“Stiamo affrontando anche il tema dei condizionatori, perché con gli investimenti enormi che abbiamo fatto in questi anni, grazie anche ai fondi Pnrr sono sempre più numerose le scuole dotate di aria condizionata”. Così il 18 giugno scorso, alla vigilia degli esami di maturità, il ministero dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara.

Peccato che sia il suo stesso ministero a smentirlo con i suoi open data: in Italia solo il 7,42% degli edifici scolastici è provvisto di un impianto di condizionamento e ventilazione. Numeri che certificano una condizione di lavoro - e di frequenza - nelle scuole italiane con cui ogni estate, in un’epoca in cui ormai il cambiamento climatico ha stravolto temperature e stagioni, bisogna fare i conti.

Una classifica che fa riflettere

E farebbe quasi sorridere la classifica delle regioni più virtuose, se il tema non fosse drammatico. Al primo posto ci sono le Marche, ma con appena il 26,4% degli istituti scolastici dotati di aria condizionata. Seguono Sardegna (15,7% delle scuole climatizzate), Veneto (9,7%), Emilia Romagna (7,8%), Valle d’Aosta (7,7%), Calabria e Liguria (6,6%) e Lombardia (6,4%).

Non sorprende dunque che sempre più spesso arrivino alla cronaca le denunce della sofferenza patita da chi, in questi giorni, sta svolgendo gli esami di maturità con temperature che possono arrivare anche ai 40 gradi. Il vicepreside di un istituto superiore di Catania, che preferisce rimanere anonimo, ci racconta che, di sua iniziativa, è dovuto uscire e comprare 5 grandi ventilatori per alleviare le difficoltà climatiche delle cinque commissioni al lavoro per lo svolgimento della maturità. E non bisogna dimenticare, poi, le scuole dell’infanzia, dove si rimarrà in classe fino al 30 giugno. Non si sa in quali condizioni.

Clima a scuola: una questione politica

Il cambiamento climatico è una questione politica e Liberation (con la Francia nella morsa del caldo) lo ha proprio scritto: la canicola va politicizzata. Politiche sono le scelte che si fanno alla fonte (politiche energetiche, industriali, ambientali) ma anche a valle: cosa si fa per far sì che le ricadute non colpiscano lavoratori e, nelle scuola, anche studenti.

“Ogni anno, con l'arrivo dell'estate, sempre più precoce a causa del cambiamento climatico, migliaia di aule scolastiche italiane raggiungono e superano le soglie di temperatura previste dalla legge - attacca Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale Flc Cgil -. Aule con venti, venticinque, a volte più di trenta studenti all'interno, per almeno sei ore consecutive”.

Tutto ciò, sottolinea, “mentre quasi tutti gli uffici dei luoghi di lavoro pubblici e privati sono dotati di impianti di climatizzazione, e invece le scuole ne sono prive nella maggioranza dei casi. Luoghi dove si concentrano decine di alunni per classe e migliaia per edificio vengono esclusi da una tutela che viene garantita a qualsiasi altra lavoratrice o lavoratore”.

Si tratta, evidentemente, di una “disparità che riguarda il diritto alla salute, la capacità di apprendere e la dignità. Quando molti edifici scolastici furono progettati, le temperature superiori ai 30 gradi arrivavano a metà giugno, dopo la fine dell'anno scolastico. Oggi arrivano a fine maggio, a volte anche prima. Le aule progettate per quel clima non sono più adeguate a quello attuale. E il trend è destinato a peggiorare”.

Flc Cgil: serve un piano straordinario

Ecco perché in questo contesto, come si diceva, la mancanza di investimenti strutturali per la climatizzazione degli ambienti scolastici non è solo una questione di burocrazia o di bilancio, attacca Pistorino, “è una scelta politica. Una scelta che dice molto su quanto la collettività valorizzi davvero il proprio futuro”.

Le richieste della Flc sono chiare: “Un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici scolastici, con risorse dedicate nel prossimo ciclo di bilancio; l'estensione esplicita alle aule scolastiche delle norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro, con controlli effettivi; il monitoraggio sistematico delle temperature nelle classi durante i mesi di maggio e giugno, con obbligo di intervento al superamento delle soglie di stress termico”.

Pnrr, un’occasione persa

Anche se non erano previsti capitoli specifici per questo tema - e con le complessità legate al fatto che gli istituti scolastici sono di proprietà degli enti locali - è indubbio che il Pnrr ha rappresentato un’occasione mancata. “Siamo entrati nella fase finale del Piano (con scadenza fissata al 2026 per realizzazione e rendicontazione) ma possiamo dire con una certa sicurezza che si è trattato di una operazione-fallimento e a più livelli - commenta Monica Fontana, responsabile dirigenti scolastici della Flc Cgil -. Le ingentissime risorse non hanno risolto i problemi cronici della vetustà e inadeguatezza degli edifici scolastici con dotazioni tecnologiche 4.0 ma che cadono a pezzi e in cui si muore di freddo d’inverno e di caldo d’estate”.

Con situazioni complesse da affrontare, aggiunge, “come ogni anno, di questi tempi per gli studenti e per il personale scolastico costretto a lavorare in condizioni non idonee a causa delle alte temperature. A tutto questo si aggiungono i progetti che piovono sulle scuole finanziati con fondi europei per tenere aperte le scuole d’estate che, se tamponano le mancate scelte di welfare, lasciano bambine e bambini, studenti, docenti e personale scolastico in strutture spesso non idonee alle attività da svolgere”.

Più in generale per quanto riguarda l’edilizia scolastica (in cui ovviamente rientra anche la questione clima e anche della sicurezza), “i divari territoriali che dovevano essere eliminati - ci dice Fontana -, di fatto si sono ampliati, nonostante uno stanziamento imponente di oltre 30 miliardi di euro della missione 4 (circa il 15% del budget totale del Piano) volto proprio a modernizzare le infrastrutture e abbattere le disuguaglianze”.

Il Piano, continua la dirigente della Flc Cgil, “ha stanziato per la costruzione di nuove scuole un miliardo di euro, con l’obiettivo di sostituire vecchi edifici con strutture innovative, sostenibili e a consumo zero. Per la messa in sicurezza e riqualificazione sono stati previsti più di 4 miliardi per ristrutturare, adeguare sismicamente ed efficientare a livello energetico gli edifici esistenti (coinvolgendo oltre 2,6 milioni di metri quadri)”.

Obiettivi dunque ambiziosi. Peccato, rileva Fontana, che “a pochi mesi dalla scadenza la realtà fotografa una situazione complessa: meno della metà delle risorse assegnate risulta effettivamente spesa. E si è generato un paradosso: le aree del Paese che partivano da condizioni migliori e con più personale qualificato hanno intercettato e speso i fondi, mentre i territori già in difficoltà non ci sono riusciti. Il Nord dunque avanza e il Sud arretra ancora”.

Il caso Sicilia: difficoltà in estate. E anche in inverno

Sconsolate le considerazioni di Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil siciliana: “La condizione delle 705 scuole dell’isola - racconta - è paradossale. Perché molte di queste non sono attrezzate né per affrontare il freddo invernale, che in Sicilia esiste, né il caldo torrido estivo".

Le risorse del Pnrr, aggiunge, “sono state destinate prevalentemente per combattere il gap tecnologico e informatico con le scuole del Nord. E dunque nei mesi estivi le scuole, con temperature che arrivano anche a 35-36 gradi, si arrabattano come possono”. In un contesto di questo genere, ma sganciato dalla realtà, si colloca il Piano Estate lanciato di Valditara, con un decreto che ha stanziato 300 milioni di euro per dare la possibilità alle scuole di ogni ordine e grado di organizzare nel periodo di sospensione estiva delle lezioni “attività ricreative, di potenziamento delle competenze e di socialità”.

Un piano duramente criticato dalla Flc Cgil e che in Sicilia è stato sposato con particolare entusiasmo dal governo regionale e questo, conclude Rizza, “nonostante le scuole non siano attrezzate con i necessari impianti di climatizzazione e manchi il personale necessario”.