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Pozzi (Cgil Piemonte): il nostro compito è proporre speranza

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“Viviamo in un tempo di cambiamenti, per lo più negativi. Cambiamenti in parte dovuti alla crisi, in parte alla digitalizzazione del mondo del lavoro in atto. Nei paesi governati da sistemi democratici, sono in crisi le forze della sinistra tradizionali e le forze liberali, quelle che hanno costruito le democrazie e l’Europa”. E’ quanto ha detto Pier Massimo Pozzi, segretario generale della Cgil Piemonte, nel secondo giorno del congresso del sindacato in corso a Bari.

“La classe lavoratrice non ha ottenuto risposte per migliore le sue condizioni di vita, anzi è arretrata - ha continuato Pozzi -, quindi aumenta la rabbia e la delusione, e diminuisce la speranza. In questa società impaurita e pessimista, il nostro compito è quello di proporre la speranza, l’idea che si può cambiare e migliorare le condizioni materiali di vita di chi rappresentiamo”.

Per il segretario generale della Cgil piemontese, “la reazione che si è espressa contro le posizioni del becero populismo che governa l’Italia ci dà la speranza che si possa lavorare in questo senso. Spesso ci sentiamo in minoranza, soprattutto sul tema delle migrazioni, il più difficile da affrontare. Non ne discutiamo abbastanza, ma noi non possiamo essere semplice megafono della delusione. Dobbiamo invece ascoltare ed essere convinti che le nostre ragioni possano convincere delegati, iscritti e lavoratori”. Il primo appuntamento per questa azione di lotta sarà “la manifestazione unitaria del 9 febbraio”. Poi ci saranno “le elezioni europee, e le amministrative in importanti città e regioni”. Il Piemonte è una di queste, e qui “bisognerà contribuire per evitare che l’Italia diventi un monocolore a trazione leghista”.

“Un nord completamente leghista - ha poi concluso - aumenterebbe i rischi di un’impennata dell’autonomia non solidale. Dobbiamo entrare nelle contraddizioni di queste queste posizioni, distinguere tra le diverse proposte e e provare a intervenire nella discussione senza ritirarci sulle nostre posizioni. Restare fermi rischierebbe di renderci ininfluenti in una discussione fondamentale per il futuro del Paese”.