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Cgil: il Mezzogiorno torna a perdere terreno

Decreto Sud, manca una strategia generale
Foto: Sud Italia
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Il rischio è che la fragile crescita degli ultimi anni si interrompa e il divario con il Nord torni ad allargarsi. Mancano 300mila occupati rispetto al periodo pre-crisi. Per il sindacato "la strada da intraprendere è quella degli investimenti pubblici"

“Il rapporto Svimez 2018 rileva accuratamente il rischio che la fragile crescita che ha vissuto il Mezzogiorno negli ultimi anni si esaurisca in fretta tornando ad aggravare il divario rispetto al centro-nord”. A dirlo in una nota è la Cgil nazionale, che osserva come a fronte di qualche beneficio per le imprese prodotto dalle politiche di incentivo agli investimenti privati, i consumi delle famiglie registrino una frenata. "E come più volte abbbiamo evidenziato - aggiunge il sindacato - gli sgravi contributivi per le assunzioni non hanno intaccato il dramma occupazionale di un sud al quale mancano ancora 300mila occupati rispetto al periodo pre-crisi, soprattutto tra giovani e donne”.

Per la Confederazione “l’elemento che è mancato e che continua a mancare è la leva pubblica: la spesa per il sud continua a contrarsi e non spendiamo neanche le risorse per la coesione, europee e nazionali. Lo sosteniamo da tempo, la strada da intraprendere è quella di un rilancio degli investimenti pubblici come leva per lo sviluppo dei territori, a partire dalla clausola del 34% dell’ordinario, che il Governo si è impegnato ad applicare, e l’uso efficace delle risorse addizionali come il Fondo Sviluppo e Coesione, fermo ad appena l’1% di spesa”. 

“Investimenti che dovrebbero puntare innanzitutto - spiega il sindacato di corso d’Italia - sulle infrastrutture sociali per contrastare quella crisi sociale che Svimez attentamente ha focalizzato anche quest’anno. Scuola, sanità, servizi per l’infanzia, devono essere priorità per un sud dove ancora decine di migliaia di ragazzi si disperdono nel percorso scolastico o emigrano forzatamente per proseguirlo; le donne subiscono pesanti disincentivi indiretti al lavoro e dove, per la prima volta nella storia recente, lavorare non è sufficiente a garantirsi una condizione di vita dignitosa”. “Affinché una rinnovata politica di investimento pubblico sia efficace e non si sprechino le risorse occorre intervenire con determinazione sul rafforzamento della pubblica amministrazione in termini di personale e competenze e su una nuova governance che dia coerenza alle scelte e agli indirizzi di sviluppo”.

Secondo la Cgil “le misure di sostegno al reddito previste dal Governo che forse produrranno, soprattutto al sud, un aumento dei consumi, pur importante, da sole non sono sufficienti a determinare una dinamica di sviluppo complessivo, perché non affrontano il vero nodo cioè la mancanza di occupazione di qualità. Anche su questo versante Svimez rileva correttamente che prosegue la precarizzazione del mercato del lavoro, con la nuova occupazione che si compone esclusivamente di contratti a tempo determinato, mentre gli indeterminati diminuiscono e riprendono a crescere i part-time involontari”.

“La grande domanda di cambiamento espressa dal Mezzogiorno - conclude la nota - necessita di una risposta che tenga insieme i bisogni delle persone con l’esigenza di uno sviluppo di lungo periodo. Questa risposta non può che essere la creazione di lavoro”.