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XII congresso della Cgil Veneto

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La relazione di Christian Ferrari, segretario generale regionale

da Rassegna sindacale Un salto di qualità nel confronto – anche vertenziale – con la Regione e un cambio di passo nelle relazioni sindacali con le imprese sono i due punti su cui il segretario generale della Cgil regionale, Christian Ferrari, invita Cisl e Uil al rilancio di un’azione comune. I terreni sono soprattutto quello relativo al settore socio-sanitario e alla sicurezza sul lavoro, ma il sindacato intende incalzare il governo regionale anche sulle questioni dello sviluppo e sui temi ambientali, mentre agli imprenditori (Confindustria in testa) si sollecita il passaggio a una dimensione del confronto che vada oltre le singole emergenze per diventare più sistematica e “più adatta a condividere scelte e politiche di ampio respiro”. In una ricca e articolata relazione che spazia sui grandi temi che oggi interrogano il sindacato (crisi del vecchio modello di sviluppo, governo delle trasformazioni, ruolo dell’Europa, politiche economiche nazionali ed europee, fenomeni migratori, temi sociali), si innesta un ragionamento sul Veneto. Ciò a partire dalle sue contraddizioni: alto livello di crescita del Pil e aumento della popolazione a rischio povertà, crescita dell’occupazione e contestuale impoverimento della qualità del lavoro, innovazione e maggiore vulnerabilità sociale, crescita delle città e fragilità del territorio. Proprio dalle criticità emerse con l’ultima ondata di maltempo inizia la relazione di Ferrari che (nell’annunciare una raccolta di fondi Cgil Cisl Uil in collaborazione con le associazioni datoriali) giudica gli stanziamenti del Governo “largamente insufficienti persino per affrontare la prima emergenza” e sottolinea la sottovalutazione che c’è sempre stata su questi temi da parte del governo centrale e regionale che non hanno prodotto “nulla” né sul piano degli investimenti né su quello legislativo.  “Il Veneto – secondo Ferrari - avrebbe bisogno di interventi per 2,5 miliardi di euro. Ne sono stati spesi circa 400, meno di un sesto del necessario”. Ma poi quando si producono i danni, le risorse richieste “sono ben superiori rispetto a quelle che sarebbero necessarie per evitarli”. Quanto sia decisivo invertire la tendenza lo evidenziano le vicende Marghera, Miteni, amianto che pongono l’urgenza della lotta all’inquinamento, delle bonifiche e del risanamento. Così come va bloccato il consumo di suolo che vede il Veneto tra le peggiori regioni in Europa. Ma una situazione di “incertezza e di immobilismo” la si vede anche nell’atteggiamento del Governo rispetto alle infrastrutture. “Oltre all’incertezza sull’alta velocità Brescia Verona e poi Verona Padova – dice Ferrari – penso ad un piano regionale dei trasporti di fatto fermo al 1990, penso al fallimento del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, penso al mancato decollo del Sistema Fluvio-marittimo. Oppure – per altri versi – penso ad un’opera come la Pedemontana che oggi è in uno stato di avanzamento irreversibile e che quindi va completata ma che non può in alcun modo essere indicata – come ha fatto il ministro Salvini – addirittura come il modello di realizzazione e di gestione delle infrastrutture per tutto il paese. Verrebbe da dire: un modello certamente, ma in negativo, di tutto ciò che non va fatto!” Giudizio critico anche rispetto alle politiche industriali: “L’azione della Giunta non è all’altezza di una delle più importanti Regioni manifatturiere d’Europa”, dice Ferrari che addita “l’incapacità di misurarsi sul piano del governo strategico delle trasformazioni e delle prospettive”. Oggi c’è un’altra opportunità da non perdere: la partita dell’area di crisi complessa di Venezia che “può rappresentare un’occasione di rilancio di una prospettiva industriale, compatibile, integrata e complementare con gli altri fondamentali fattori produttivi: la portualità e il turismo”. Ora - dice Ferrari - possono partire gli investimenti, ma serve chiarire il progetto, la questione delle bonifiche, dei marginamenti, delle falde, il rapporto tra Venezia e la Regione sulle aree e sulle competenze. La Cgil sarà cane da guardia di questo percorso”. Anche queste inadeguatezze, oltre alle vicende pesantissime che hanno coinvolto il Veneto (scandalo Mose, crac bancari) sfatano la presunzione di una migliore qualità ed efficacia della dimensione regionale rispetto a quella nazionale su cui si fonda una certa “impostazione ideologica che considera l’autonomia del Veneto non come un mezzo ma come un fine e un bene in sé”. Nel capitolo dedicato all’autonomia Ferrari sostiene che debba essere “ribaltato l'ordine delle priorità: prima il fine, ossia i diritti e le condizioni delle persone e delle comunità; poi i mezzi, ossia le istituzioni, i poteri, le risorse e la loro migliore allocazione”. “La nostra – dice - è un'impostazione federalista che vuole avvicinare i centri decisionali ai cittadini, ma senza mai cedere sull'unità del Paese e senza mai assecondare la tentazione dei più forti di separarsi dai più deboli”. Ma se il tema è “come garantire in tutto il paese l’universalità dei diritti sociali e di cittadinanza in un quadro di decentramento differenziato”, occorre “la preventiva definizione dei Lep (livelli essenziali di prestazione) in tutti gli ambiti, un fondo nazionale perequativo che ne garantisca l’esigibilità effettiva in tutto il territorio nazionale; la salvaguardia dell’unitarietà degli ordinamenti e della contrattazione nazionale che non possono essere messi in discussione”. In particolare – aggiunge Ferrari - diciamo un netto NO a qualsiasi ipotesi di regionalizzazione della scuola. Perché il contratto nazionale in generale e la scuola pubblica sono due pilastri della coesione e dell’unità del paese per noi indiscutibili e irrinunciabili”. Ferrari ha anche toccato il tema del percorso congressuale della confederazione che porterà il 22 gennaio a Bari: “Non voglio derubricare il tema del nuovo segretario generale della Cgil. Ma, per quanto mi riguarda, il cuore del nostro congresso l'abbiamo appena concluso, con l’approvazione di un documento politico che – nelle migliaia di assemblee di base – ha sfiorato l'unanimità. Ed è questa la scelta strategica della Cgil, che porta a compimento un percorso di convergenza unitaria che insieme abbiamo costruito in questi anni”. “Questa – ha scandito il dirigente della Cgil – è la prima responsabilità che grava sulle nostre spalle: non trascinare l’organizzazione in una dinamica di divisione che, se portata alle estreme conseguenze, determinerebbe l’implosione della Cgil”. In questo senso, “la conclusione dell'ultimo direttivo nazionale – soprattutto se la confrontiamo con il clima in cui si era aperto – è stato un importante passo nella direzione giusta. Con il riconoscimento della legittimità con cui la segreteria confederale ha avanzato a maggioranza la proposta di Maurizio Landini, e attribuendo altrettanta legittimità ad eventuali proposte alternative. Ma io credo che noi dovremo andare oltre: fare in modo che il prossimo sia il segretario di tutta la Cgil”.