“Il disegno di legge sulla riforma dei porti varato dal governo lascia irrisolti molti dei grandi nodi da cui dipende il futuro del sistema portuale italiano e indebolisce l’autonomia e la capacità di investimento e programmazione dei porti dell’Alto Adriatico”. A dirlo è la Cgil Friuli Venezia Giulia, che ribadisce le preoccupazioni già espresse prima e dopo il varo di una riforma che minaccia pesanti ripercussioni anche sulle prospettive di sviluppo del porto di Trieste e dell’intero sistema portuale regionale, come hanno dichiarato oggi in conferenza stampa i segretari regionali Michele Piga (Cgil) e Saša C (Filt).

“Mentre si continua a discutere di nuovi assetti societari e di centralizzazione delle funzioni – ha spiegato Čulev – restano senza risposta questioni decisive per il futuro del lavoro portuale, a partire dalla piena operatività del Fondo di incentivazione agli esodi e dal riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante”. L’incentivazione agli esodi e il tema connesso del lavoro usurante, ha aggiunto il segretario della Filt, sono “temi essenziali per garantire il ricambio generazionale, favorire l’ingresso di nuove professionalità e assicurare tutele adeguate a lavoratrici e lavoratori impegnati in attività particolarmente gravose ed esposte al rischio di infortuni e malattie professionali”.

A preoccupare la Cgil è anche l’istituzione della società Porti d’Italia, prevista dalla riforma. “La necessità di un maggiore coordinamento nazionale delle politiche portuali è reale – ha detto Piga – ma riteniamo che debba essere in capo al ministero. La soluzione proposta con l’istituzione di una nuova società privata riduce l’autonomia delle Authority e sottrae risorse preziose, finanziarie e umane, alla capacità di sviluppo e programmazione autonoma dei territori”.

Il rischio, prosegue Piga, è che gli avanzi di amministrazione delle Autorità, oggi utilizzati per finanziare infrastrutture, manutenzioni e sviluppo locale, vengano drenati verso una struttura centrale, limitando la capacità di investimento locale a beneficio di interventi che, per come è stata prospettata Porti d’Italia, rischiano di uscire dal controllo della programmazione pubblica e che potrebbero anche essere destinati a investimenti al di fuori del sistema Paese”.

Una prospettiva che desta particolare allarme in Friuli Venezia Giulia, in un momento in cui “i porti dell’Alto Adriatico hanno un forte bisogno di continuare a investire per far fronte alla concorrenza dei porti di Capodistria e Fiume e per consolidare e rafforzare i collegamenti con i mercati della Mitteleuropa e dell’Europa orientale, rafforzando la capacità di competere con i grandi porti del Nord Europa”.

Esigenze, queste, che “richiedono un’integrazione sempre più stretta tra porto, retroporto, ferrovia e logistica, potenziando una rete di infrastrutture e interporti che va da Fernetti a Pordenone, passando per Cervignano. È fondamentale pertanto che le risorse generate dal sistema restino a sostegno della programmazione e degli investimenti tesi a consolidare questa vocazione, come la realizzazione del Molo VIII e della piattaforma logistica”.

Concetti, questi, ribaditi da Čulev. “Una governance che allontani dai territori le leve decisionali e le risorse – ha dichiarato il segretario della Filt – rischia di rallentare quei processi che hanno consentito a Trieste e agli altri scali regionali di crescere e di attrarre traffici e investimenti, processi che hanno già pagato dazio alla lunga impasse sul rinnovo dei vertici dell’Authority dopo la conclusione della presidenza D’Agostino. Mai come in questa fase servirebbero scelte capaci di rafforzare programmazione, investimenti e competitività, non ulteriori elementi di indebolimento delle autonomie territoriali”.

Cgil e Filt, hanno spiegato Piga e Čulev, non oppongono un no pregiudiziale a una riforma della legge 84/1994, giudicata anzi necessaria. “Serve però una riforma – questo l’appello finale – capace di rafforzare il coordinamento strategico nazionale senza svuotare il ruolo delle Autorità portuali, di sostenere il lavoro portuale e accompagnare lo sviluppo integrato dell’intera filiera logistica. Prospettive, queste, su cui chiediamo a Governo e Parlamento di aprire un confronto vero con le parti sociali, sollecitando nel contempo la nostra Regione e i nostri parlamentari a un’operazione di sensibilizzazione e pressione a livello nazionale per difendere le prerogative del sistema portuale del Fvg, le sue prospettive di sviluppo e la dignità dei suoi lavoratori”.