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Cdl Bari, il significato della memoria

Tre novembre, sessant'anni senza Di Vittorio
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Bucci: "Abbiamo organizzato un corso di formazione, articolato in tre giorni, incentrato sulla figura di un personaggio simbolo come Giuseppe Di Vittorio, per spiegare ai 90 giovani, fra delegati e delegate, le origini e i valori portanti della Cgil"

La memoria ha un valore identitario, e in quanto tale, fa scuola. È quanto accaduto a Bari, in occasione del corso di formazione organizzato dalla Camera del lavoro locale, articolato in tre giornate (26 marzo, 19 aprile e 21 maggio), tutte incentrate sulla memoria storica di un personaggio simbolo della Cgil come Giuseppe Di Vittorio. Tre giorni scanditi da brani e video tratti dallo sceneggiato televisivo dedicato alla vita del grande sindacalista pugliese, che assieme ai suoi compagni di Bari difese strenuamente l’ultima Camera del lavoro rimasta aperta dopo l’avvento del fascismo, perché ‘il sindacato è la casa dei lavoratori’.

“Giocando proprio sulla memoria, con l’ausilio di racconti e filmati, abbiamo voluto spiegare ai tanti giovani presenti al corso, le origini della Cgil e cosa rappresenta oggi, perchè costruire il sindacato del futuro lo si può fare solo se si conosce da dove si proviene. Perciò dobbiamo provare a fare un lavoro di aggregazione, unione e solidarietà sotto il segno della nostra Costituzione, che rappresenta l’architrave di tutto. Questo dobbiamo insegnare ai tanti delegati e delegate con la formazione, perché la difesa dei valori è al centro del nostro agire quotidiano. Abbiamo messo Di Vittorio come esempio portante per tutti, di forza e vita sindacale”, afferma Gigia Bucci, segretaria generale Cdl Bari.

La partecipazione al corso ha visto coinvolte 90 persone, fra delegati e delegate, suddivisi in tre gruppi da trenta. “Abbiamo messo a punto aule molto interattive, tanto che siamo stati costretti a ridurre il numero degli iscritti per garantire una maggiore sinergia fra i gruppi. I ragazzi, perlopiù Rsu e Rsa in aziende, sono rimasti entusiasti, pronti a trasferire il loro bagaglio di conoscenza sul loro posto di lavoro. Apprendimento, dunque, che non finisce con la chiusura del corso, ma possiamo dire che inizia”, continua la dirigente sindacale.

‘Il mio sogno – diceva Di Vittorio nel suo primo discorso alla Camera dei Deputati – è vedere un giorno lottare insieme i braccianti del Sud e gli operai del Nord. Per questo, io sono disposto a lottare fino all’ultimo dei miei giorni. Al mio arrivo qui dentro, qualcuno ha mormorato: ecco un cafone in Parlamento. È una frase che non mi offende, anzi, mi onora, perché io ho sempre lottato con tutti i lavoratori cafoni che ho incontrato contro i padroni’. “Oggi si potrebbe dire voler mettere assieme i rider, i lavoratori della logistica, gli operai dell’industria 4.0 e i braccianti immigrati del Sud in una battaglia comune per l’affermazione dei diritti”, aggiunge la sindacalista.

“Rappresento la logistica e mi batto per i diritti dei rider. Per noi, già l’essere arrivati al diritto di sciopero per quei lavoratori è stata una conquista fondamentale. Mi ha molto colpito sentir parlare Di Vittorio. Era come se si rivolgesse a noi giovani delegati attraverso lo sceneggiato televisivo. Abbiamo rivissuto quello che il grande sindacalista affrontava nel suo contesto, uno che - non lo dimentichiamo mai - aveva venduto le sue scarpe per ottenere un dizionario e poter studiare. Ragion per cui, oggi come allora, la formazione resta il fulcro fondamentale di tutto”, osserva Francesca Loiudice, Filt Bari.

“Il lavoro sulla memoria è basilare per costruire il sindacato di domani e serve a formare l’identità di delegati e delegate. Le battaglie di Di Vittorio sono un esempio per noi, perchè sono più che mai attuali. Anzi, in molti casi, debbo constatare che le condizioni di lavoro in molti settori sono addirittura peggiorate rispetto a quei tempi. Perciò, abbiamo bisogno d’ispirarci a quei modelli che portavano ad aggregare in modo compatto i lavoratori. Penso ai rider in bicicletta e ai migranti di oggi nei campi. Salvaguardare la condizione di dignità e libertà di tutti: questo è il nostro fine prioritario”, rileva ancora Bucci.

“Ho un’esperienza passata all’interno di sezioni di partiti della sinistra, oltrechè nella Cgil. Oggi, oltre al lavoro in fabbrica, dobbiamo affrontare questioni come l’immigrazione, la condizione della donna, la pace e la guerra. I corsi di formazione servono per far acquisire una certa cultura a delegati e delegate e sono importanti anche per far riprendere un certo potere ai lavoratori, sulla falsariga di quello che avevano ottenuto negli anni ’60 e ‘70”, sostiene Vincenzo Ferreri, Fiom Bari.

“In uno dei suoi ultimi discorsi, Di Vittorio ci ha spiegato il significato dell’essere sindacalista, affermando che la vita del dirigente sindacale è fatta di tanti sacrifici. ‘La causa dei lavoratori è così importante e giusta che merita di essere servita, anche se porta a molte delusioni personali. L’importante è fare il proprio dovere sino in fondo’. Noi vogliamo dare un senso di orgoglio e appartenenza alla nostra organizzazione, partendo proprio da quei sacrifici. Credo che a un sindacalista di oggi faccia una grande emozione sentire quelle parole, ma nello stesso tempo lo carichi di tante responsabilità rispetto al ruolo sociale e politico che ognuno di noi riveste. Dobbiamo recuperare soprattutto la dignità delle persone, dei giovani così come degli anziani, perchè le tante riforme degli ultimi anni hanno leso quel principio, ad esempio negando il diritto alla salute a milioni di cittadini, per i quali è diventato molto difficoltoso curarsi. Perciò, la responsabilità di un sindacalista è davvero assai alta”, conclude Bucci.