La strage continua sul lavoro e i contrasti interni alla Lega dopo il caso Morisi sono le notizie che dominano le prime pagine dei giornali di oggi. Il Corriere della sera titola: “Scontro ai vertici della Lega”; la Repubblica risponde: “L'ira di Salvini contro tutti. Sfida a Giorgetti”. La Stampa invece sceglie: “Strage sul lavoro, 6 morti. Landini: punire le aziende”, mentre il Manifesto apre con: “Turno di morte”. Il Messaggero sceglie di puntare sui rincari: “Caro-energia: la bolletta vola”; il Sole24Ore opta invece per la politica economica: “Il debito pubblico inverte la rotta”, mentre il Fatto quotidiano sceglie se stesso e la riforma del processo penale: “Vogliono delinquere e vietarci di scriverlo”.

Interviste
Sulla Stampa, a pagina 3, Marco Zatterin intervista il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che parla di sicurezza sul lavoro: "Serve una norma che fermi le aziende sino a quando non sono ripristinate le norme di sicurezza', incalza il segretario della Cgil. Lunedì i sindacati hanno discusso con Mario Draghi come porre termine alla strage ed è cominciato un percorso, concede il sindacalista. Ora il confronto deve continuare, e ottobre deve essere il mese delle decisioni. Due obiettivi: coinvolgere il sindacato nella grande fase di riforme e impegnarsi per migliorare la qualità del lavoro. L'alternativa è la piazza, assicura Landini. Il che, spiega, non è una minaccia, ma 'un esercizio democratico'. Segretario, col premier progressi veri o solo parole sul dossier Sicurezza? 'Progressi veri. La serie degli incidenti dimostra l'urgenza di agire. Qualità del lavoro, salute e sicurezza devono diventare una priorità nazionali'. Servono norme dure. 'Si, certo. Vanno aumentati i poteri ispettivi e le sanzioni. Con Draghi abbiamo condiviso la necessità che nelle imprese che non rispettano norme, o che sono soggette a incidenti, le attività possano essere sospese sino a che non si ripristinino le condizioni di sicurezza. Questo vuol anche dire, da subito, effettuare migliaia di nuove assunzioni negli ispettorati del lavoro, nelle Asl e servizi territoriali. Inoltre, è necessario rafforzare il vincolo della formazione per i datori di lavoro'.” La stessa intervista è pubblicata anche sul Secolo XIX a pagina 3.

Sullo stesso tema Claudia Voltattorni del Corriere della sera, a pagina 21 intervista la segretaria confederale Rossana Dettori: “Ora non possono più dire 'faremo'; io mi aspetto che già stamattina si cominci davvero a cambiare pagina. Intanto mettendo subito in calendario un incontro della conferenza Stato-Regioni per definire i piani per la sicurezza sul lavoro su cui le Regioni sono indietro. E poi servono gli ispettori del lavoro: quelli delle Asl sono meno di 2.500 in tutta Italia' – si legge -. Insomma, insiste Rossana Dettori, segretaria confederale Cgil con delega alla salute e alla sicurezza sul lavoro, 'se davvero vogliamo che i luoghi di lavoro siano posti sicuri, bisogna intervenire immediatamente'. Sei morti sul lavoro in un solo giorno. Che si aggiungono alle altre 677 vittime dei primi sette mesi dell'anno, secondo i dati mail che domani saranno aggiornati e purtroppo il bilancio sarà peggiore. Nei primi sette mesi del 2020 i morti furono 716 ma molti furono decessi causati dal Covid. Nel 2021, l'Inail registra un aumento degli infortuni 'tradizionali'. 'E questo fa pensare e preoccupa - spiega Dettori -, perché coincide con la ripresa della produttività, ma questa corsa non deve essere ad ogni costo'".

Ancora sulla Stampa poi, a pagina 3, Francesco Spini intervista Joseph Stiglitz: “Perché il Pil non funziona più, professor Stiglitz? - si legge - Per diverse ragioni. La prima è che non riesce a dare una fotografia che rispecchi tutti gli strati della società. Se nasci nell'1% più ricco, l'America è un gran posto dove vivere. Dopo la crisi del 2008, anche quando il Pil cominciava a crescere, il 91% del maggior reddito è andato a una ristrettissima cerchia di popolazione. L'americano medio continuava a guadagnare poco. Quali sono le altre lacune? Al Pil non misura la sostenibilità. Si può registrare un boom come nel 2007, si può crescere, certo, ma distruggendo l'ambiente. In definitiva il Pil non misura quello che chiamiamo benessere. Gli americani medi hanno una vita più breve di quasi tutti gli altri Paesi sviluppati, hanno più malattie, più stress, meno vacanze. C'è una categoria di consumatori che chiamiamo difensiva: spendono sì, ma solo per sopravvivere. In questi anni abbiamo sottostimato le diseguaglianze? Sì, in molti modi, e ci siamo concentrati per lo più su quelle relative al reddito e alla ricchezza. Ne abbiamo trascurate altre correlate, come quelle relative alla salute o all'accesso alla giustizia per gli afroamericani che sono state evidenziate nel dibattito relativo a Black Lives Matter, una disparità peggiore di quella nel reddito".

Di nuovo sul Corriere della sera, a pagina 7, Monica Guerzoni pone invece delle domande alla sottosegretaria all'economia Cecilia Guerra. Si legge: “Come dice il premier è il momento di dare, non di chiedere. I riflessi positivi sulla finanza pubblica ci lasciano un po' di spazio per il sostegno ai soggetti deboli. Io vedo tre temi. Rafforzare l'attenzione alla sicurezza sul lavoro, perché 3 morti al giorno sono una cosa non tollerabile. Accompagnare con scelte di equità la trasformazione ecologica e tecnologica, perché non determinino crisi occupazionali. E ridurre la frammentazione del mercato del lavoro, che danneggia in particolare le donne e i giovani”.

Sul Sole24Ore, in seconda pagina, appare invece un'intervista sulla 'messa a terra' del Pnrr al procuratore generale della Corte dei conti Angelo Canale. “Procuratore, c'è un rischio di frodi sul fondi Pnrr? - si legge - Direi che c'è la certezza. È quindi necessario che il livello di attenzione di tutti gli organi dello Stato deputati a contrastare il malaffare, nella fase di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia alto. Anche le procure della Corte dei conti devono farsi trovare preparate, perché, come ho detto altre volte, 'non un euro deve essere sprecato'. In questo senso, quindi, va letto l'accordo di lavoro siglato con la procura europea presieduta da Laura Codru;a Kövesi. Rientra in una azione strategica che oggi, con il Regolamento europeo 241 del febbraio 2021, che disciplina il cosiddetto Recovery Fund, assume un rilievo ancora maggiore. È pertanto naturale che la neo istituita procura penale europea abbia guardato con interesse ad un rapporto sinergico anche con la magistratura contabile inquirente”.

Analisi, editoriali e commenti
Il fondo del Corriere della sera è affidato a Paolo Mieli che scrive di trattativa Stato-mafia: “Al di là di assoluzioni e condanne, questa versione degli accadimenti — ne siamo sicuri — è destinata ad entrare con impercettibili varianti nei libri di storia e nel comune sentire del nostro Paese. Come è accaduto per la vicenda di Salvatore Giuliano, il tentato golpe del 1964, le stragi degli anni Settanta, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro e molti altri casi. Altri 'misteri' riconducibili nella vulgata corrente a settori 'deviati' dello Stato. I politici coinvolti — in particolare quelli di centrosinistra — si sono fin qui prodotti al massimo in puntualizzazioni su quel che riguardava la loro persona o quella di loro familiari. Ma — tranne uno: Emanuele Macaluso — sono stati tutti concordi nel non affrontare la questione nel suo insieme, nel trascurare il danno che si è andato creando all'immagine della loro storia. E tutto lascia credere che anche stavolta andrà allo stesso modo”.

Sulla Stampa, a pagina 25, Marco Revelli torna a scrivere di sicurezza sul lavoro: “Forse sarebbe opportuno andare più a fondo sulle cause della mattanza. Scandagliare più attentamente le ragioni di questa moltiplicazione delle vittime (a volte fattesi carnefici di se stesse, come nel caso del piccolo imprenditore morto ieri nel proprio capannone cadendo da una scala) . E chiederci se alla base non ci sia direttamente il male più profondo del nostro tempo: la fretta. La condanna a correre anche se può costare caro. L'ansia, fattasi angoscia, dell'accelerazione per fare più velocemente oggi che ieri, per 'crescere' di più, per 'performare' di più, per guadagnare di più... Forse una vera 'politica della sicurezza' dovrebbe passare, oggi, per la scoperta del valore esistenziale di un uso consapevole e riflessivo del tempo, che lo sottragga all'abuso dissennato che troppo spesso se ne fa ignorando la saggezza atavica degli antichi che ritenevano, appunto, che il tempo appartenga al Dio più che agli uomini, e che per questo vada rispettato, pena la sua cruenta vendetta”.

Sullo stesso argomento è il fondo di Domani, affidato a Giorgio Meletti: “Qui non siamo ai margini opachi del sistema economico. Zanin e Singh lavoravano in appalto per la Sol, grande azienda che fa capo a un esponente di spicco della Confindustria come Aldo Furuagalli, talmente amato dal centrosinistra come imprenditore illuminato che nel 1997 lo candidò a sindaco di Milano contro Gabriele Albertini. La Sol fornisce l'azoto liquido all'Humanitas che fa capo a Gianfelice Rocca, un alto papavero confindustriale L'Humanitas è unazienda privata che fattura centinaia di milioni al Servizio sanitario nazionale e distribuisce dividendi alle holding proprietarie esterovestite. La verità ce l'abbiamo davanti agli occhi ogni giorno chi lavora con l'azoto rischia la vita per mille euro al mese se va bene, ma per gli eroi del capitalismo italiano è un rischio calcolata Sulla pelle degli operai”.

Economia, welfare, sindacato
Oltre all'ampio spazio dedicato un po' da tutti agli incidenti sul lavoro che hanno funestato la giornata di ieri, su Avvenire, a pagina 13, Alessia Guerrieri scrive di carceri. “L'emergenza dietro le sbarre è data soprattutto dalle aggressioni che gli agenti subiscono. Non il contrario. Dopo la circolare del ministero della Giustizia che detta regole più stringenti perle perquisizioni in cella, tutti i sindacati di polizia penitenziaria rispondono indicendo lo stato di agitazione del personale e interrompendo tutte le trattative ad ogni livello”.

Sul Manifesto a pagina 2, Riccardo Chiari torna a scrivere di Gkn: “Il terrore di dover mettere mano al portafoglio moltiplica gli sforzi di Gkn e del fondo Melrose che la controlla. L'obiettivo dichiarato è quello di far ripartire al più presto la procedura di licenziamento collettivo di 500 operai, azzerata dal giudice del lavoro, e chiudere una volta per tutte lo stabilimento di via Fratelli Cervi. Così la multinazionale prova per la terza volta in pochi giorni a convocare un incontro, 'con la partecipazione delle sole Rsu e delle organizzazioni sindacali territoriali'. Escludendo quindi, una volta ancora, le istituzioni. Ma con la richiesta di svolgerlo, il prossimo venerdì primo ottobre, presso la sede messa a disposizione dal Comune di Campi Bisenzio. Il tutto senza avvertire il padrone di casa, cioè il sindaco campigiano Emiliano Fossi.”

Sul Corriere della sera, a pagina 39, Rita Querzè aggiorna poi i lettori su un'altra vertenza, quella della Whirlpool. “L'interlocutore al tavolo del Mise non sono le singole società ma il consorzio. Ieri sono stati fissati in agenda quattro incontri: il 6, l'8, l'il e il 14 ottobre. Segno che si fa sul serio. Ma anche che gli aspetti da definire sono tantissimi in poco tempo: dal prossimo 15 ottobre Whirlpool potrà far partire le lettere di licenziamento. II ministero dello Sviluppo economico, rappresentato dalla viceministra Alessandra Todde, non ha escluso la discesa in campo di Invitalia attraverso il cosiddetto 'fondo di salvaguardia'”.

Sul Messaggero, a pagina 14, Giusy Franzese si occupa invece di delocalizzazioni: “Le bozze ormai si moltiplicano giorno dopo giorno. In un continuo andirivieni tra i tecnici incaricati dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e quelli del titolare dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Ma è altamente improbabile che oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri arrivi un testo da esaminare. D'altronde Draghi lo aveva detto in conferenza stampa il 2 settembre: quella sulle delocalizzazioni è una «norma complessa, perché deve essere efficace, realistica». Il tema resta particolarmente delicato: come convincere le multinazionali a investire e soprattutto a restare in Italia? Meglio il bastone con sanzioni e richieste risarcitorie soprattutto nei confronti di chi ha usufruito di finanziamenti pubblici, oppure meglio la carota con incentivi e agevolazioni per chi arriva e resta? Nell'ultima bozza è confermato che non ci saranno black list e mega sanzioni. Ma procedure più puntuali (e più lunghe) per chi vuole dismettere, con una serie di paletti temporali”.

A pagina 6 del Fatto quotidiano largo infine alla vertenza Ita, con Ugo Arrigo che scrive: “La dotazione di capitale che lo Stato le ha assegnato, 1,35 miliardi, è in grado di coprire appena due inverni di perdite, una volta sostenute le spese d'investimento iniziali. Questi fattori di delusione sono comunque surclassati da un dato: l'industria italiana del trasporto aereo è tutt'altro che in declino e le gravi difficoltà che riguardano i dipendenti sono ancora meno accettabili. Nel quinquennio ante-pandemia il settore è cresciuto a un tasso medio superiore al Pil cinese e, una volta archiviati gli effetti del Covid, la domanda si riprenderà rapidamente. Grazie ai vaccini e al Green pass questa ripresa sul segmento domestico è già in corso: lo scorso agosto ivoli nazionali e i loro passeggeri sono stati rispettivamente il 3% e il 7% in più rispetto ad agosto 2019. Mai così tanti voli e passeggeri si erano visti in un solo mese sui cieli nazionali da quando esiste il trasporto aereo commerciale. Possibile che non si possano ottenere vettori nazionali economicamente sostenibili? Dobbiamo rassegnarci a restare così incapaci?”

Collettiva oggi apre con "le avventure di un fuorisede": il racconto della frustrazione nella ricerca di alloggio in un Paese in cui il diritto allo studio è spesso ancora una chimera. Spazio anche al confronto Draghi-sindacati sulla sicurezza, e alla cronaca del martedì nero dei morti sul lavoro.  

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