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La scuola si fa a scuola

Fabrizio Ricci
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Siamo entrati nelle aule di una primaria per ascoltare la voce di bambine, bambini e maestre che in questi mesi hanno riadattato il loro modo di stare insieme riuscendo a scongiurare un nuovo lockdown

Chi ha una figlia o un figlio in età scolare, ed in particolare alle elementari, sa bene cosa ha significato il lockdown di primavera. Quei mesi lontani dai banchi sono stati una ferita profonda, che lascerà inevitabilmente una cicatrice nel processo di sviluppo e crescita di un'intera generazione. La “scuola a strappi”, come l'ha definita Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, può avere un impatto devastante su competenze, socialità e prospettive future dei più piccoli. 

Ecco perché il fatto che in questi mesi autunnali la scuola, quella primaria almeno, sia stata in grado di resistere, grazie al grande lavoro fatto da tutto il personale fin dall’estate, per adeguare gli ambienti educativi e la didattica all’emergenza, è una buona notizia per il Paese. 

Per raccontare questa scuola “militante”, che è riuscita a rimanere aperta, noi di Collettiva siamo entrati in classe.