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Domande discriminatorie: ecco cosa dice il Codice delle Pari opportunità

Contratti e lavoro pubblico, tutti in piazza
Foto: Foto di Marco Merlini
Serena Girotti
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Come sindacalisti dell'orientamento al mercato del lavoro, riteniamo fondamentale fare chiarezza sul fatto che i quesiti personali e comportamenti devono rispettare dei precisi confini affinché non diventino allusivi ai limiti della discriminazione e dell'illegalità

Il colloquio di lavoro è uno tra i momenti chiave del processo di selezione e prevede che i candidati ragionino e forniscano risposte a un gran numero di domande, spesso legate al proprio modo di agire, alle attitudini e alla motivazione. Studiare la posizione professionale, raccogliere informazioni sull'azienda, rileggere la lettera di presentazione e il curriculum vitae sono solamente alcuni dei passi fondamentali per affrontare il colloquio nel migliore dei modi. Inoltre, per gestire la tensione e l'emotività, può essere utile prepararsi a rispondere alle domande che i selezionatori utilizzano più frequentemente.  

Ve ne elenco alcune:
• Quali sono i suoi punti di forza?
• Quali aspetti di lei vorrebbe migliorare?
• Quali sono i suoi obiettivi professionali?
• Come la descriverebbero i suoi amici?
• Come si trova a lavorare in team?
• Mi racconta una situazione conflittuale a lavoro e come l'ha superata?

Tutte queste domande fanno riferimento alla sfera comportamentale dei candidati e hanno l'obiettivo di valutare, non tanto le competenze tecniche, quanto più se valori, principi e comportamento del candidato siano in linea con la posizione ricercata e la cultura aziendale.

Come sindacalisti dell'orientamento al mercato del lavoro, riteniamo fondamentale fare chiarezza sul fatto che i quesiti personali e comportamenti devono rispettare dei precisi confini affinché non diventino allusivi ai limiti della discriminazione e dell'illegalità. Un esempio potrebbe essere quello di chiedere a una candidata se ha dei figli, se è nei suoi progetti futuri, se è sposata o single.

A tal proposito il Codice delle Pari opportunità, in vigore dal 2006 con il decreto legislativo n.158, ha indicato le misure volte a eliminare ogni forma di discriminazione basata sul sesso, promuovendo una parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini che deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell'occupazione, del lavoro e della retribuzione.

Nel dettaglio, l'articolo 27 vieta "qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione [...] a tutti i livelli della gerarchia professionale". Inoltre, tale Codice aggiunge il divieto di discriminazioni "attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive" e "attraverso meccanismi di selezione che prevedano come requisito professionale l'appartenenza all'uno o all'altro sesso".

Ciò significa che le decisioni relative alla propria vita privata non devono rappresentare le premesse per un'eventuale assunzione e soprattutto non devono essere determinanti per la decisione del datore di lavoro che dovrebbe invece valutare esclusivamente il candidato in base alle proprie competenze, abilità ed esperienze.

Affrontare un colloquio in cui vengono poste domande scomode, avendo la consapevolezza che alcune sono espressamente vietate, può sicuramente rappresentare un elemento per capire il tipo di ambiente lavorativo e l'attenzione rispetto alle tematiche legate alla genitorialità, all'accudimento e  più in generale al cosiddetto work life balance.

I sindacalisti dell'orientamento al mercato del Lavoro - Sol Cgil possono supportarti nel riconoscere e segnalare agli enti preposti situazioni ingiuste in cui sono state poste domande non professionali e discriminatorie, dando piena attuazione al Codice delle Pari opportunità. 

Sirena Girotti è responsabile Sol Cgil di Macerata