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17 dicembre

Rosso Natale

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Le ormai più che probabili stringenti chiusure per le feste natalizie dominano le prima pagine dei quotidiani di oggi. Il Corriere della sera apre con “Italia zona rossa a Natale. Divieti di spostamento e chiusure dal 24. Divisi sulla durata delle misure”, la Repubblica sceglie invece “L'Italia in rosso. A Natale e Capodanno previsti 8 giorni di lockdown. Chiusi negozi, bar e ristoranti. Vietato uscire di casa”. Per il Messaggero la notizia principale è “Feste con chiusure a singhiozzo”, per la Stampa “Il compromesso di Natale, zona rossa solo otto giorni”. Il Manifesto apre con “Mercatino di Natale”, mentre il Sole24Ore punta su “Scuola, caos totale sulla riapertura”. Diversa l’apertura del Fatto quotidiano, che sceglie un’inchiesta: “Il farmaco anti-Covid bloccato dai burocrati”.

Interviste
A pagina 5 del Corriere, Marco Cremonesi intervista Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia: “Al governo lo abbiamo detto con molta chiarezza: se sulla base dei dati in loro possesso occorre una stretta, noi chiediamo con la stessa chiarezza un risarcimento totale per tutte le categorie che ne saranno colpite. Altrimenti la misura non regge”. 

Sempre sui ristori, la Repubblica intervista il governatore emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini, a pagina 2 con Eleonora Capelli. “Il sistema con tre aree di rischio ha permesso di arrestare la crescita dei contagi – si legge -, in maniera però non sufficiente, in particolare in alcune regioni. Se si deciderà di restringere ulteriormente, gli operatori economici non possono essere lasciati soli A un ristoratore cui chiedi di tenere abbassata la serranda devi far arrivare subito i ristori adeguati. Tutelare la salute è a vantaggio dl tutti, il prezzo non può essere a carico solo di alcune categorie”. 

Anche la Stampa intervista un presidente di Regione, Luca Zaia del Veneto. Zaia così risponde alle domande di Paolo Colonnello a pagina 5: “Le differenze tra noi e la Germania sono almeno due. La prima è che hanno un governo più credibile che fin dal primo lock down aveva fatto la scelta di intervenire sul delta del fatturato delle aziende confrontato con i mesi dell'anno precedente. La seconda, è che i cittadini sanno che nel momento in cui sono costretti a rimanere a casa avranno il bonifico sul conto corrente e non le lotterie, i ristorni, le mance”. 

Su Avvenire, invece, a pagina 10, si può leggere un’intervista a Mario Monti a firma di Vincenzo Spagnolo: “Le tensioni politiche nella maggioranza che sostiene il governo del premier Giuseppe Conte quanto pesano rispetto alle valutazioni dell'Ue sul Recovery plan?. Non credo che abbiano un effetto diretto, a questo punto il Consiglio Europeo ha già decisa Ma possono preoccupare Bruxelles se dovessero avessero riflessi sulla capacita e la tempestività dell'Italia nell'ultimare il Piano di ripresa e resilienza. Quello italiano - a causa dell'insoddisfacente condotta in passato nell'uso dei fondi strutturali - è un po' il caso in esame in Europa. E quindi c'è di sicuro un interesse europeo a che l'Italia sia stabile e lavori bene”.
 
Editoriali e commenti 

Sul Sole24Ore, un fondo sugli Stati Uniti è affidato a Jeffrey Sachs. Si legge: “La leadership repubblicana al Congresso cercherà di mettergli i bastoni tra le ruote, ma Biden ha la possibilità di conquistare gli elettori e di conseguenza anche il Congresso, ponendo fine alla pandemia e convincendo gli americani dei benefici di una ripresa verde. Si tratta di vedere se Biden sarà in grado di superare la rigida contrapposizione fra i partiti che ha imbrigliato Barack Obama dopo il 2010 e fermato le iniziative di Donald Trump dopo il 2018. Ciproveràeavrà molte più probabilità di successo dei suoi due predecessori”. 

In prima pagina sul Corriere della sera appare poi un editoriale sull’Ue a firma di Sabino Cassese, che scrive: “Il Parlamento europeo ha dato il voto finale al regolamento contenente il ‘regime di condizionalità’, che lega i finanziamenti europei al rispetto dello Stato di diritto. La soluzione escogitata da Angela Merkel ha superato l'opposizione di Ungheria e Polonia e aperto la strada a questo voto. Quindi, dal primo gennaio 2021, dopo aver accertata la violazione dei principi dello Stato di diritto da parte di un Paese europeo, la Commissione potrà proporre il taglio o il congelamento dei fondi europei. Entro un mese, il Consiglio potrà votare, a maggioranza qualificata, sulle misure proposte dalla Commissione. Questa soluzione è stata definita dall'imprenditore di origini ungheresi”.

Sulla Repubblica, a pagina 41 Carlo Bonini torna poi sul caso Regeni. “Investire il Consiglio degli Affari esteri dell'Unione Europea del caso Regeni e della sistematica violazione dei diritti umani da parte dell'Egitto in una sessione che, per altro, destino vuole cadrà in una data ad alto valore simbolico, il 25 gennaio 2021 (quinto anniversario del sequestro di Giulio, decimo della rivoluzione di piazza Tahrir) – scrive -, ha lo scopo di centrare tre obiettivi. Il primo: mettere pressione al regime di Al Sisi, alzando la posta in gioco e il peso specifico degli attori di questa partita. Facendo cioè balenare al Cairo un interlocutore dalla statura improvvisamente più imponente (l'intera Ue) e con in mano un'arma non più scarica. Quella cioè di sanzioni economiche assunte da tutti e 27 i Paesi dell'Unione a valle di una discussione e di un'interlocuzione sui diritti umani che dovesse trovare l'Egitto ancora sordo. Il secondo: stanare la Francia”.

L’editoriale del Messaggero è invece a firma di Alessandro Campi, che si occupa di scuola: “Ora, ammesso che si possa governare a singhiozzo l'economia di un grande Paese —alternando le autorizzazioni ai divieti, i bonus per favorirne la ripresa ai ristori per compensarne le perdite — di certo non si può gestire con queste modalità ballerine, per il valore sociale e simbolico che esso riveste, il mondo della scuola e dell'insegnamento, a meno che non ci si sia posti l'obiettivo di distruggerlo senza dirlo”. Sulla prima del Mattino scrive invece Amedeo Lepore: “L'Ue ha smentito chi proclamava la fine del sogno europeo e con il Recovery Fund ha ripreso a marciare nella direzione di una forza di equilibrio e progresso. L'Italia deve avere il coraggio di un progetto unitario per affrontare la «questione nazionale», come la chiamava Giuseppe Galasso, fondando la sua ripresa e resilienza sui cardini della metamorfosi digitale, della transizione ambientale e della bioeconomia (che va esplicitamente inserita nel Piano). I fattori di sviluppo del Mezzogiorno sono costituiti sia dagli investimenti pubblici in infrastrutture, sanità e ricerca, sia dagli investimenti privati nell'industria, con l'obiettivo di potenziare l'occupazione e la produttività”.

Lavoro, welfare, sindacato
A pagina 3 del Sole appare un approfondimento sulla scuola di Eugenio Bruno. “Gira e rigira, riaprire o meno le scuole il 7 gennaio sarà una decisione soprattutto sanitaria - si legge -. In base all'andamento dei contagi, il governo valuterà se confermare il rientro in classe subito dopo le festività per 2 milioni e passa di studenti delle superiori. Oppure se rimandarlo a tempi migliori dal punto di vista epidemiologico e addirittura anticipare la chiusura natalizia al 19 dicembre. Ma cruciale è anche la variabile trasporti”. 

Sulla stessa testata, ma a pagina 16, si dà poi notizia che Itamenti trasloca in Germania parte della ricerca. Cristina Casadei scrive: “Da Bergamo ad Heidelberg, solo andata. È il viaggio che si prospetta per i ricercatori che HeidelbergCement richiamerà in Germania dal centro di ricerca di Italcementi a Bergamo, dove ci sono circa una trentina di persone”. Sullo stesso argomento scrive Paolo Ferrario su Avvenire, a pagina 6: “Di ‘ennesimo fallimento del sistema Paese sulla scuola’, parla il segretario generale della Flc Cgil, Francesco Sinopoli. Che aggiunge: ‘Anche in legge di bilancio non c'è nulla per affrontare una emergenza che durerà mesi: corsie preferenziali per i tamponi non ci sono state, né organico in più’. Pessimista è anche il segretario della Uil Scuola, Pino Turi (‘Si continua a navigare a vista, nel buio e senza bussola’), mentre il coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, è categorico: ‘Nessuno ha la bacchetta magica per far fronte a un'emergenza di questa portata, ma è una perdita ulteriore di tempo prezioso pensare che la soluzione possano essere i tavoli istituzionali, la cui inutilità è stata ampiamente dimostrata dalla storia recente’.  

Sulla Repubblica, a pagina 38, si torna invece parlare di Whirlpool con Marco Patucchi. “Saranno feste amare- si legge -. E non solo per l'ombra del Covid. I 357 operai e operaie della Whirlpool di Napoli il 27 dicembre incasseranno l'ultimo stipendio da lavoratori della fabbrica di lavatrici, ferma da ottobre perché la multinazionale Usa ha deciso che non è più redditizia. L'ultima busta paga. Poi sarà íi vuoto della disoccupazione. Licenziamenti proprio mentre una legge dello Stato li vieta”.

Sul Sole 24Ore si torna scrivere di Ex Ilva, con Domenico Palmiotti a pagina 16. “È nel gas, e nell'uso del preridotto e del forno elettrico, oltreché negli altri investimenti industriali e ambientali, il rilancio del siderurgico di Taranto – si legge -. È uno dei punti evidenziati nell'audizione in commissione Attività produttive alla Camera, dall'amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli. La manager interviene a pochi giorni dall'accordo tra ArcelorMittal e Invitalia che avvia il coinvestimento dello Stato nella società dell'acciaio”.

A pagina 35 del Corriere della Sera si dà infine notizia di “Tremila esuberi e un rafforzamento patrimoniale da 2-2,5 miliardi a servizio del nuovo piano industriale”, per Mps.” Sono questi – si legge - i numeri attesi dal consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena di oggi, chiamato a esaminare il piano al 2025 messo a punto dall'amministratore delegato Guido Bastianini con i consulenti di Oliver Wyman e Mediobanca”. 

Oggi Collettiva  apre con la storia di Giuseppe Monaco, che per quasi 30 anni ha operato in ospedale e al lavoro ha finito per ammalarsi.

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