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Ricostruzione, un progetto per l'Italia centrale

Ricostruzione, un progetto per l'Italia centrale
Stefano Iucci
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Rossella Muroni, presidente di Legambiente, e Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea, incontrano la redazione di Rassegna. Qualità, innovazione, partecipazione: questi i temi al centro della discussione. L'importanza dell'Osservatorio congiunto

Quattro regioni, nove province, 1.250.000 persone coinvolte e 157.000 edifici lesionati: sono i numeri che, a parte naturalmente quelli delle vittime, ci ricordano che cosa è stato il sisma che un anno fa ha sconvolto l’Italia centrale. Tra i numeri più indigesti ci sono probabilmente quelli che riguardano le macerie: a più di un anno di distanza, infatti, oltre il 90 per cento dei detriti che sono venuti giù sono ancora per strada, rendendo così molto difficile la ricostruzione. Una situazione complessa che ha visto – e questa è una notizia positiva – il forte protagonismo di sindacati e associazionismo. Da sottolineare, in particolare, la collaborazione tra Legambiente e Fillea che lo scorso febbraio hanno siglato un protocollo che ha partorito un importante “Osservatorio per una ricostruzione di qualità”. Per parlare di questa sorta di alleanza per una ricostruzione di qualità, la redazione di Rassegna ha incontrato la presidente di Legambiente, Rossella Muroni, e il segretario generale del sindacato degli edili della Cgil, Alessandro Genovesi. La prima domanda è d’obbligo: cosa tiene insieme in questa fase due soggetti così importanti, ma anche con storie molto diverse. “La prima cosa che ci accomuna è quella di voler ragionare in termini di complessità territoriale – risponde Muroni –. Al di là del cratere coinvolto direttamente dal terremoto, con la ricostruzione è in atto una sfida legata all’Appennino, uno dei luoghi più belli d’Italia ma con un’economia ferma e in crisi già prima del sisma. Poi, naturalmente, c’è il protocollo firmato insieme e che ha prodotto l’Osservatorio. Sembra assurdo: ma una delle grandi difficoltà che registriamo è quella di reperire le informazioni che riguardano innanzitutto la catena del comando. Questo terremoto è arrivato, infatti, in mezzo a vere e proprie destrutturazioni istituzionali e il nostro sito è diventato presto un luogo importantissimo per scambiare informazioni e notizie".

Rassegna Pensi alle Province?

Muroni Non solo. Anche all’assorbimento della Forestale nei Carabinieri o all’abolizione delle Comunità montane. Tutte operazioni che hanno sguarnito i territori. I sindaci sono stati sostanzialmente abbandonati a se stessi in una situazione molto complicata. In questo contesto lavorare insieme con punti di vista e sensibilità diverse, e condividere informazioni, ci ha aiutato ad agire correttamente, a portare avanti le giuste rivendicazioni. In questo ci ha aiutato l’altro elemento in comune che esiste tra Fillea e Legambiente: la forte presenza territoriale. Per il momento attraverso il sito dell’Osservatorio stiamo dando informazioni alle comunità. Siamo diventati un punto di riferimento: le ordinanze e i decreti sono complicatissimi da leggere e noi li stiamo di fatto “traducendo” per i comuni mortali. E poi, la partecipazione. Proviamo a ragionare con le comunità del loro futuro. Anche in maniera impopolare. È un impegno anche culturale, il nostro: far capire ai cittadini che non è chiedendo la scuola esattamente lì dove era che ti costruisci un futuro. Bisogna invece lavorare tra consorzi di Comuni, avviando una serie di processi sociali e di partecipazione innovativi. Anche questo, piano piano, stiamo facendo grazie all’Osservatorio.

Genovesi L’Osservatorio ha un tratto politico evidente: Fillea e Legambiente insieme per una ricostruzione di qualità che non riguarda solo il manufatto, la legalità, i materiali innovativi, il consumo energetico, ma colloca tutto questo all’interno di una politica di sviluppo del territorio che prevede anche un forte elemento di partecipazione che tenga conto dei fabbisogni e delle aspettative della popolazione. In un contesto, come diceva Muroni, in cui le uniche informazioni spesso i  sindaci o i cittadini le trovano sul sito dell’Osservatorio piuttosto che nei “luoghi” istituzionalmente a ciò deputati. E in cui operano istituzioni che in anni di blocco del turn-over hanno subìto un vero e proprio svuotamento, con gli addetti degli uffici che magari sono andati in pensione e non sono stati sostituiti.

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Rassegna I ritardi nella ricostruzione sono evidenti, in particolare nella rimozione delle macerie…

Genovesi La questione delle macerie è indicativa: se non avessimo fatto forti azioni di pressione, non avremmo avuto l’assegnazione del compito alle varie Arpa locali e poi alle aziende specializzate. Tre mesi fa eravamo al 4 per cento, ora siamo all’8 per cento di detriti rimossi. È chiaro che dobbiamo accelerare. Come Fillea e Legambiente ci siamo fatti carico di qualcosa che non ci compete, anche se fondamentale: si tratta della precondizione per la ricostruzione, per riattivare i circuiti paesaggistici, per la pianificazione del territorio eccetera. Di chi è la responsabilità di questi ritardi? Certamente non bisogna sottovalutare le difficoltà legate all’orografia di questi territori e alle manchevolezze della catena di comando. Tuttavia penso che si può avere la struttura commissariale migliore del mondo e Regioni che collaborano in maniera proficua, ma quando hai 163 piccoli comuni, dove spesso chi fa il sindaco lo fa a tempo perso, e nel frattempo hai svuotato le Province e depotenziato gli enti locali, tutto diventa molto difficile. Se sul territorio trovi Comuni con un solo vigile urbano e appena un impiegato che fa tutto, come fai ad affrontare una situazione così difficile? E poi, dopo la rimozione delle macerie c’è da affrontare la ricostruzione: bandi di gara, controllo dei flussi finanziari, piani urbanistici. Ecco, io credo che dopo 15 anni di politiche di attacco al lavoro pubblico, ora stiamo pagando le conseguenze.

Rassegna Sindacati e associazioni hanno spesso denunciato la mancanza in Italia di una legge quadro per la ricostruzione post-sisma, il che è molto grave per un paese a rischio come il nostro. Pensate che una norma di questo genere possa ovviare a queste difficoltà?

Muroni
 Una norma di questo tipo è assolutamente necessaria. Abbiamo bisogno di mettere a sistema il meccanismo che si deve attivare nel momento in cui un pezzo del paese viene colpito non solo da un terremoto, ma anche da altri fenomeni devastanti, a partire da quelli derivanti dal rischio idrogeologico. Quando succedono queste cose bisogna sapere con precisione cosa deve fare ciascuno degli attori in campo. A oggi non esiste una procedura standardizzata per affrontare queste situazioni. Aggiungo che una delle altre cose incompiute di questo paese è la riforma della Protezione civile: siamo passati dal modello Bertolaso – l’uomo forte al comando che decideva ogni cosa in deroga a tutto – a una debolezza fortissima della stessa Protezione civile, la cui azione è stata limitata alla fase emergenziale, sottraendo a questa struttura tutta una serie di competenze acquisite negli anni. Avere una legge quadro aiuterebbe a uscire non solo da questa indeterminatezza, ma anche dalla retorica stucchevole dell’eroe che salva vite umane. Senza contare, poi, che questo eroe lo fa spesso da sotto pagato. Ecco, in questa legge quadro dovrebbe rientrare anche la valorizzazione delle professionalità e delle responsabilità enormi che si hanno in questi frangenti.

Genovesi
 Condivido: serve una legge quadro che stabilisca le regole d’ingaggio nelle varie fasi degli interventi. A partire dall’emergenza vera e propria, nelle prime 48 ore. Una legge quadro vuol dire, ad esempio, che deve esistere un fondo per le emergenze e che quindi non sei costretto ogni volta a cercare di capire chi paga. Poi naturalmente ci sono tutte le fasi successive: gli ammortizzatori sociali, la sospensione delle tasse e delle bollette, il blocco dei processi civili. E poi, ancora, la fase ricostruttiva, la rimozione e la collocazione delle macerie, la mappatura degli alberghi dove sistemare provvisoriamente le persone. Insomma: pur con le diversità legate alle caratteristiche dei territori, non si può ogni volta ricominciare da capo. Senza una legge quadro, per ciascuna di queste cose devi ogni volta fare decreti ad hoc. Siamo arrivati a 45 ordinanze in un anno L’Italia, aggiungo, è l’unico paese in Europa che non ha una norma quadro per i grandi dissesti, pur essendo tra quelli che ne avrebbero più bisogno.

Rassegna Strettamente legata a tutto ciò c’è anche una questione lavoro che emerge…

Genovesi 
Il lavoro, certo, ma insieme anche lo stato del sistema delle imprese del settore. L’esempio più clamoroso è quello che riguarda le scuole. Il commissario Errani ha messo a bando la ricostruzione dei ventuno edifici da consegnare a inizio anno scolastico. Ebbene, la prima gara è andata deserta: nessuna azienda italiana ritiene di avere al proprio interno tutte le competenze necessarie per un lavoro così complesso e di poter rispettare i tempi. Alla seconda “chiamata” sono stati convinti quattro imprenditori ma, se tutto va bene, con tempi di consegna per il prossimo anno. Il risultato è che, rispetto agli impegni presi dal governo, sono stati riaperti solo quattro istituti, quelli presi in carico direttamente dai privati, tra cui la Coop, che hanno costruito prefabbricati. Insomma, le imprese edili sono ormai talmente frammentate tra appalti e subappalti che non se la sono sentita di prendersi un lavoro “chiavi in mano”. C’è da riflettere.

Rassegna E il lavoro?

Genovesi La scommessa è enorme. Secondo i nostri calcoli, se fosse ricostruito anche solo il 50 per cento del patrimonio privato, avremmo il più grande cantiere d’Europa che a regime occuperà 13.000 operai edili. Come sindacato quindi abbiamo siglato una serie di protocolli importanti che daranno adeguate garanzie. Il primo sulla legalità: l’aspetto più importante è che il controllo dei flussi finanziari verrà esteso anche ai privati. L’altra novità importante che abbiamo conquistato con un altro protocollo riguarda il settimanale di cantiere che registra tutti i lavoratori presenti: verrà inviato anche alle casse edili e ai sindacati. Migliora dunque il controllo su irregolarità, criminalità, caporalato e lavoro nero. Infine, abbiamo messo a disposizione i nostri Rlst per fare formazione e assistenza gratuita alle imprese su salute e sicurezza. L’ultimo pezzo che manca è il Durc di congruità, quello che stabilisce di quanti lavoratori ha necessariamente bisogno un’azienda quando si aggiudica una certa commessa. È la prima richiesta che faremo al commissario Paola De Micheli. D’altra parte l’ordinanza è già pronta ed è stata già condivisa tra i diversi presidenti di Regione.

Muroni
 Il tema della ricostruzione di qualità per noi è strettamente connesso a quello del lavoro di qualità dal punto di vista ambientale: i famosi Green Jobs, che non sono solo quelli legati alle fonti rinnovabili. C’è tutto il tema della bio-edilizia, con le nuove professionalità che potrebbero “attraversare” i cantieri. Purtroppo su questo siamo indietro, perciò è complicato operare in prospettiva. Siamo all’anno zero, e tuttavia dobbiamo pensare a questa enorme tragedia come a un laboratorio di innovazione, nuovo lavoro e partecipazione. Ma per fare questo non si può non passare da quello che diceva Genovesi: la lotta al lavoro nero, la sicurezza. È su questi “fondamentali” che bisogna segnare un salto di scala, e qui il sindacato ancora fa la differenza.

Rassegna Una considerazione finale: non è sempre stata scontata una collaborazione tra sindacato e mondo ambientalista. Chi è più cambiato in questi anni?

Genovesi
 Discutere di un modello di sviluppo ambientalmente sostenibile ci ha aiutato a capire che questo modello può portare più lavoro: in futuro l’edilizia occuperà 50-60.000 addetti nelle nuove costruzioni, ma potrà arrivare a impiegare fino a un milione di lavoratori nel recupero del patrimonio e del territorio. Un lavoro che richiede più professionalità e genera più soddisfazione per chi lo svolge. Per il sindacato questo rapporto di collaborazione con l’ambientalismo di Legambiente è stato dunque molto proficuo: un ambientalismo scientifico, di merito e non di testimonianza.

Muroni Non saprei dire chi sia più cambiato. Credo che siamo in una fase storica in cui, se le identità sono sempre molto importanti, è ancora più cruciale avere un atteggiamento di resilienza, cioè di adattamento ai grandi cambiamenti che stiamo vivendo. Questo è l’ambientalismo di Legambiente. Sul fronte dell’edilizia e delle costruzioni abbiamo fatto molti progressi insieme al sindacato, su altri temi – penso a quello energetico – c’è ancora tanta strada da fare.

(hanno partecipato al forum: Emanuele Di Nicola, Roberto Greco, Guido Iocca, Maurizio Minnucci, Davide Orecchio, Marco Togna. Foto di Massimiliano Acerra)