“Non siamo completamente liberi e nella società capitalistica in cui viviamo quel pezzetto di diritto che ci manca c'è qualcuno che se lo può comprare, perché ha una condizione economica che glielo consente, e qualcun altro che deve soccombere”. Sono le parole di Valentina Petrini, giornalista, che – ospite del Collettiva Talk – ha parlato del suo ultimo libro “Il prezzo della libertà”.

Un libro che parla di ingiustizie e di diritti, di vita e di morte, della società e dei suoi limiti ma soprattutto di “diseguaglianze sociali, e attraverso Sibilla e Anna – le protagoniste - le rende evidenti”.

Sibilla e Anna – sottolinea Valentina Petrini – “sono due cittadine italiane, come noi, hanno un loro vissuto, una loro storia e hanno anche una loro collocazione sociale, perché non parliamo più di classi sociali, ma in realtà esistono eccome, e incidono fortemente sulla nostra vita e anche sulla qualità della nostra esistenza”, sottolinea Petrini.

DISEGUAGLIANZE SOCIALI

Il libro si snoda partendo dalle storie di queste due donne, trattando temi che ci riguardano da vicino. “Quando la malattia irrompe nelle nostre vite, nella maggior parte dei casi non ci dà il preavviso e quindi ci coglie di sorpresa. È un carico di paure, dolori, ansie, ma soprattutto costi, perché il grande romanzo della sanità pubblica nazionale che ci tutela, ci protegge, ci garantisce ecco è una bellissima favola che però comincia ad essere sbiadita”, denuncia Petrini. “Pensiamo ad esempio a tutti i servizi per la cura della persona, per l'assistenza domiciliare, per la presa in carico di malati cronici o comunque nell'ultimo stadio della loro esistenza in ambito domiciliare. Lo Stato non ce la fa”. Ed è qui che emerge chiaro il tema delle diseguaglianze sociali e dei working poor quando nel libro “si vedrà il ventre molle dello Stato”.

IL CORPO POLITICO

Due storie che raccontano le vicende di tanti e tante e che ci ricordano come siamo tutte e tutti corpi politici. “I nostri sono corpi politici – scrive Petrini nel libro – il cui controllo è centrale per la sopravvivenza dei sistemi di potere”, ma cosa significa questa frase? Petrini lo spiega partendo dal concetto di libertà: “Quando ho conosciuto Sibilla Barbieri nel 2023, poco prima che io cominciassi ad interagire con lei, se qualcuno mi avesse chiesto, tu ti senti libera? Io avrei detto serenamente, certo, io sono liberissima, sono cresciuta grazie a questi principi, con una famiglia che me li ha trasmessi, un amore per il diritto, le istituzioni, la Costituzione. Trovarci di fronte al cospetto di persone che con il loro racconto ti dimostrano quanto in realtà questa libertà si giochi sul filo del rasoio”.

Per questo “il controllo del nostro corpo dalla nascita alla morte, passando per la procreazione, per la scelta di chi amare, di chi sposare, con chi condividere le nostre esistenze, da sempre è stato oggetto di controllo delle leggi e delle normative. Perché comunque riuscire a controllare i nostri corpi facendo in modo che camminino tutti nella stessa direzione che vuole il sistema di potere è un modo per profilarci meglio, per tenerci buoni, per indurci a tenere la testa bassa”.

Dall’altro lato per Petrini avere questa consapevolezza, come cittadine e cittadini, “significa risvegliare la voglia, il sentimento di ribellarci contro le limitazioni dei nostri diritti civili, per rivendicare questo diritto alla disobbedienza”

LIBERTÀ E DIRITTI

Per questo è fondamentale avere contezza dei propri diritti perché è “quello che ci consente di decidere se rivendicarli o meno” ed è per questa ragione che, secondo Petrini, c’è una volontà politica nel parlare poco, e male, di fine vita, eutanasia, suicidio assistito, testamento biologico. 

“Siamo uno Stato laico, lo sancisce la nostra Costituzione, però non si capisce per quale motivo le leggi di Stato debbano perseguire determinate morali che comunque vengono imposte da terzi”.

“È veramente un tema di diritto civile – aggiunge – perché è nei momenti più difficili e dolorosi delle nostre esistenze che ci accorgiamo di quanto può fare la differenza avere uno Stato che ti prende per mano invece di uno Stato che ti lascia da solo ad affrontare la tempesta”.