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La festa non si vende, neanche nel 2020

La festa non si vende, neanche nel 2020
Foto: foto da pixabay.com
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Dopo il 25 e il 26 dicembre, si ripete la protesta contro la liberalizzazione degli orari e delle aperture dei negozi. Filcams, Fisascat e Uiltucs proclamano lo sciopero per Capodanno e 6 gennaio, giorni super-rossi: “Non è un servizio essenziale"

Era già stato sciopero nei giorni di Natale e Santo Stefano, ma le festività natalizie non sono finite. I sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil, quindi, proclamano altre due giornate di sciopero per Capodanno e l’Epifania contro la liberalizzazione degli orari e delle aperture voluta dalla legge Monti con il Salva Italia.

"Il governo aveva promesso la modifica della Legge Monti con l'individuazione delle festività con l’obbligo di chiusure per tutti e la reintroduzione della chiusura per le domeniche - affermano Filcams, Fisascat e Uiltucs -. Eccoci di nuovo alle festività natalizie, ma nulla è cambiato. Noi diciamo ‘no al sempre aperto’, il commercio non è un servizio essenziale”.

I sindacati chiedono che il governo recepisca finalmente la loro proposta unitaria presentata in Commissione Lavoro, sottolineando quanto molte sentenze hanno sancito: “Il lavoro nelle festività civili e religiose individuate dal Contratto nazionale non è un obbligo. Il lavoratore non può essere comandato al lavoro senza il proprio consenso. La festa non si vende".