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18 ottobre

L'eco di Piazza San Giovanni

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Prime pagine
Il Corriere della sera apre con la campagna vaccinale: “Vaccini, i dati della svolta”; la Repubblica con lo schema della Legge di bilancio: “Una manovra da 25 miliardi per la crescita e il sociale”; così come la Stampa: “Cuneo fiscale, reddito e pensioni la sfida di Draghi ai veti dei partiti”. Il Messaggero sceglie invece l'affluenza per il secondo turno delle comunali: “Cresce l'Italia del non voto”; mentre il Sole24Ore opta per il fisco: “Casa ai giovani senza tasse (e senza rebus)”. Il Fatto quotidiano sceglie infine la cronaca giudiziaria: “Salerno, indagini e condanne: si sbriciola il sistema De Luca”.

Interviste
Sulla Stampa, a pagina 6, Flavia Amabile intervista Susanna Camusso, responsabile delle politiche di genere della Cgil, che torna sulla manifestazione antifascista di sabato: “Non era solo una piazza di reazione. Era una piazza di impegno che ha chiesto di ricostruire una dimensione culturale che sia una risposta democratica compiuta. Era una piazza non solo di riaffermazione ma anche di cambiamento. Cosa bisogna cambiare? Bisogna intervenire sulla disuguaglianza, sulla violenza, sul bisogno di contrastare le solitudini. Lo chiamerei bisogno di chiudere la lunga stagione dell'individualismo e degli egoismi. È giusto dire che i fascisti non devono esistere nella politica di questo Paese ma c'è anche una struttura sociale a cui bisogna dare delle risposte e non può esserci una politica disinteressata a dare una risposta alla disaggregazione sociale”.

Sulla Repubblica, a pagina7, Giovanna Casadio intervista a Lorenzo Pregliasco. fondatore di YouTrend, sul crollo dell'affluenza alle comunali: “In parte è insita nel meccanismo del ballottaggio che prevede sempre un calo rispetto al primo turno - si legge - . Chi ha votato candidati che non sono andati allo spareggio, preferisce naturalmente stare a casa. Per Roma va ricordato che il 40 per cento dell'elettorato aveva espresso nel complesso un voto per Virginia Raggi, per Carlo Calenda, per gli altri candidati minori che sono rimasti fuori. Il ballottaggio nella Capitale riguarda adesso Enrico Michetti e Roberto Gualtieri che avevano nel primo round, insieme, mobilitato il 57 per cento dei consensi, in pratica poco più della metà dell'elettorato capitolino. Però nella Capitale si è andati, almeno nei dati a disposizione, ancora più in basso rispetto alla media nazionale? Possiamo per ora capire dove si sta votando, non chi né tantomeno come si stanno orientando gli elettori. Guardando alla mappa della Capitale, il calo più marcato di partecipazione è nella periferia estrema, dove nel 2016 Virginia Raggi ebbe il 79 per cento dei consensi”.

Sul Fatto quotidiano, a Pagina 5, Antonello Caporale intervista invece Erri De Luca, che dice: "Qual è la grande novità? Che la destra non sa gestire la pandemia e perciò sarà aut nel prossimo futuro. Ovunque si sia trovata a gestire l'emergenza sanitaria ha prodotto caos. Da Trump in poi gli esecutivi di destra o quelli semplicemente autoritari hanno sistematicamente fallito. Perciò io sono persuaso che Salvini e Meloni siano dentro il loro personalissimo tunnel. Meloni parla di una strategia della tensione allo scopo di far fuori il suo partito. Ecco perché dico che proprio non c'è futuro di governo per lei. Una strategia della tensione dovrebbe essere ordita da menti raffinate, da talenti politici, da cervelli grandi così. Ma il personale politico è fatto di mezze cartucce. Al pari delle mezze cartucce di questurini che non hanno saputo fermare una banda di sciamannati la settimana scorsa a Roma. Il giorno della devastazione della Cgil. Cento fascisti disperati liberi di fare casino. Bastava un vice questore minimamente competente. Non c'è da chiamare in causa l'urto della piazza, non c'è da illustrare la sociologia del ribellismo. Si tratta di incompetenza, purtroppo e semplicemente abbiamo dovuto contare i danni causati da incompetenti a cui era stato affidato l'ordine pubblico, poi trasformatosi in disordine”.

Editoriali e commenti
Il fondo del Corriere della sera è affidato ad Antonio Polito, che scrive sulla manifestazione antifascista di sabato a Roma. “L'operazione di riunificare sotto le bandiere rosse del movimento operaio l'intero arco costituzionale presenta però un che di anacronistico - si legge -. E non solo perché negli anni `70 non c'era il centrodestra, c'era la Dc. Ma anche perché oggi è proprio il mestiere principale del sindacato, e cioè la rappresentanza dei lavoratori, che mostra evidenti segni di crisi, di fronte al cambiamento radicale del mondo della produzione e dei servizi. Sarebbe curioso che mentre sono alle prese con la difficoltà di «afferrare» le nuove figure lavorative che l'economia digitale sta creando, le nuove forme di schiavitù che troppo spesso genera, e le nuove povertà sepolte nelle file alla Caritas, il sindacato si mettesse in testa di presentarsi come soggetto politico. Eppure la nostalgia degli anni '70 a questo allude. In quel frangente, soprattutto la Cgil di Lama, ma anche la Cisl di Carniti e la Uil di Benvenuto, furono decisive nel proteggere le istituzioni democratiche dall'assalto del terrorismo rosso, che nelle grandi fabbriche del Nord tentò di entrare in competizione diretta col sindacato per conquistare il consenso della frange più estremiste. E però, allo stesso tempo, in quel decennio la crisi dei governi di centrosinistra investi le confederazioni di un ruolo di cogestione delle politiche economiche nazionali, producendo troppa spesa pubblica e troppo poca produttività”.

Sulla Repubblica, a pagina 3, Carlo Cottarelli scrive poi di legge di bilancio: “La Nadef dice anche che, senza nuove misure, il deficit sarebbe stato di 83 miliardi. Il che significa che nella LdB avranno spazio misure per circa 23 miliardi (106 meno 83). Come saranno utilizzate? Lo doveva indicare il Documento Programmatico di Bilancio da inviare a Bruxelles venerdì scorso (in preparazione della LdB da mandare in Parlamento entro il 20 ottobre), ma ancora non è stato approvato. La Nadef dà però qualche indicazione generale. Qualche miliardo verrà usato per le cosiddette 'politiche invariate'. Si tratta di misure che sono rinnovate di anno in anno per lasciare le cose come stanno. Non sono quindi vere nuove misure. Entrano in questa categoria il costo delle missioni militari all'estero (che dovrebbe essere più basso nel 2022 visto il ritiro dall'Afghanistan), il costo delle operazioni 'strade sicure', i finanziamenti al terzo settore. Non dovrebbe trattarsi di cifre grosse. Verranno però rinnovate altre e più consistenti misure introdotte di recente: l'aumento delle spese sanitarie, gli incentivi all'efficientamento energetico (alias il prolungamento del Superbonus al 110 per cento), il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e gli incentivi agli investimenti innovativi. Ci sarà anche la messa a regime dell'assegno unico, entrato in vigore nel 2021 ma che era stato interamente finanziato solo fino a dicembre. Quindi, non si tratta, anche qui, di veri cambiamenti di politica, ma di continuazione di politiche già esistenti. Il rinnovo dei finanziamenti fornisce però l'occasione di valutare se qualche correttivo non debba essere introdotto a tali provvedimenti”.

Il fondo di Domani è invece affidato al politologo Piero Ignazi, che su Piazza San Giovanni scrive: “Stipata in ogni angolo di manifestanti come non accadeva da tempo dimostra che la sinistra dispone ancora di una capacità di mobilitazione inavvicinabile dagli altri contendenti E che circola un sentimento comune di appartenenza al di là delle divisioni contingenti Soprattutto attesta, in un momento simbolicamente così importante, l'adesione definitiva dei cinque stelle a questo mondo: l'approdo è stato lento e accidentato ma finalmente è arrivato in porto. C'è però anche un'altra piazza da tenere presente è quella, diversificata e volante, della protesta contro i vaccini e il green pass. Da settimane, con un crescendo in coincidenza con il varo dell'obbligo del certificato vaccinale nei luoghi di lavoro, in molte città d'Italia sfilano cortei inneggianti alla libertà contro la dittatura sanitaria. I manifestanti sono uno spaccato della società, con prevalenza di persone nelle fasce di età centrali. Persone probabilmente entrate in difficoltà con le restrizioni a molte attività professionali imposte dal lockdown. Questo movimento ha nel radicalismo di destra e nel populismo i suoi riferimenti. Il lungo periodo di anti-scientismo, di contestazione delle competenze, di complottismo - che vedeva cospirazioni e nemici muoversi nell'ombra, da Soros al gruppo Bilderberg - non poteva non lasciare scorie”.

Lavoro, welfare, sindacato
Della manifestazione antifascista si continua a parlare anche nelle pagine interne dei quotidiani di oggi. Sul Corriere della sera, a pagina 4, Paola Di Caro scrive: “La certezza è che, comunque vada il voto, se ne tornerà a parlare. Perché la manifestazione dei sindacati di San Giovanni ha spaccato il mondo politico: da una parte il centrosinistra, che ha trovato doveroso partecipare e incalza gli avversari: «Nessuno doveva sottrarsi - spiega la capogruppo alla Camera del Pd, Debora Serracchiani — era un momento di unità»; dall'altra l'intero centrodestra che ha disertato un appuntamento «strumentale» e «in violazione del silenzio elettorale». Facile immaginare che da oggi il centrodestra, soprattutto per Roma, chiamerà in causa la manifestazione come fattore distorsivo, sia in caso di sconfitta sia di vittoria”.

Sulla Stampa, a pagina 3, si riportano invece le parole di Maurizio Landini a “Che Tempo che fa” su Rai 3: “E il momento di unire il Paese e unire il Paese significa partire dal lavoro - si legge -. Sarebbe utile prorogare il blocco dei licenziamenti. Il governo, come avevamo chiesto, ha messo a disposizione, fino alla fine dell'anno, un numero di settimane di cassa integrazione per certi settori - commercio, servizi, turismo e tessile. Ed ora, per accompagnare questo provvedimento, bisognerebbe non procedere ai licenziamenti fino al 31 dicembre. A suo parere, poi, il reddito di cittadinanza va migliorato, ma ne abbiamo bisogno perché la povertà è aumentata. Non hanno funzionato le politiche attive per il lavoro, per questo proponiamo scollegarle dall'Rdc e fare una riforma vera degli ammortizzatori'. Quanto ai tamponi occorre farli pagare alle imprese defiscalizzando anche queste spese per evitare divisioni”.

Delle proteste “no pass” si occupa invece Matteo Pucciarelli sulla Repubblica, a pagina 13: “Nel loro confusionismo, alcuni di loro sono istintivamente più 'marxisti' di certi eredi del marxismo smarritisi nello scientismo. Tradotto: confusi, complottisti, furiosi, eppure dentro il cuore di ogni no vax c'è un anelito di lotta da capire e magari indirizzare. Stesso discorso sulle proteste dei portuali. Riprendendo le parole del ricercatore triestino Andrea Olivieri, autore della casa editrice comunista e libertaria Alegre: 'La rabbia che frettolosamente è stata etichettata di volta in volta come 'negazionista' sta subendo una curvatura, e anziché incanalarsi solo in direzione di un'indistinta protesta antisistema, contro i vaccini e un generico potere globale, sta affrontando la questione squisitamente materialista e del tutto marxista dei rapporti di produzione e del conflitto tra capitale e lavoro'. Sarà. Dopodiché in generale tra gli 'anti' vanno molto le riflessioni dei filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben”.

Sempre sulla Repubblica a pagina 4 Valentina Conte scrive di pensioni: “A due mesi e mezzo dalla fine della sperimentazione triennale voluta dal governo Lega-M5S poco più di un terzo della platea valutata nel 2019 vi ha aderito: alla fine si stima saranno 380 mila su 1 milione. Per il 70% uomini, il 30% donne. Nel 49% dei casi dipendenti privati, 31% dipendenti pubblici, 20% autonomi. Importo medio lordo della pensione: 25.663 euro all'anno. Fino ad agosto sono stati spesi 11,6 miliardi. Molto meno dei 21 stanziati. Chi non ha i requisiti per Quota 100 dal primo gennaio 2022 potrà contare solo su quelli ordinari definiti dalla legge Fornero, mai scomparsi d'altro canto: 67 anni e almeno 20 di contributi per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 10 mesi per quella anticipata (un anno in meno per le donne), a prescindere dall'età anagrafica. C'è però una categoria di lavoratori - gli 'scalonati' - che più di altri sentirà il passaggio tra la flessibilità concessa da Quota 100, seppure solo per tre anni dal 2019 al 2021, e a gennaio 2022 si tornerà al regime Fornero”.

Sul Fatto quotidiano, a pagina 3, Marco Grasso si occupa infine della protesta al porto di Trieste: “Si spiega così il dietrofront: "Lo riscriveremo - assicura - è stato un errore". Ma il Clpt ormai è nel marasma. Fra i sindacalisti volano parole grosse, alcuni di loro erano andati a dormire sereni, convinti che il comunicato mettesse fine a tutto: "Quelli mi staccavano la testa", si è giustificato Puzzer con i compagni. Domenica mattina il nuovo colpo di scena: Puzzer si dimette dal Clpt. Su Facebook. Ma nel frattempo continua la protesta e spesso parla a nome dei portuali. La vera incognita riguarda a questo punto l'evoluzione, ormai imprevedibile, di una protesta umorale e senza più una vera guida. Questo pezzo di porto triestino sembra diventato a tutti gli effetti la trincea dei No Vax italiani. Senza dimenticare l'happening di sabato: Enrico Montesano accolto come un capo di Stato. Il presidente del porto Zeno D'Agostino, dopo essersi detto sollevato dalla risposta dei portuali, vorrebbe che il molo fosse sgomberato. Ma, anche senza più camalli, le cose potrebbero non essere così semplici”.

L’apertura di Collettiva è dedicata a un'inchiesta sul mondo dei rider durante la pandemia, mentre sul sito resta ampia la copertura della grande manifestazione antifascista di sabato, con videofoto, interviste e articoli da Piazza San Giovanni.

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