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15 dicembre

Ristori, rimpasti e blocco di Natale

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Le prime pagine dei quotidiani di oggi si dividono tra le restrizioni che si prospettano per le feste di Natale e il possibile rimpasto di governo. La Repubblica apre con “Conte tenta di isolare Renzi. Pd e M5S: no al rimpasto. Avviata la verifica di Natale, il presidente del Consiglio offre più collegialità alla maggioranza”. Il Corriere della sera sceglie invece “Blocco a Natale, governo diviso. Tensione sull'ipotesi di un lockdown alla tedesca”; la Stampa: “Conte: ‘Avanti solo se siamo uniti’”, e il Messaggero apre con “Zona rossa da Natale alla Befana”. Il Sole24Ore prende una strada diversa, con “Partite Iva, pacchetto di aiuti in arrivo”, mentre il Fatto quotidiano opta per un’inchiesta sui dirigenti sanitari: “Lega: tutti i bonifici dai lottizzati nelle Asl”. Il Manifesto infine punta sulla politica estera, e la nomina di Biden in Usa: “Stati riuniti”.

Interviste
In prima pagina sul Corriere della sera appare un’intervista di Federico Fubini a Mario Draghi. “Anche in futuro le piccole e medie imprese continueranno a dipendere dal sistema bancario e anche per questo la salute degli istituti di credito è importante - avverte Draghi -. Tutti vogliamo banche che continuino a sostenere l'economia e il settore privato ma, se il loro capitale viene assorbito dai crediti deteriorati, quel sostegno mancherà”.

Sulla Stampa, sempre in prima, il direttore Massimo Giannini intervista il premier Giuseppe Conte. “Lei è preoccupato per il suo governo? - si legge -. No, non sono preoccupato. Sono in corso in queste ore confronti con le singole forze politiche poi sicuramente potremmo avere anche un confronto collettivo. Ci sono state chiare note critiche da parte di una forza politica, in particolare Italia Viva, ed è giusto che ci sia questo confronto. Ma i cittadini devono stare tranquilli: non vogliamo, o almeno io non voglio disperdere energie rispetto all'azione di governo che in questo momento di emergenza è ovviamente ancora più intense”.

Sempre sulla Stampa, ma a pagina 8, Paolo Russo intervista il viceministro della salute Pierpaolo Sileri: “Noi il lockdown totale lo abbiamo fatto prima dei tedeschi - dice Sileri -. È chiaro che dobbiamo impedire che il gran numero di contatti sociali sono le feste ci riporti a 35-40mila casi al giorno. E penso anche che le mezze misure non servano. Senza arrivare a bloccare il Paese per 15 giorni credo sia sufficiente proclamare la zona rossa in tutto il Paese nei giorni più a rischio del clou delle feste”.

A pagina 10 del Mattino, poi, Nando Santonastaso pone delle domande al presidente dello Svimez Adriano Giannola. “Nella bozza del Piano di ripresa e resilienza che è stato discusso in Consiglio dei ministri si fa riferimento alla clausola del 34% per il Sud come limite per gli investimenti straordinari decisi dall'Europa – si legge - . Sarebbe una presa in giro perché non si tiene conto del fatto che se l'Italia ha ottenuto 209 miliardi di risorse da Bruxelles è proprio perché il divario del Sud è stato riconosciuto come il più ampio tra i Paesi europei. E, si badi, il calcolo avviene in base a parametri indiscutibili, dal livello della disoccupazione a quello delle disuguaglianze sociali, dal reddito pro capite al tasso di coesione del Paese: per questo ci saremmo aspettati che al Mezzogiorno fossero destinati dal governo almeno 111 dei 209 miliardi assegnati all'Italia, molti di più di quelli”.

Editoriali e commenti
Il fondo del Corriere è affidato a Francesco Verderami, che scrive: “Non è pretestuosa la critica che viene rivolta a Giuseppe Conte sulla governance del Recovery fund, perché il tema riporta a due domande: chi decide come destinare le risorse? E quai è il criterio che sottende alla scelta? Nella fase dell'emergenza-virus, la politica è stata considerata un orpello, accantonata come si fa con le cose superflue”. Dello stesso tema scrive sulla Repubblica Eugenio Scalfari a pagina 31: “Conte non ha alcun partito: aderisce piuttosto a un'area che abbiamo già individuato, è più libero nelle sue mosse proprio perché non è vincolato a un partito e agisce in parte in autonomia, cosa che gli ha attirato parecchie critiche. I partiti in parte lo appoggiano e in altra parte lo ignorano. Alcuni gli danno addosso e questo rende alquanto difficile il suo ruolo di capo del governo. Dovrebbe dunque affiliarsi specificatamente a un partito per essere più forte? Personalmente non credo ma questa è una tesi abbastanza diffusa come abbiamo già constatato fin dal nostro inizio di questo articolo. Io non credo che Conte debba individuare il suo partito e aderirvi pubblicamente”.

A pagina 14 del Secolo XIX Fabio Panetta si occupa invece di economia: “Alla luce dell'elevata incertezza, della debolezza della domanda e delle vulnerabilità di natura finanziaria, non sorprende la riluttanza delle imprese ad avviare nuovi progetti di investimento. Alla fine del terzo trimestre, gli investimenti nell'area dell'euro erano inferiori de110% circa rispetto ai livelli pre-crisi; alla stessa data i consumi e il Pil erano più bassi rispettivamente del 4, 6 e del 4, 3%. Non sappiamo quando i vaccini diverranno disponibili su larga scala o come i cittadini risponderanno alla loro somministrazione. Possiamo però impegnarci a sostenere con forza la ripresa, mantenendo l'intonazione espansiva delle politiche fintantoché non emergerà una ripresa solida e duratura”.

Sullo stesso tema e sull’uso del Recovery fund scrive infine Andrea Roventini su Domani, a pagina 9: “Il primo passo falso è stato chiedere a ogni ministero una lista di progetti. Ciò ha moltiplicato le proposte creando una lunghissima lista della spesa che ha obbligato il governo ad un'estenuante attività di potatura. I progetti sopravvissuti sono poi confluiti in sei macro-aree che non hanno le caratteristiche di missioni, nonostante quanto indicato nel Piano. La struttura di sostegno a sei gambe non risolve infatti i difetti di progettazione che scontano la mancanza di una visione organica per rilanciare la crescita l'assenza di obiettivi precisi e quantificabili e la presenza di un gruppo di progetti che soffre di ridondanza e incoerenza (per esempio, qual è l'impatto sulle emissioni dei progetti non verdi?)”.

Lavoro, sindacato, welfare
A pagina 34 del Sole24Ore, Andrea Dili si occupa di precari e ristori: “Slitta il termine entro cui presentare la domanda per richiedere la liquidazione dell'indennità di mille euro prevista dall'articolo 9 del decreto Ristori-quater (D1157/2020) a favore di lavoratori atipici e precari. Con la circolare 146, diffusa ieri e preannunciata da un comunicato, infatti, l'Inps ha prorogato dal 15 al 31 dicembre 2020 i termini per l'invio dell'istanza”.

Sempre sul Sole, ma a pagina 17, Cristina Casadei dà notizia delle 900 assunzioni in Enel: “Se il piano industriale di Enel al 2023 fa perno su green e digitale e guarda allo sviluppo e alla transizione energetica con oltre 14 miliardi di investimenti in Italia, a dare man forte alla realizzazione di questi obiettivi ci saranno anche le nuove assunzioni che il gruppo si è impegnato a fare nel protocollo condiviso con Filctem Cgil, Uiltec e Flaei Cisl”. Sullo stesso quotidiano, pagina 8, Giorgio Santilli si occupa di costruzioni, ascoltando le parole del presidente dell’Ance Buia: “’Vedo dilagare uno spirito e un atteggiamento antimpresa. Soprattutto vedo il vuoto della politica: non arrivano risposte ai problemi della nostra vita quotidana che segnaliamo perché siano risolti e invece restano lì, a galleggiare. Serve un piano di ripresa che punti chiaramente su superbonus e infrastrutture, non staremoaguardare oltre le nostre imprese che muoiono’. Il presidente dell'Ance, Gabriele Buia, usa toni esasperati per srotolare un rosario di problemi non risolti che si aggravano con le notizie che arrivano ogni giorno”.

Di ristori, ma per le partite iva, scrivono poi Andrea Bassi e Michele Di Branco a pagina 9 del Messaggero: “La tregua tra maggioranza e opposizione sulla manovra di bilancio si celebra sul capitolo ‘autonomi’- si legge -. Le partite Iva, lasciate fuori dai ristori del governo, tornano al centro dell'agenda politica. Ieri per tutta la giornata l'Inps ha lavorato a stretto contatto con la Ragioneria generale dello Stato per valutare la fattibilità di un emendamento alla manovra per introdurre nel 2021 una decontribuzione totale per i lavoratori autonomi che guadagnano fino a 50 mila euro l'anno e che hanno subito un calo del fatturato del 33%. Una misura che costerebbe un paio di miliardi”.

A pagina 27 della Repubblica, con Roberto Petrini, si torna sugli aiuti ai precari. “Forse è la riforma strutturale più innovativa di tutta la legge di Bilancio – si legge -. Non una misura limitata agli effetti del Covid, ma un nuovo strumento per il Welfare italiano: la cassa integrazione anche per i nuovi professionisti (web master, informatici, traduttori, consulenti, porta a porta) attualmente iscritti alla gestione separata Inps: chi ha perderà la metà del reddito rispetto alla media del triennio precedente avrà diritto di chiedere all'Inps l'Iscro, un assegno che avrà un tetto massimo di 1.000 euro e che durerà al massimo sei mesi. L'annuncio è giunto ieri dal viceministro dell'Economia Misiani: oltre al governo convergono sulla riforma Pd, M5S, Italia Viva e Forza Italia”.

Su Avvenire, a pagina 24, Vittorio Spinelli continua la lunga trafila degli articolo sui ristori per il covid nei quotidiani di oggi. “Agevolazioni peri lavoratori dipendenti e autonomi in sofferenza da Covid si susseguono e si accavallano per la presenza a cascata di dpcm e decreti legge – si legge -. Le disposizioni, molto simili fra loro, danno motivi di confusioni sia per i beneficiari sia per i professionisti intermediari. L'intreccio di situazioni ha costretto lo stesso Inps a fare un provvisorio punto sullo stato dell'arte (in vista di una successiva circolare) a causa di variabili e di una diversa composizione degli interessati, complicato dalle scadenze delle prestazioni per ristoro Covid, scadenze che si sono concentrate in questa settimana”.

L’apertura di Collettiva di oggi è dedicata alla scuola, con un videoracconto dalle aule di una primaria per ascoltare la voce di bambine, bambini e maestre, e il caso esemplare di un istituto comprensivo romano, in cui mancano supplenti e sostegno e l'organico covid è usato per tappare i buchi.

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.