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La Liguria punta sulla ripartenza

Patrizia Pallara e Giovanna Cereseto
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Un accordo sottoscritto con la Regione per una misura di sostegno al reddito degli stagionali del turismo e per garantire un contributo agli addetti delle mense scolastiche. E un'intesa anche con Confindustria per sostenere le imprese e salvaguardare l'occupazione. Per fare fronte all'emergenza sanitaria, che è diventata emergenza economica e occupazionale, la Cgil è impegnata a tutto campo. Perché la ripresa passa attraverso il rilancio industriale e la creazione di posti di lavoro di qualità

Molte intese e altrettanti accordi, tutti finalizzati a creare sviluppo, occupazione di qualità, posti di lavoro duraturi. In Liguria la Cgil chiude il 2020 con un bilancio positivo sul fronte delle attività e della contrattazione, nonostante anche qui la pandemia abbia travolto la regione, segnato la popolazione anziana, indebolito e messo in difficoltà diversi settori, primo fra tutti quello turistico, messo letteralmente in ginocchio. L’ultima firma in ordine di tempo quella in calce all’alleggerimento della pressione fiscale per le famiglie con almeno due figli: in una regione che registra un declino demografico senza precedenti è stata ampliata la detrazione ai nuclei con un reddito fino a 28mila euro, estendendo così la platea dei beneficiari.

“Con questo protocollo d’intesa firmato con la Regione, che sta andando all’approvazione del Consiglio, si coinvolgono i cittadini con redditi medio-bassi e quindi una fetta di lavoratori dipendenti – spiega Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria -. Un'altra parte di questo stesso accordo ha lo scopo di dare una sorta di ristoro alle piccolissime imprese, attività fino a un dipendente, con l’impegno a usare il contributo per garantire la continuità aziendale da una parte e dall’altra a mantenere l’occupazione anche oltre i termini del blocco dei licenziamenti”.

Nonostante il sindacato debba fare i conti con una giunta di centro-destra, che dimostra limiti in termini di visione e di politiche di programmazione, è riuscito con la forza delle sue idee a conquistare spazi importanti di contrattazione, soprattutto sull’utilizzo dei fondi europei. Come l’accordo sulle aree di crisi non complesse, che destina 23,5 milioni di euro, risorse che si potevano riprogrammare per affrontare l’emergenza Covid, per finanziare imprese del settore manifatturiero, vincolando la formazione della graduatoria agli investimenti fatti e alle assunzioni a tempo indeterminato. E l’intesa con Regione e Confindustria: le imprese che presentano progetti per accedere ai finanziamenti del fondo sociale europeo per la riqualificazione e la formazione del personale, devono fare la contrattazione di anticipo.

Poi c’è l’accordo per integrare il reddito delle addette alle mense scolastiche, che hanno smesso di lavorare il 24 febbraio quando hanno chiuso le scuole, e il meccanismo di sostegno al reddito ai lavoratori stagionali che avevano perso il lavoro e finito gli ammortizzatori sociali, in un settore come quello del turismo che è stato tra i più bistrattati a causa della pandemia.