spazio in cronaca sulla pandemia. Lorenzo Savia sul Corriere della Sera illustra “l’obiettivo ambizioso ma possibile del governo, entro giugno 60 milioni di dosi di vaccino. Da metà aprile 500mila iniezioni al giorno in attesa di Johnson &Johnson e Curevac”. Ma a tener banco sulle pagine dei giornali è la discussione su cosa e quando aprire, cosa e quando si potrà fare. Ne parlano Lorenzo De Cicco e Mauro Evangelisti su Il Messaggero illustrando uno studio delle Uscar del Lazio secondo il quale la carica virale delle varianti è più alta del 2020 e questo suggerirebbe al governo di continuare con le attuali chiusure ancora per tutto aprile.
La Repubblica, a pag. 3, pubblica una inchiesta firmata da Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su mal funzionamenti  della sanità. Dai ventilatori abbandonati ai reparti creati sulla sulla carta ma mai attivati, dai soldi ai privati alla mancanza di personale. E gli stessi autori lanciano un altro allarme: “Terapie intensive arriva il picco. Ospedali in crisi in 13 regioni”. Chi vuole chiudere e chi vuole aprire nell’articolo di Annalisa Cuzzocrea a pag. 4 del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, autrice da conto anche del decreto in arrivo mercoledì con l’obbligo di vaccino per il personale sanitario a contatto con i pazienti. Su Collettiva.it Vaccini, per chi lavora in sanità sono un dovere etico

Su diversi quotidiani, poi, l’avviso lanciato dai magistrati: “Vaccinateci o la giustizia si ferma”

A pag 17 de La Stampa, Paolo Burioni  ricorda che ormai mancano solo due mesi alla scadenza per la presentazione del Pnrr a Bruxelles, tra mercoledì e giovedì sono attesi i pareri di Camera e Senato, ”Stando al testo cui stanno lavorando a Montecitorio sono 16 le richieste al Governo”. Sempre sul quotidiano torinese Sandra Riccio firma un dossier che illustra le difficoltà per le famiglie di accedere al super bonus: “Un flop per troppa burocrazie”.

Giovanni Pons su Affari & Finanza de La Repubblica, firma una lunga ricostruzione su “Banda larga pubblica o privata, un dilemma che dura da 25 anni”. Sostiene Pons: “La costruzione di una rete di telecomunicazioni a banda larga che possa raggiungere tutta la popolazione italiana e garantire l’accesso a Internet ad alta velocità è un tema ricorrente degli ultimi 15 anni ma è tornata prepotentemente alla ribalta nei giorni della pandemia”. Secondo l’autore: “Tocca a Draghi che guidò le privatizzazioni degli anni ’90 dalla poltrona di direttore generale del Tesoro – ma che in colloqui privati ha preso le distanze dagli errori di Prodi e Ciampi sulle modalità con cui sono state messe sul mercato Telecom e Autostrade – trovare la soluzione dei giorni nostri mettendo d’accordo pubblico e privato. Abbandonata l’idea di una nuova nazionalizzazione, come chiede il M5S, una rete unica con Tim al 51% potrebbe convincere solo con una governance molto spostata verso il pubblico (la CdP) e con forti indirizzi di politica industriale da parte del governo. Il quale potrebbe definire una sorta di timetable degli investimenti, degli obiettivi e delle sanzioni, da effettuarsi entro il 2026. Quando l’Italia digitale dovrà essere al passo con i tempi”.

Sullo stesso tema intervengono su Collettiva.it Barbara Apuzzo e Riccardo Saccone Connettere il Paese per rilanciare l’economia

L’apertura di Collettiva.it è dedicata alla storia della Miteni, un’azienda chimica del vicentino che per decenni è stata causa di inquinamento. Il Longform è curato da Patrizia Pallara Industria Tossica

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