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Lo stabilimento quasi vuoto, il piazzale pieno di lavoratrici e lavoratori per una giornata destinata a entrare nella storia delle relazioni industriali della Philip Morris Manufacturing & Technology di Bologna. L’assemblea pubblica convocata da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Rsu ha confermato l’apertura dello stato di agitazione sindacale e la proclamazione di 16 ore di sciopero, la cui articolazione sarà definita nei prossimi giorni.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, centinaia di dipendenti hanno partecipato all’iniziativa svoltasi davanti alla Gate House dello stabilimento, mentre le linee produttive sono rimaste ferme per consentire la partecipazione all’assemblea.
Per i sindacati si tratta di un passaggio senza precedenti. Quella andata in scena il 24 giugno è stata infatti la prima assemblea sindacale pubblica nella storia del sito produttivo bolognese, uno dei più importanti poli industriali europei del gruppo. Un segnale della crescente preoccupazione dei lavoratori rispetto alle condizioni organizzative, ai carichi di lavoro, alla gestione degli organici e alle prospettive industriali dello stabilimento.
Organici, sicurezza e futuro produttivo
Al centro della vertenza le questioni che nelle ultime settimane hanno portato alla rottura del confronto tra azienda e sindacati. Filctem, Femca e Uiltec denunciano organici insufficienti rispetto alle esigenze produttive, un ricorso eccessivo alla precarietà che ostacolerebbe la formazione del personale e carichi di lavoro considerati non più sostenibili in diversi reparti produttivi e in alcune aree impiegatizie.
Le organizzazioni sindacali evidenziano inoltre criticità sul fronte della salute e della sicurezza e contestano la riduzione degli spazi di agibilità sindacale. Sullo sfondo rimangono le preoccupazioni per il futuro del sito bolognese, che secondo i rappresentanti dei lavoratori rischia di non esprimere pienamente il proprio potenziale industriale a causa delle inefficienze organizzative e della carenza di personale.
Tra i temi più discussi figura anche il progetto “Nil” per i prodotti orali, indicato dai sindacati come un investimento strategico inizialmente destinato a Bologna e successivamente orientato verso altri siti produttivi europei. Una scelta che alimenta i timori di una crescente competizione interna tra stabilimenti e di possibili ricadute sull’occupazione.
Mauriello: “Servono interventi concreti”
“La filiera legata alle attività di Philip Morris in Italia coinvolge oltre 60mila lavoratrici e lavoratori. I problemi di una realtà industriale così complessa non si risolvono con il precariato, con la riduzione degli organici o con premi assegnati unilateralmente e in modo episodico a singoli gruppi di dipendenti”, afferma Vincenzo Mauriello della Filctem Cgil Bologna.
“Siamo stanchi di relazioni sindacali di facciata, fatte di annunci e continui rinvii. Le persone sono preoccupate e noi condividiamo queste preoccupazioni. Chiediamo interventi concreti prima che sia troppo tardi”.
Primo risultato: convocato il tavolo in Regione
La mobilitazione ha già prodotto un primo effetto concreto. Per venerdì prossimo alle 15.30 è stato infatti convocato un tavolo presso la Regione Emilia-Romagna presieduto dal vicepresidente Vincenzo Colla. All’incontro parteciperanno i rappresentanti di Philip Morris, le organizzazioni sindacali territoriali e regionali e le Rsu.
L’appuntamento rappresenta il primo confronto istituzionale dopo l’apertura dello stato di agitazione e arriva mentre i sindacati si preparano a definire modalità e calendario delle 16 ore di sciopero appena proclamate.






















