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Ancora cassa in Fca: «Un appuntamento fisso»

Anche Melfi a rischio senza investimenti
Foto: Foto di ©Rocco De Benedectis/Today/Sintesi
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La denuncia della Fiom Cgil di Torino, allarmata per il nuovo annuncio di vari giorni di stop che interesseranno 6 mila lavoratori di Mirafiori. Ad aprile la stessa preoccupazione era emersa per lo stabilimento di Pomigliano. "C'è assenza di prospettive"

"Quello con gli annunci di cassa integrazione è ormai un appuntamento mensile fisso, che conferma l'attuale assenza di prospettive per Mirafiori". Non usa mezzi termini la Fiom Cgil per commentare il nuovo annuncio di ricorso alla cassa integrazione fatto dal gruppo Fca. Le giornate di fermo saranno tre (11, 18 e 25 giugno) e riguarderanno i 550 addetti del Group Purchasing, i 614 addetti del Crf e i 5.385 degli Enti Centrali. I 577 lavoratori delle Presse di Mirafiori si fermeranno poi per otto giornate, il 7-8, 14-15, 21-22 e 28-29 giugno.

"Se anche il primo giugno venissero annunciati nuovi modelli ci vorranno mesi prima di implementare la produzione - osservano Bruno Ieraci, responsabile delle Presse di Mirafiori e Ugo Bolognesi, responsabile di Mirafiori per la Fiom torinese - Le istituzioni locali, che nelle scorse settimane avevano condiviso le nostre preoccupazioni sul futuro degli stabilimenti torinesi di Fca, battano un colpo: una lettera, a cui non ci pare abbiano ricevuto risposta, non può l'unica iniziativa nei confronti dell'azienda".

Nel mese di aprile, invece, ad esprimere preoccupazione per il ricorso alla cassa integrazione era stata la Fiom Cgil di Napoli, visto che lo stabilimento di Pomigliano aveva subito per 4 giorni di stop, dopo quelli già effettuati a marzo e nei mesi precedenti. "Il continuo fermo degli enti centrali, che dovrebbero essere impegnati a progettare nuovi modelli e a favorire il passaggio dalle motorizzazioni tradizionali a quelle ibride ed elettriche, conferma quanto diciamo da tempo - aveva scritto la Fiom partenopea - non si può aspettare il 1° giugno per conoscere il piano industriale per Pomigliano e per gli altri stabilimenti italiani. Il rischio che il periodo degli ammortizzatori sociali non copra il tempo necessario per la messa in produzione di eventuali nuovi modelli è altissimo e ciò provocherebbe un serio problema per il mantenimento dei livelli occupazionali".