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La rivista

RPS, le istituzioni e le famiglie all'epoca del Covid

Emiliano Sbaraglia
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Il primo numero 2020 della Rivista delle Politiche Sociali, edita da Ediesse, approfondisce alcuni temi divenuti ancor più urgenti in questi mesi, oltre una rubrica speciale dedicata all'emergenza

Superando il traguardo dei quindici anni di pubblicazione, in questo 2020 la Rivista delle Politiche Sociali, edita da Ediesse, guarda al futuro e passa all’on line, coniugando l’esigenza di una più agevole accessibilità digitale alla propria partecipazione verso una maggiore sostenibilità ambientale.

Sin dagli esordi, la RPS si è proposta quale spazio ideale entro cui la ricerca scientifica incontra l’azione sindacale e politica, divenendo in breve tempo un punto di riferimento per studiosi, intellettuali e sindacalisti impegnati nell’affrontare le sfide della nostra epoca, parte dei quali riuniti nel suo comitato scientifico.  

Rispettando la cadenza trimestrale, il primo numero dell’anno, dal titolo Nuove famiglie e istituzioni. Barriere, risorse, innovazioni”,  tiene conto di quattro argomenti principali: nuove famiglie, frammentazioni e legami sociali, lavoro e welfare, Sud e aree interne, mantenendo così una struttura collaudata nel tempo, che alla sezione monografica iniziale ne abbina una seconda tematicamente contigua, ma rivolta alla più stringente attualità, per poi dedicare il resto delle pagine alla discussione e l’analisi critica di firme di diverse provenienze culturali.

In apertura sono due docenti di sociologia, Manuela Naldini e Cristina Solera, a introdurre il tema scelto, interrogandosi sul cambiamento del modello e del concetto di famiglia, correlando a (meglio dire auspicando con) esso il cambiamento delle istituzioni.

Nel loro testo evidenziano come in questo secolo, lasciata alle spalle “l’epoca d’oro” della famiglia del Novecento già dopo il decennio Sessanta, le “intersezioni tra le sfere di vita”, in particolare tra famiglia e lavoro, siano divenute manifestazione comune dell’organizzazione sociale, con una conseguente trasformazione della “cultura della genitorialità”, prendendo in considerazione ancora il mercato del lavoro, ma soprattutto i diversi nuclei familiari oltre la coppia cosiddetta “tradizionale”, basata sul matrimonio eterosessuale, resi possibili anche in virtù di un avanzamento delle nuove tecnologie, dominante nel passaggio dal XX al XXI secolo.

Ci si chiede dunque in che modo, cambiati gli scenari, debbano reagire le istituzioni, e come abbiano iniziato a farlo, con differenze importanti tra vari Paesi se guardiamo al mondo occidentale. In Italia, l’esempio inevitabilmente più stringente di questo studio, non si individuano ancora politiche efficaci che intervengano in quello che i numeri raccontano quale cambiamento più rilevante, vale a dire il drastico abbassamento del tasso di natalità. Per questo le due autrici concludono con una riflessione sul ruolo dei nidi, delle scuole dell’infanzia e primarie. E in una nota a margine non possono evitare di informare il lettore che, al momento della scrittura, il corpus del ragionamento sia stato condizionato, e quindi parzialmente modificato, dall’irrompere impetuoso dell’emergenza Covid.

Motivo per cui lo stesso comitato scientifico, oltre questo primo numero 2020 della Rivista, ha voluto offrire ai suoi lettori una Rubrica speciale per approfondire le implicazioni sanitarie, sociali, economiche di questo complicato momento, cercando di guardare al futuro.

L’intervento conclusivo di Laura Pennacchi, studiosa di scienze economiche, sugli investimenti pubblici e la creazione diretta di lavoro, ci ricorda come non sia più rinviabile l’applicazione di una “democrazia economica”, in termini di rapporti tra capitale e lavoro. In questo senso, dovrebbero recuperarsi proposte già contenute dal 2013 in quello che è poi divenuto il Piano del Lavoro Cgil, senza dimenticare l’importanza di un impegno concreto con l’Europa.

Come la storia insegna in alcuni suoi passaggi, nell’emergenza potrebbero maturare nuove opportunità.